Nuovo Coronavirus: cosa significa terza ondata?

In attesa del vaccino, possiamo contenere l'aumento dei contagi seguendo strettamente le norme di prevenzione che tutti conosciamo: mascherine, distanziamento e igiene delle mani 

In questo momento particolare in cui stiamo osservando una leggera riduzione della diffusione del SARS-CoV-2, si inizia a discutere del rischio di una terza ondata. In effetti, dopo il controllo della diffusione iniziale del Coronavirus SARS-CoV-2 con il lock-down, abbiamo osservato una notevole riduzione del numero di casi.
Ma le epidemie hanno un andamento alternante, tra fasi di ampia diffusione e di rallentamento, in funzione della frequenza e del numero di contatti, delle stagioni e degli interventi sanitari messi in atto per ridurre la circolazione del virus.


Certamente, prima che l'epidemia da Coronavirus SARS-CoV-2 scompaia passerà molto tempo. Recentemente la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato un avvertimento sul pericolo di una terza ondata, se le misure di controllo dovessero allentarsi troppo presto.
Il problema è legato al fatto che le epidemie non seguono logiche aritmetiche semplici, ma aumentano in modalità logaritmica, cioè si moltiplicano molto di più con il salire del numero degli infetti (di 8 volte in una settimana, 40 volte in 2 settimane, 300 volte in 3 settimane e 1000 volte in 4 settimane). Il pericolo di una terza ondata è dunque reale, poiché alcuni Paesi hanno già sperimentato un terzo aumento di casi.

Giustamente, molte speranze vengono riposte nella vaccinazione contro il COVID-19. Le prime sperimentazioni sull'uomo hanno dimostrato che più di un vaccino sarà presto disponibile e che la loro efficacia sarà superiore al 90% dei casi.
Difficile però prevedere quanto la vaccinazione sarà in grado di ridurre l'espansione dell'epidemia. Dipenderà dalla sua efficacia sul campo, dalla distribuzione, da quanti accetteranno la vaccinazione, dal numero di persone che potranno essere vaccinate rapidamente.


Certo, prima di ottenere un'immunità di gregge (o di comunità) ci vorrà molto tempo, perché la popolazione suscettibile è particolarmente ampia e ci vorrà del tempo per vaccinare tutti. Questi aspetti comporteranno particolari problemi specie in alcune situazioni come nei Paesi più poveri e disagiati.

Tutte le grandi epidemie della storia si sono esaurite nel tempo. Quello che ci si chiede oggi è: in quanto tempo accadrà e quante persone moriranno prima che la pandemia abbia fine. Ovvero quali strumenti renderanno l'infezione da SARS-CoV-2 meno pericolosa per certe fasce di popolazione?


Oggi sappiamo che la mortalità è molto bassa nei più giovani (0,02% sotto i 50 anni), e che invece cresce fino a livelli del 5,4% o più negli anziani oltre i 70 anni.
Una protezione efficace potrà derivare solo dalla vaccinazione di tutta o quasi tutta la popolazione. Quando il virus non troverà più tanto facilmente persone suscettibili, la sua circolazione si ridurrà drasticamente.

È possibile fermare l'epidemia seguendo strettamente le raccomandazioni che vengono suggerite dalle istituzioni nazionali e internazionali per la prevenzione della diffusione del nuovo Coronavirus. Sono quelle che già conosciamo: tenere sempre la mascherina, restare distanti, in pochi, arieggiare bene i locali, lavarsi le mani.
Che questi sistemi funzionino è dimostrato, in quanto diversi Paesi asiatici, dove queste regole sono state applicate con attenzione e fermezza, sono riusciti a porre sotto controllo l'epidemia (es. Corea del Sud). Non a caso l'OMS ci suggerisce di prendere esempio da loro.

Sfoglia online lo speciale di 'A scuola di salute' dedicato al Nuovo Coronavirus:

 

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  • A cura di: Guido Castelli Gattinara*, Caterina Rizzo**
    *Istituto Bambino Gesù per la Salute del Bambino e dell'Adolescente
    **Area funzionale di Percorsi Clinici ed Epidemiologia
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 26 marzo 2021


 
 

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