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Salute dalla A alla Z

Allattamento al seno materno

Tramite questo metodo il bambino può difendersi dalle malattie. Il latte materno riduce anche la possibilità di contrarre il diabete infantile, l'obesità e alcuni tipi di tumori 

Rappresenta il metodo naturale per difendere un bambino dalle malattie e per garantirgli una crescita sana. Dagli studi clinici finora eseguiti emerge chiaramente che il latte materno, offerto come alimento esclusivo, rappresenta il nutrimento ideale per i bambini nei primi 6 mesi di vita. Inoltre, seppure accompagnato dall'aggiunta di cibi solidi (divezzamento), viene consigliato anche durante il secondo semestre di vita e, se la mamma lo desidera, può essere prolungato anche nei mesi successivi. Queste affermazioni rientrano tra le raccomandazioni degli esperti dell'Accademia Americana di Pediatria, punto di riferimento per tutti i pediatri del mondo.

Allattare al seno è considerato tanto importante che dal 1991 l'United Nations Children's Fund (UNICEF) e l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) hanno promosso una campagna mondiale, conosciuta come "Iniziativa Ospedale amico del bambino", con l'obiettivo di mettere a disposizione di ogni neonato e di ogni mamma un ambiente adatto a promuovere, supportare e proteggere l'allattamento al seno materno nei punti nascita.
Gli Ospedali, per poter essere qualificati "amici del bambino", devono attenersi scrupolosamente alle regole sottoelencate, conosciute come "I 10 punti per favorire il successo dell'allattamento al seno in ospedale (OMS/UNICEF, 1989)":

1) Preparare un programma scritto e ben conosciuto dal personale dell'ospedale per incentivare l'allattamento al seno;
2) Verificare che il personale sia preparato a mettere in pratica tale programma;
3) Insegnare a tutte le donne in gravidanza i vantaggi e le modalità di conduzione dell'allattamento naturale;
4) Aiutare le neo-mamme ad iniziare l'allattamento entro la prima mezz'ora dal parto;
5) Fornire istruzioni su come estrarsi il latte e su come comportarsi in caso di separazione tra madre e bambino al fine di mantenere nel tempo la produzione del latte;
6) Non offrire al neonato liquidi o alimenti diversi dal latte materno (a meno di una precisa indicazione medica);
7) Lasciare il bambino insieme alla mamma, nella stessa stanza, 24 ore su 24 (rooming-in);
8) Incoraggiare l'allattamento a richiesta;
9) Non utilizzare tettarelle artificiali e succhiotti;
10) Incoraggiare la formazione di gruppi rivolti a sostenere l'allattamento al seno ai quali rivolgersi, in caso di necessità, dopo la dimissione dal centro di maternità.

In Italia il primo Ospedale "amico del bambino" è stato così qualificato nel 2001. È stato dimostrato che l'applicazione dei 10 punti migliora davvero la percentuale delle donne che allatteranno al seno i propri bambini. 
Sarà comunque compito anche degli altri operatori sanitari a cui le mamme si rivolgeranno (dei pediatri di famiglia in primo luogo) di favorirne la continuazione nel tempo.

Il latte di mamma è considerato un vero e proprio "tessuto vivo" che contiene, in maniera completa e bilanciata, tutti i nutrienti necessari per ottenere una buona crescita ed un normale sviluppo del bambino nei primi mesi di vita.
Al suo interno vi sono numerose sostanze, alcune delle quali ben studiate e altre con funzioni non ancora ben note, che contribuiscono, combinando e integrando la loro azione, a renderlo unico ed inimitabile.

Innanzitutto differiscono per la loro composizione chimica. Essa è, nei costituenti di base, molto diversa nel latte umano rispetto al latte di mucca:

- La quantità di proteine è 3 volte inferiore (il latte di mucca ne contiene di più perchè è destinato al vitello che deve crescere molto più velocemente del bambino). Per quanto riguarda la qualità, le proteine contenute nel latte materno sono considerate ottimali per la crescita, facili da digerire e molto ben tollerate; molte tra le sostanze proteiche non servono per crescere ma hanno un compito definito "funzionale". È il caso, ad esempio, degli anticorpi (soprattutto le IgA), che hanno un ruolo importante nella difesa dalle infezioni; 
- Tra gli zuccheri quello più rappresentato è il lattosio, presente in quantità maggiore che nel latte di mucca (circa il 50% in più), fatto che spiega perchè il latte di mamma è di sapore più dolce. Anche tra gli zuccheri ve ne sono alcuni caratteristici solo del latte umano e non di quello di mucca: gli oligosaccaridi e le glicoproteine, ad esempio, ne rappresentano circa il 10% ed hanno varie funzioni, tutte importanti e non del tutto conosciute;
- I grassi, principale fonte di energia, sono presenti in quantità minore all'inizio e maggiore al termine della poppata con il fine di indurre nel bambino il senso di sazietà ed evitare che mangi troppo. È interessante sottolineare che sono presenti dei lipidi, chiamati "ac. grassi poli-insaturi", definiti "essenziali" perché il lattante non li produce (costituiscono l' 8-10% dei grassi nel latte materno, mentre sono presenti 4-5 volte di meno nel latte di mucca). Anch'essi hanno funzioni importanti ma non del tutto conosciute (si sa che partecipano allo sviluppo del sistema nervoso e della retina!). Ebbene, per meglio digerirli, il latte materno ha in sé un enzima non presente in altri tipi di latte chiamato "lipasi attivata dai sali biliari";
- I minerali sono contenuti nel latte di mamma in quantità 3-5 volte inferiore e ciò permette, al rene del bambino piccolo, di non affaticarsi troppo per eliminarli. Il ferro, non abbondante nemmeno nel latte materno, viene però utilizzato al meglio in quanto assorbito fino all'80% del suo contenuto (nel latte di mucca solo per il 10%);
- Sono presenti anche altri costituenti che rendono il latte materno veramente unico e non imitabile: i fattori anti-infettivi (v. sotto), alcuni enzimi (lisozima, lipoproteinlipasi, PAF-acetilidrolasi), gli agenti anti-infiammatori, gli ormoni (tiroxina, ormone della crescita, cortisolo, insulina), i modulatori della crescita (eritropoietina, i cosiddetti "fattori di crescita")e sostanze che regolano il sistema immune (interferone alfa, interleuchine, fattore di necrosi tumorale, nucleotidi). 

Il primo latte, prodotto dal VII° mese di gravidanza fino a circa il 5° giorno di vita, viene definito "colostro". Al colostro fa seguito il c.d. "latte di transizione", così chiamato fino al 14° giorno dal parto, dopo di che il latte viene definito "maturo". 
Il colostro, piuttosto denso e di colore giallo carico, pur non essendo prodotto in quantità non elevata (circa 50 ml al giorno), è sufficiente a soddisfare i fabbisogni del nuovo nato e contiene, rispetto al latte materno maturo, più proteine, più immunoglobuline (soprattutto IgA), più vitamina A e più fattori di crescita.
Numerosi e sempre più convincenti appaiono i vantaggi offerti dal latte materno rispetto al latte artificiale. Oltre ad essere facilmente digeribile ed assimilabile, il latte di mamma è sempre prontamente disponibile, fresco, alla giusta temperatura e senza possibilità di contaminazione esterna. Inoltre, è facile da utilizzare anche in viaggio!
Non trascurabile è inoltre la relazione del tutto particolare che si crea, tramite l'offerta del seno, tra la neo-mamma ed il proprio bambino, con un rapporto molto intimo di fiducia reciproca e di sintonia.

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Il latte materno protegge dalle malattie e questo è un dato su cui ormai non vi sono dubbi.
Le infezioni respiratorie delle basse vie aeree, quelle cioè più importanti per la salute del bambino, risultano 3 volte meno frequenti negli allattati al seno, mentre quelle che colpiscono l'apparato gastro-intestinale (le forme che si esprimono con vomito e/o diarrea) addirittura 17 volte meno (così come riportato in diversi studi). Anche le infezioni delle vie urinarie, quelle a carico dell'orecchio (l'otite) e la meningite sono meno frequenti. 
Tale effetto protettivo del latte materno nei confronti delle infezioni è particolarmente evidente nel nato pretermine, il più a rischio di ammalarsi gravemente. La spiegazione di tutto ciò risiede nella presenza delle particolari sostanze di cui si è già parlato. Quelle che hanno una funzione di protezione dalle infezioni sono:

- La lattoferrina;
- Il lisozima;
- la glutamina;
- Le cellule "vive", come i macrofagi ed i linfociti;
- Gli anticorpi (soprattutto le IgA secretorie). 

Tutti questi componenti non sono presenti nei latti artificiali destinati ai bambini!
Esistono poi particolari sostanze (il "fattore bifido" per la crescita del bifidobatterio e gli oligosaccaridi) che facilitano la crescita, all'interno dell'intestino, di batteri "buoni"in grado di contrastare la crescita dei batteri "cattivi" responsabili di malattie. Altre sostanze come gli oligosaccaridi, la lactoaderina ed i glicosaminoglicani contrastano il momento dell'attacco dei batteri alle mucose del bambino.

Allattare al seno protegge verso l'insorgenza delle malattie allergiche nelle prime fasi della vita del bambino.
La spiegazione risiede nel fatto che la maturazione dell'intestino dei bambini allattati al seno avviene prima, così da proteggere il piccolo dalla penetrazione di sostanze estranee verso le quali egli può sviluppare, se predisposto, allergie. Inoltre è proprio la composizione delle proteine del latte di mamma ad essere favorevole: ad esempio, non esiste la beta-lattoglobulina, che è la proteina più frequentemente responsabile della intolleranza al latte di mucca nei bambini.

Il diabete infantile (quello cioè che necessita dell'apporto di insulina), la malattia di Crohn, la rettocolite ulcerosa, la pressione arteriosa elevata (l'ipertensione in età adulta), l'obesità e alcuni tipi di tumori (come ad esempio il linfoma) sono meno frequenti in chi viene allattato con latte di mamma, soprattutto se tale pratica ha avuto la durata di qualche mese.
Infine, la sindrome della morte improvvisa in culla (SIDS) insorge più raramente (almeno 3 volte di meno), negli allattati al seno, tanto che questa pratica rappresenta una delle raccomandazioni per la sua prevenzione. Meno frequenti sono anche i problemi ortodontici e le "carie da biberon".

Più di uno studio dimostra che l'essere allattati al seno si accompagna ad un migliore quoziente intellettivo, quando quest'ultimo viene valutato con dei test appropriati. Non si conoscono ancora bene le motivazioni, anche se alcuni studiosi attribuiscono alla presenza degli acidi grassi poli-insaturi nel latte di mamma l'azione in questo senso più importante, ma non va dimenticata l'azione di un "fattore di crescita" isolato nel latte di mamma con azione diretta sullo sviluppo del sistema nervoso.

Anche la mamma trae notevoli benefici dall'allattamento:

- Minore sanguinamento dopo il parto per l'azione che ha l'ossitocina (ormone rilasciato durante la poppata), di far contrarre l'utero;
- Perdita più rapida del sovrappiù di peso accumulato in gravidanza;
- Riduzione del rischio di presentare un tumore maligno a carico delle ovaie e delle mammelle (carcinoma) prima della menopausa e, a differenza di quello che si può pensare, durante la menopausa possiede ossa sono più forti in quanto "l'osteoporosi" è meno frequente, con minor rischio di fratture del femore;
- Depressione che insorge dopo il parto e carico di lavoro da affrontare di minore entità.

Il risparmio in denaro è rilevante e si aggira tra i 100 e i 200 € mensili.
Negli Stati Uniti è stato calcolato che, allattando esclusivamente al seno tutti i nuovi nati per le prime 12 settimane di vita, si otterrebbe un risparmio compreso tra i 2.16 ed i 3.96 miliardi di dollari all'anno.

Il latte di mamma è il migliore alimento anche per questa particolare categoria di bambini ma all'inizio (in Ospedale) va opportunamente integrato con prodotti chiamati "fortificanti".
I vantaggi offerti dal latte materno, per i neonati pretermine, risiedono nel fatto che:

- È ben tollerato dall'intestino ancora immaturo;
- Con il suo utilizzo le infezioni sono meno frequenti e meno gravi;
- Lo sviluppo dell'intelligenza e della funzione visiva risultano facilitati

Sono questi i motivi che spingono le mamme dei bambini nati prima del termine ad impegnarsi a fondo ed a lungo al fine di mantenere la produzione del proprio latte anche per mesi. Per ottenere tale risultato viene utilizzato all'inizio il tiralatte e poi, gradualmente, viene insegnato al bambino ad attaccarsi e a succhiare il latte direttamente dal seno della mamma.


  • A cura di: Guglielmo Salvatori, Immacolata Dall'Oglio
    Unità Operativa di Educazione Nutrizionale Neonatale e Blud
    Sviluppo Professioni Sanitarie
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 18 novembre 2019


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