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Sindrome di Marfan

Questa malattia genetica ha tra le sue manifestazioni delle forme di sintomatologia agli occhi, alla pelle e alle ossa 

La sindrome di Marfan (SM) è una forma che colpisce numerosi organi e sistemi e che interessa principalmente tessuto connettivo.
È caratterizzata da:

- Coinvolgimento di più organi di grado variabile, in particolare del sistema cardiovascolare (interessamento dell'aorta, delle valvole cardiache o del muscolo cardiaco), muscolo-scheletrico e dell'occhio;
- Una frequenza stimata di 1-5/10.000;
- Ampia eterogeneità delle manifestazioni cliniche;
- Alta variabilità del quadro clinico anche nell'ambito dei componenti della stessa famiglia, con la stessa mutazione genica.

È una malattia genetica a trasmissione autosomica dominante, quindi causata da mutazioni in eterozigosi (in singola copia) del gene malattia. Una persona affetta ha il 50% di probabilità di trasmettere la mutazione a un figlio a ogni gravidanza, indipendentemente dal sesso del nascituro.
Nella maggioranza dei casi le mutazioni sono a carico del gene della fibrillina 1 (FBN1) e raramente dei geni TGFBR1 e TGFBR2.

Sintomi oculari:

- Spostamento del cristallino dell'occhio dalla sua normale posizione (Ectopia lentis);
- Miopia importante, precoce e progressiva;
- Meno frequente: distacco della retina, cataratta, glaucoma.

Caratteristiche fenotipiche (non in tutti i pazienti): 

- Dolicocefalia (forma allungata e stretta del cranio);
- Rme palpebrali rivolte verso il basso, enoftalmo (infossamento del globo oculare);
- Retrognatia (spostamento all'indietro della mascella);
- Ipoplasia malare (ridotto sviluppo dell'osso zigomatico);
- Palato ogivale;
- Affollamento dentale.  

Manifestazioni neurologiche:

- Ectasia (dilatazione patologica) della dura madre (foglietto meningeo più esterno).

Sintomi cutanei: 

- Striature cutanee;
- Ernie inguinali;
- Anomalie della cicatrizzazione delle ferite.

Manifestazioni cardiovascolari:

- Dilatazione aortica, progressiva nella maggioranza dei casi; 
- Dilatazione del tronco dell'arteria polmonare (74%);
- Valvulopatia: mitralica progressiva e/o tricuspidalica;
- Cardiomiopatia.

Manifestazioni scheletriche:

Alta statura (rispetto al contesto familiare);
- Arti lunghi e snelli;
- Iperlassità legamentosa (lassità superiore alla norma dei legamenti);
- Dolicostenomelia (eccessiva lunghezza delle estremità);
- Anomalie dello sterno; 
- Deformità del retro-piede e piede piatto;
- Scoliosi o cifosi toracolombare.

La diagnosi della sindrome di Marfan si basa sui segni clinici-strumentali, sulla storia familiare e, ove possibile, sulla conferma molecolare. Tuttavia, a causa dell'estrema variabilità dei quadri clinici, la diagnosi può essere difficile. In particolar modo, quando l'insorgenza è precoce in età pediatrica o quando le manifestazioni cliniche non sono usuali.
A supporto della diagnosi sono stati proposti dei criteri diagnostici internazionali (i criteri di Ghent) basati sui segni clinici principali e su quelli meno comuni. L'esame clinico richiede conoscenze specifiche nel campo delle malattie del connettivo e richiede una presa in carico multidisciplinare
Il riscontro di una mutazione del gene FBN1 permette di confermare la diagnosi di sindrome di Marfan fino al 93% dei casi. La sensibilità dei test genetici molecolari di FBN1 è limitata per ragioni ancora sconosciute. Potrebbe essere spiegata da un'atipica localizzazione o da un atipico carattere delle mutazioni di FBN1 in alcuni individui (per esempio, ampie delezioni o mutazioni del promotore) oppure da una eterogeneità di locus.
Grazie ai continui progressi della genetica molecolare la realizzazione di questa analisi è possibile in tempi ragionevoli tramite le tecniche di Next Generation Sequencing (NGS). Questa tecnica permette di identificare fino al 93% di individui con sindrome di Marfan.
Di solito si applica un'analisi simultanea di pannelli di geni coinvolti in patologie simili per evitare le lunghe attese e i costi eccessivi imposti dalle tecniche tradizionali. I casi familiari rappresentano il 75% dei pazienti con sindrome di Marfan mentre si osserva in maniera sporadica nel restante 25%. 

La presa in carico ha l'obiettivo principale di limitare la progressione della patologia a livello multidisciplinare e in particolare a livello cardiaco. La presa in carico a livello cardiologico di pazienti pediatrici con sindrome di Marfan, richiede centri esperti nella patologia aortica ed in particolare nell'impiego della terapia farmacologica.
Lo scopo principale è quello di limitare la dilatazione dell'aorta. Questo obiettivo potrebbe essere raggiunto mediante farmaci beta-bloccanti e/o sartanici e la condotta di specifiche precauzioni nello stile di vita di queste persone. Il monitoraggio periodico cardiaco e l'impiego dei farmaci, rallenta la progressione della patologia e in particolare rallenta la comparsa di segni di dilatazione o dissezione aortica, che richiede l'intervento chirurgico.
L'impiego della chirurgia ortopedica è consigliato per la correzione delle anomalie scheletriche solo dopo la presa in carico fisiatrica di questi pazienti. Le anomalie oculari possono richiedere procedure correttive specifiche (laserterapia o sostituzione del cristallino lussato). Il trattamento è comunque sintomatico. 

La patologia è geneticamente determinata. Tuttavia la presa in carico multidisciplinare può prevenire la progressione della patologia e le complicanze.

La prognosi della sindrome di Marfan dipende dal grado di interessamento dell'aorta. Seguendo un follow-up regolare e un trattamento farmacologico adeguato, l'aspettativa di vita è oggi simile a quella della popolazione generale. 


  • A cura di: Anwar Baban
    Unità Operativa di Cardiologia e Aritmologia
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 09 dicembre 2019


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