Nuovo Coronavirus: i casi da importazione

Il rischio di nuovi focolai potrebbe provenire dai viaggiatori. Per questo motivo è importante non abbassare la guardia e continuare a rispettare le misure di prevenzione 

Il nuovo Coronavirus ha colpito tutti i Paesi del mondo e quasi tutti hanno adottato misure importanti per impedire al virus SARS-CoV-2, responsabile della pandemia da COVID-19, di continuare a diffondersi. Grazie a queste misure, si è riusciti a rallentare la trasmissione di COVID-19.
Ma ad oggi, nella maggior parte di questi paesi, il virus, sta ancora circolando e sta causando casi singoli e focolai localizzati. Come dobbiamo interpretare questa situazione?

A febbraio del 2020 ci siamo trovati a passare da una fase in cui osservavamo solo casi importati ad una in cui avevamo circolazione locale del virus, adesso che il numero di casi di infezione da SARS-Cov2 si è ridotto drasticamente nel nostro Paese, stiamo di nuovo osservando un incremento dei casi importati.
Più un Paese riduce la trasmissione a livello nazionale, maggiore è il rischio che eventuali nuovi focolai si originino con i viaggiatori che rientrano da zone dove non vi è il controllo della malattia.
Le ragioni alla base di questo apparente aumento del numero o della ripresa dei casi osservati sono diverse. L'aumento del numero di casi può riflettere:

  • Cambiamenti nella definizione e diagnosi dei casi (ad es. aumento dei test diagnostici) che non indicano necessariamente un aumento della velocità di trasmissione o possono riflettere un reale aumento della trasmissione;
  • Importazione di casi di ritorno da aree dove il SARS-Cov-2 sta circolando di più.

Per questo motivo è molto importante non abbassare la guardia e continuare a fare attenzione a rispettare le misure di prevenzione della malattia (come mantenere la distanza di minimo un metro dagli altri, lavarsi le mani con acqua e sapone o con soluzione alcolica frequentemente, evitare i luoghi affollati, utilizzare sempre la mascherina quando non siamo sicuri di mantenere la distanza di sicurezza sia all'aperto che al chiuso).


Dall'altro lato è fondamentale che le autorità sanitarie continuino ad effettuare tamponi a tutti gli individui che presentano sintomi compatibili con COVID-19, indipendentemente dal loro paese di origine o residenza.
Affiancato a questo serve un piano per tracciare i contatti, basato su tamponi per la diagnosi, ricerca attiva dei casi, individuazione precoce dei casi, isolamento dei casi, quarantena e follow-up dei contatti, eventualmente supportato da strumenti e App dedicati (come la App Immuni).


L'individuazione e l'indagine tempestiva di focolai associati a contesti specifici (ad esempio luoghi di lavoro), con l'utilizzo di misure di controllo e prevenzione per ridurre al minimo la diffusione successiva ad altri ambienti (come quello familiare) e alla comunità in generale.
Dobbiamo ricordarci che la pandemia non è finita, non sappiamo come si comporterà in autunno, ma il virus sta continuando a circolare e probabilmente continuerà a farlo anche nei prossimi mesi.

L'arrivo dei, così detti, casi importati, soggetti che risultano positivi al SARS-CoV-2 e che provengono da altri Paesi (sia residenti in Italia che turisti), era atteso, il virus continua a circolare, soprattutto in quei paesi dove in questo momento è inverno. Pertanto il rischio di importazione di casi di SARS-CoV-2 attraverso le rotte aeree è molto alto. Purtroppo è molto difficile limitare questo fenomeno perché significherebbe interrompere il libero scambio di merci e persone che tanto ci è mancato durante il lockdown, tuttavia introdurre dei controlli è possibile e necessario.


I visitatori stranieri sono generalmente più difficili da rintracciare dei cittadini residenti, a meno che non si obbligano tutti quelli che entrano di scaricare l'App per il tracciamento dei contatti ed a lasciare tutti i loro riferimenti (eventuali luoghi dove soggiornano con relativi numeri di telefono) per facilitare le attività di tracciamento in caso di necessità.
Altra via è quella di sottoporre tutti coloro che entrano in Italia dall'estero ad effettuare un tampone, anche se non è detto che a distanza di alcuni giorni non possano positivizzarsi e manifestare dei sintomi.

Ragione per cui è fondamentale continuare a comportarci in maniera responsabile sia nei luoghi di lavoro che negli ambienti di svago che frequentiamo adottando tutte le misure per ridurre il rischio di infezione da virus SARS-CoV-2.
Sarà importante nei contesti al chiuso, dove non siamo sicuri di rispettare il metro di distanza, indossare sempre la mascherina: ad esempio nei luoghi di lavoro, sui mezzi pubblici, in ascensore (anche se è sempre meglio fare le scale anche per fare dell'esercizio fisico), nei supermercati.


Ma dobbiamo sempre ricordarci che la mascherina (soprattutto quella chirurgica) è una barriera meccanica che non ci protegge del tutto, quindi quando possibile dovremo sempre rispettare la distanza di sicurezza di minimo 1 metro.
Inoltre, nella nostra tasca dovrà sempre esserci un contenitore di soluzione alcoolica per il lavaggio delle mani per permetterci di disinfettare le nostre mani o quelle dei nostri bambini quando siamo in giro in mancanza dell'acqua e sapone.


In tutti i contesti, l'unica cosa che possiamo fare è continuare ad osservare le regole utili per la prevenzione delle malattie infettive respiratorie:

  • Lavarsi spesso e accuratamente le mani con acqua e sapone o con una soluzione alcoolica;
  • Coprirsi la bocca quando si starnutisce o tossisce, con il gomito o con fazzoletti monouso e gettare subito i fazzoletti usati;
  • Mantenere la distanza di sicurezza (minimo 1 metro) dalle altre persone;
  • Usare la mascherina, quando ci si deve recare in un luogo chiuso o aperto che sia dove non siamo sicuri di riuscire a rispettare la distanza di sicurezza dalle altre persone.

Sfoglia online lo speciale di 'A scuola di salute' dedicato al Nuovo Coronavirus:

 

ATTENZIONE
Se tu o i tuoi conviventi avete sintomi del COVID-19, resta in casa e chiama subito il tuo pediatra di libera scelta o il tuo medico di medicina generale. Altrimenti, chiama uno dei numeri di emergenza regionali indicati sul sito del Ministero della Salute.

 

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  • A cura di: Caterina Rizzo
    Area Funzionale di Percorsi Clinici ed Epidemiologia
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 26 marzo 2021


 
 

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