Nuovo Coronavirus: inizia la distribuzione dei vaccini anti COVID-19. Le domande aperte

La vaccinazione contro il SARS-CoV-2 è una conquista senza precedenti dell'umanità e della biomedicina e uno strumento insostituibile per mettere fine alla pandemia 

Dall'inizio di dicembre 2020 è iniziata in Inghilterra la distribuzione del primo vaccino anti COVID-19 autorizzato per l'uso in emergenza. Si tratta del vaccino a mRNA prodotto dalla Pfizer e BioNTech che è stato studiato su 43.000 persone dimostrando di essere efficace nel prevenire la malattia in circa il 95% dei casi. A breve la distribuzione dello stesso vaccino partirà anche negli Stati Uniti.
I dati pubblicati in letteratura ci dicono che questo vaccino è stato testato in una popolazione di 43.548 persone di età superiore ai 16 anni (21.720 vaccinati con il vaccino Pfizer -BNT162b2 e 21.728 con placebo) e che due dosi a distanza di 21 giorni sono risultate efficaci al 95% nella prevenzione del COVID-19.
Ci sono stati solo 8 casi di COVID-19, con insorgenza dei sintomi 7 giorni dopo la seconda dose del vaccino e 162 tra le persone vaccinate con il placebo (acqua e sale).
Un altro vaccino simile è stato realizzato dalla statunitense Moderna e un terzo dalla Astra Zeneca con l'università di Oxford, tutti sperimentati su ampi gruppi di persone e sottoposti per l'approvazione alle Agenzie Internazionali di controllo FDA negli Stati Uniti e EMA in Europa.

Tutti questi vaccini hanno dimostrato una buona efficacia (superiore al 90%) e una buona tollerabilità, in quanto privi di effetti collaterali gravi, anche se possono provocare piccoli disturbi che durano uno o due giorni, come dolore nel punto di inoculo, febbre e debolezza.
Resta aperto il quesito se le persone vaccinate – oltre ad ammalarsi di meno – si infettino anche più raramente e trasmettano meno il virus, come sembrano indicare i primi dati.
Questo aspetto è di particolare importanza, in quanto è opportuno proteggere le persone non solo dalla malattia, ma evitare che coloro che sono vaccinati (e che potrebbero trascurare le misure di protezione) possano diventare portatori e continuare a diffondere il virus.

Oggi non è facile stabilire quanto duri la protezione immunitaria indotta dalla vaccinazione. Il virus è stato scoperto meno di un anno fa e la sperimentazione dei vaccini è iniziata da meno di 9 mesi: come potremmo sapere quanto dura l'immunità?
Sarà necessario seguire le persone vaccinate nel tempo, per determinare i livelli di anticorpi, il numero di cellule della memoria immunitaria, e quindi la protezione globale verso una possibile reinfezione.
Certamente sarà importante capire quanto dura l'immunità del vaccino, a quali livelli di riduzione ricomincia a essere pericoloso reinfettarsi e in quali popolazioni – bambini o anziani – i livelli di protezione ritornano a essere insufficienti.
Ad oggi i dati raccolti a distanza di tre mesi dalla seconda dose del vaccino a mRNA ci dicono che in tutti i partecipanti la vaccinazione ha prodotto livelli elevati di anticorpi, che sono diminuiti leggermente nel tempo, come previsto, ma che sono rimasti elevati.

Al momento attuale è in corso uno studio in ragazzi di età compresa fra 12 e 15 anni e sono previsti ulteriori studi per valutare la sicurezza e la risposta immunitaria in donne in gravidanza, bambini di età inferiore a 12 anni e in gruppi a rischio speciale, come persone immunocompromesse. Gli studi fino ad ora condotti, hanno invece mostrato risultati promettenti in termini di sicurezza ed efficacia, soprattutto nelle persone di età superiore ai 55 anni.

I vaccini della Pfizer e Moderna sono basati sull'introduzione nell'organismo di mRNA sintetico veicolato da particelle lipidiche, mentre quello di AstraZeneca utilizza del DNA veicolato da virus animali innocui per l'uomo.
Le due metodologie sono diverse e la risposta immunitaria sembra differente, ma ancora non è noto come rispondano i diversi gruppi di popolazione. Inoltre, sono diverse le condizioni di conservazione e somministrazione e non si conoscono i limiti che impone la conservazione a bassissime temperature (-70 °C) di un tipo di vaccino rispetto agli altri due.

I dati dei trial di fase 3 condotti finora non hanno rilevato alcun problema sulla sicurezza dei vaccini dimostrando l'assenza di pericoli collegati al suo utilizzo. Naturalmente i controlli dovranno proseguire nel tempo per confermare che non vi siano effetti tossici o dannosi a distanza.
La relativa brevità delle sperimentazioni non può infatti garantire con certezza l'assenza totale di eventi a lungo termine, anche se le analisi condotte finora non hanno registrato né indotto a prevedere alcun danno a distanza, mentre i vantaggi della protezione che i vaccini comportano sono evidentemente enormi.
In ogni caso tutti i Paesi Europei hanno sistemi di verifica centralizzati e in collegamento tra loro, in modo da raccogliere tutte le segnalazioni di eventi avversi che si presume possano essere provocati da un vaccino al livello europeo.
Questo sistema garantisce a tutti il massimo e continuo controllo sulla sicurezza dei vaccini.

La possibilità dei virus di modificarsi e diventare insensibili ai vaccini è nota e usuale nel caso dei virus influenzali. Tuttavia il SARS-CoV-2 sembra essere un virus stabile e poco incline alle modifiche. In ogni caso la sorveglianza virologica nel tempo sarà necessaria per controllare che non intervengano mutazioni rilevanti del virus che possano avere un impatto sulla efficacia della vaccinazione.

Possiamo anticipare qualche risposta? Probabilmente si:

  • Se l'immunità ottenuta con i vaccini si dimostrerà di breve durata, ricorreremo ai richiami, come già oggi accade per molti altri vaccini;
  • Se il virus andrà incontro a mutazioni come accade per il virus dell'influenza, ci comporteremo come ogni anno ci comportiamo con il virus dell'influenza: una nuova vaccinazione con un vaccino ricavato dal virus mutato.

Certo, la vaccinazione contro il SARS-CoV-2:

  • È una conquista senza precedenti dell'umanità e della biomedicina: cominciamo a vaccinare contro un virus che è comparso sulla faccia della terra soltanto un anno fa!
  • È uno strumento insostituibile per mettere fine alla pandemia, a una vita sempre più isolata e faticosa, a una crisi economico-sociale senza precedenti.

Per tutelare sul serio la popolazione, però, la vaccinazione ha bisogno della convinzione e dell'impegno di noi tutti: dovremo arrivare in fretta a vaccinare il 60-70% almeno della popolazione.
Se saremo molto fortunati, il vaccino avrà un'efficacia del 90% circa. Questo significa che, una volta vaccinato, ciascuno di noi avrà pur sempre il 10% di probabilità di infettarsi se incontra un malato.
Senza l'immunità di gregge, che raggiungiamo vaccinando almeno il 60-70% della popolazione, dovremo continuare a confrontarci con i rischi di questo virus. Una prospettiva che non vogliamo nemmeno immaginare.

Sfoglia online lo speciale di 'A scuola di salute' dedicato al Nuovo Coronavirus:

 

ATTENZIONE
Se tu o i tuoi conviventi avete sintomi del COVID-19, resta in casa e chiama subito il tuo pediatra di libera scelta o il tuo medico di medicina generale. Altrimenti, chiama uno dei numeri di emergenza regionali indicati sul sito del Ministero della Salute.

 

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  • A cura di: Guido Castelli Gattinara*, Caterina Rizzo**
    *Istituto Bambino Gesù per la Salute del Bambino e dell'Adolescente
    **Area Funzionale di Percorsi Clinici ed Epidemiologia
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 26 marzo 2021


 
 

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