Grazie a una cura sperimentale, a 16 anni è guarita dalla Leucemia. Settembre è il mese dell'oncologia pediatrica, al via la campagna di raccolta per sostenere gli studi clinici in questo ambito
"Se sono qui oggi lo devo alla ricerca sui tumori. Le terapie tradizionali con me non stavano funzionando,
i medici sono dovuti ricorrere a cure sperimentali. Sono stata tra i primi pazienti ad essere stata curata con un nuovo farmaco, che oggi al Bambino Gesù sta salvando tanti altri Bambini".
È questa la risposta che Erika dà a chi le chiede cosa pensa della ricerca scientifica nel campo dell'Oncoematologia pediatrica. Erika ha 24 anni, vive a Latina con la famiglia e studia all'Università, quando era poco più di una bambina è stata in cura nel reparto di Oncoematologia del Bambino Gesù.
Settembre è proprio il mese dedicato all’oncologia pediatrica e la storia di Erika spiega alla perfezione quanto è importante migliorare le terapie esistenti e trovare nuove soluzioni terapeutiche attraverso la ricerca scientifica in questo ambito. Per questo motivo, anche quest'anno, la Fondazione Bambino Gesù ha avviato una campagna di raccolta fondi dedicata a sostenere la ricerca e gli studi clinici sui tumori pediatrici.
Per Erika, dunque, il sostegno alla ricerca si è tradotto nella speranza di avere una cura quando le cure tradizionali non stavano dando l'effetto sperato. Nonostante siano trascorsi ormai dieci anni Erika ricorda tutto dei mesi in cui ha dovuto affrontare il tumore.
"La diagnosi di Leucemia è arrivata il 3 agosto 2016. Avevo 14 anni
ed ero una ragazza piena di energie - racconta Erika -, che faceva un sacco di cose: ero una scout e facevo volontariato con la Croce Rossa. È stato come il mondo mi crollasse addosso. Stavo per partire per un campo scout e invece alla fine niente più campo e niente più amici".
Erika, come detto, viene ricoverata nel reparto di Oncoematologia. La sua famiglia ovviamente le è accanto il più possibile.
"L'impatto con l'ospedale non è stato facile. All’inizio mi dicevo che era tutto un brutto sogno.
Nel reparto dove ero ricoverata - ricorda Erika - in cui possono entrare solamente i parenti stretti, a volte, ma raramente, qualche amico. Successivamente però sono riuscita ad accettare la situazione, e ho provato a ricostruirmi il mio mondo tra quelle mura. Ho dovuto accettare il mondo che mi circondava in quel momento che era fatto nel reparto di Oncoematologia del Bambino Gesù. Riuscivo a vedere i miei genitori tutti i giorni e a volte la mia migliore amica. Poi nella mia quotidianità sono entrati gli infermieri, che rapidamente sono diventati amici: quando andavano in vacanza, al ritorno mi portavano dei regali. Pian piano le persone al terzo piano del padiglione dove ero ricoverata - medici, infermieri e altri bambini che come me avevano bisogno di essere curati - sono diventati la mia famiglia."
Anche il percorso di cura, come abbiamo accennato prima, non si rivela semplice per Erika. Per via delle sue condizioni al momento del ricovero non era stata possibile installarle il Catetere venoso centrale, quindi la terapia le veniva somministrata per endovena.
"Purtroppo però le cure non andavano come sperato. Per questo motivo il professor Locatelli decide di ricorrere a un trattamento non tradizionale,
che era personalizzato in base alla mia situazione. È per questo – dice Erika - che devo dire grazie alla Ricerca: grazie agli studi clinici oncoematologici condotti al Bambino Gesù è stato possibile trovare una soluzione che fosse efficace per la mia situazione".
Il nuovo trattamento porta risultati e a fine anno Erika può fare il trapianto di midollo. Il 13 gennaio arrivano le dimissioni e il ritorno a casa, sono tornata a casa Dopo 3 mesi, Erika riprende con la sua vita: la scuola e tutte le altre attività che faceva prima di ammalarsi. Dopo qualche mese, però, la malattia si ripresenta.
"A giugno ritorno in ospedale, ma già dopo i primi approfondimenti il professor Locatelli, mi dice di aver trovato la cura perfetta per me.
Le sue parole – dice Erika - mi hanno aiutata ad affrontare la chemio di mesi che mi prepara al secondo trapianto, per il quale è stato usato il midollo di mio padre. Anche qui devo ringraziare la ricerca: vista la mia situazione e la recidiva che avevo avuto, il professor Locatelli fece arrivare un farmaco sperimentale dalla Germania che aumentava le possibilità di riuscita del trattamento. Alla fine, fortunatamente la cura ha avuto successo e ad oggi sono otto anni che mi sono lasciata alle spalle la Leucemia".
Anche se sono passati otto anni dalla sua dimissione il Bambino Gesù continua a far parte della quotidianità di Erika. Infatti, quando è arrivato per lei il momento di scegliere l'Università infatti non ci ha avuto dubbi.
"Ho scelto di iscrivermi Corso di Laurea Triennale in Infermieristica Pediatrica che si tiene qui all'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
La passione per questo mestiere – confessa Erika – ce l'avevo sin da piccola ma la scelta di venire qui a studiare per me rappresenta un modo per restituire tutto quello che mi hanno dato gli infermieri a e i medici di questo ospedale. Sicuramente, se in futuro dovessi occuparmi di una bambina che sta passando quello che ho passato io rifarei tutto quello che hanno fatto loro con me, cioè cercherei di essere anche un'amica e una persona che ti capisce al volo. Mi manca ancora un esame e la laurea per coronare questo sogno".
Nel mese dedicato all'Oncologia pediatrica sostieni gli Studi clinici oncoematologici dell'Ospedale Bambino Gesù