Artroscopia

Utilizzata per diagnosticare e trattare le principali patologie articolari, questa tecnica chirurgica mini-invasiva consente un recupero più rapido, un minore dolore post-operatorio, la riduzione del trauma chirurgico e una migliore cosmesi
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31 maggio 2019

CHE COS'E'
E' una tecnica chirurgica mini-invasiva utilizzata per diagnosticare e curare molte patologie che interessano le principali articolazioni. Il Professor Kenji Takagi (1888-1963) dell'Università di Tokio viene considerato il primo chirurgo ad aver eseguito un'artroscopia.

COME SI ESEGUE
La procedura consiste nell'introdurre, con una piccola incisione, uno strumento, chiamato artroscopio, all'interno delle principali articolazioni (l'anca, il ginocchio, la caviglia, la spalla, il gomito, il polso). Esistono diversi tipi di artroscopio, che variano per dimensioni e angolazioni. All'artroscopio viene, inoltre, collegata una fonte di luce, che serve a illuminare le strutture articolari. L'articolazione da trattare viene distesa con soluzione fisiologica: ciò consente di valutare in modo più chiaro le strutture articolari presenti e rende più agevole eseguire le procedure chirurgiche necessarie. 

L'artroscopio è collegato a una telecamera con la quale il chirurgo ortopedico analizza su un monitor le immagini dell'interno dell'articolazione trattata e può così confermare la diagnosi preoperatoria, elaborata attraverso l'esame clinico e gli accertamenti strumentali eseguiti prima dell'intervento chirurgico. 


Il chirurgo ortopedico, con una o più piccole incisioni, procede al trattamento della malattia diagnosticata. Le procedure chirurgiche vengono eseguite con strumenti molto piccoli introdotti in articolazione con incisioni di pochi millimetri. Alcuni strumenti utilizzati sono meccanici (palpatori, pinze, forbici, punzoni), altri sono motorizzati, altri utilizzano le radiofrequenze, utili questi ultimi anche per eseguire l'emostasi intra-articolare. Durante gli interventi in artroscopia, inoltre, possono essere impiantate piccole viti o ancorette, in materiale metallico o riassorbibile. Il chirurgo ortopedico può trattare con le procedure artroscopiche le lesioni della cartilagine, dei menischi, dei tendini e dei legamenti. Può, inoltre, rimuovere tessuti infiammati e corpi mobili. Le tecniche artroscopiche permettono di trattare la maggior parte delle malattie intra-articolari, con alcuni vantaggi rispetto alle tecniche chirurgiche tradizionali, dette anche "a cielo aperto", perché richiedono incisioni più ampie. Le tecniche artroscopiche, infatti, con le giuste indicazioni, consentono il trattamento delle principali patologie articolari attraverso un più rapido recupero funzionale, minore dolore post-operatorio, riduzione del trauma chirurgico, migliore cosmesi. Una profilassi antibiotica viene eseguita o meno a seconda della durata e della complessità dell'intervento. 

POSSONO ESSERCI COMPLICANZE
Spesso si ritiene che le procedure chirurgiche mini-invasive siano più sicure rispetto a quelle a cielo aperto. In realtà non è così. Le procedure chirurgiche artroscopiche, sebbene mini-invasive, sono complesse, e richiedono una profonda conoscenza delle tecniche e degli strumentari ad esse dedicati. Il chirurgo ortopedico, pertanto, deve informare in modo chiaro e completo quali sono gli obiettivi del trattamento chirurgico artroscopico e quali sono le possibili complicanze che ad esso possono associarsi. Alcune complicanze, infatti, possono essere anche gravi, quali infezioni, lesioni vascolari e neurologiche, e possono richiedere ulteriori trattamenti. Pertanto, è necessario che chi esegue trattamenti chirurgici in artroscopia abbia maturato una specifica esperienza in questo campo.

OCCORRONO CONTROLLI (DOPO L'INTERVENTO)
Dopo l'intervento in artroscopia si esegue un controllo clinico dopo circa sette giorni, per valutare il decorso del trattamento chirurgico. I controlli successivi sono programmati in relazione alla malattia che è stata trattata. In caso di intervento chirurgico in artroscopia eseguito per una lesione del menisco viene eseguito un controllo clinico successivo a 15 giorni dal trattamento chirurgico ed uno finale a trenta giorni dal trattamento chirurgico. In caso di ricostruzione del legamento crociato anteriore si eseguono controlli clinici fino al sesto-nono mese dal trattamento chirurgico, in quanto bisogna assicurarsi che il paziente abbia raggiunto un recupero articolare, muscolare e funzionale tale da potergli permettere di riprendere l'attività sportiva. Anche in caso di riparazione dei legamenti dopo intervento chirurgico per lussazione di spalla, il paziente deve eseguire controlli clinici fino a quando non avrà raggiunto un livello funzionale idoneo alla ripresa dell'attività sportiva.


a cura di: Massimo Mariani, Dario Mascello
Unità Operativa di Ortopedia
In collaborazione con: