Neoformazione della palpebra, intervento (biopsia incisionale o escissionale)

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18 dicembre 2017

Le Neoformazioni Palpebrali

Le neoformazioni palpebrali possono presentarsi in ogni porzione della palpebra, ed anche coinvolgere le regioni perioculari e l'orbita (cavità in cui è alloggiato l'occhio). Possono essere neoformazioni benigne o maligne. Le più frequenti nei bambini sono rappresentate dalle neoformazioni cistiche tra cui le cisti dermoidi che sono congenite (presenti alla nascita) costituite da materiale di origine cutanea, localizzate nella parte superficiale o profonda della palpebra o estendersi all'orbita. Di più raro riscontro sono i pilomatrixomi, neoformazioni di forma rotondeggiante, benigne, che hanno consistenza dura perchè costituiti da calcio e tessuto infiammatorio. I più aggressivi sono i rabdomiosarcomi tumori maligni che originano dall'orbita ma che possono estendersi anche alle palpebre simulando una neoformazione di origine palpebrale e alle strutture circostanti.

Il comportamento clinico delle neoplasie palpebrali è estremamente diverso a seconda della grandezza della lesione, della localizzazione e delle caratteristiche istologiche. 

L'obiettività della lesione e gli eventuali segni associati permettono generalmente di discriminare le caratteristiche tipiche di una lesione benigna da quelle di una lesione maligna. Tuttavia non sempre l'esame clinico è sufficiente per cui si rende necessaria per la diagnosi l'esecuzione dell'esame istopatologico successivamente alla asportazione di una parte (biopsia incisionale) o di tutta la neoformazione (biopsia escissionale). In rari casi – più frequentemente in caso di biopsia incisionale– l'esame istologico potrebbe fornire risultati non dirimenti.

Trattamento chirurgico 

L'intervento consiste nella incisione della cute in corrispondenza delle neoformazione, asportazione di una parte o di tutta la lesione e successiva sutura della cute; viene eseguito in un ambiente sterile autorizzato per l'esecuzione di tale tipo di chirurgia; l'anestesia è generale nei pazienti in età infantile. .  

Il chirurgo potrà decidere di eseguire solamente biopsie "incisionali", con il solo scopo di definire la natura della lesione. In questo caso la neoformazione non verrà asportata radicalmente e potrà essere necessario eseguire un successivo intervento di biopsia "escissionale". Questo secondo intervento potrà essere eseguito dopo la valutazione della risposta del primo esame istopatologico.
Nel caso in cui il chirurgo decida invece di eseguire direttamente una "biopsia escissionale", l'intervento comporterà una fase escissionale, con asportazione della neoformazione, ed una fase di ricostruzione, se necessaria, durante la quale il chirurgo interverrà per colmare il deficit di tessuto palpebrale conseguente alla asportazione della neoformazione.

Dopo l'intervento

Dopo l'intervento possono essere applicati sull'occhio o sugli occhi operati un bendaggio lievemente compressivo per alcuni giorni, o del ghiaccio per alcune ore. È necessario rispettare un riposo assoluto con la testa sollevata durante le prime 24 ore dall'intervento. È consigliabile inoltre dormire per alcuni giorni in posizione supina.

Sarà prescritta una terapia locale con colliri e pomate per 2 o più settimane ed eventualmente terapia antibiotica e/o cortisonica generale. Le suture generalmente non necessitano di asportazione in quanto riassorbibili, in alternativa vengono rimosse generalmente tra il quinto e il quattordicesimo giorno dopo l'intervento. Dopo l'intervento si manifestano normalmente, ed in maniera variabile da individuo ad individuo, edemi, ecchimosi e discromie della cute perioculare destinati a scomparire in un periodo di tempo variabile, generalmente compreso tra 14 e 21 giorni, così come arrossamento oculare, edema della congiuntiva, aumento della lacrimazione e fotofobia con un certo offuscamento della visione. Tali effetti collaterali persistono generalmente per pochi giorni. La zona operata si presenta infiammata e dolente. È normale la presenza di un ematoma. Progressivamente la regione perioculare riacquista il suo aspetto normale, ma questo può richiedere qualche settimana e in qualche caso addirittura alcuni mesi. Una lieve diminuzione dell'acuità visiva è frequente nell'immediato postoperatorio e generalmente è transitoria. Il dolore raramente si presenta di gravità tale da dover effettuare una terapia antidolorifica successivamente alle prime 24 ore. Si raccomanda riposo nei giorni successivi all'intervento evitando di fare sforzi fisici nei primi 14 giorni. In relazione al tipo di intervento eseguito ed anche alle caratteristiche istologiche della neoformazione saranno programmati controlli ambulatoriali secondo uno schema che sarà deciso dal medico.
È possibile che il chirurgo possa decidere di reintervenire nell' evidenza o nel sospetto di recidive, per la correzione di eventuali malposizioni palpebrali, o perché lo ritiene necessario dopo la risposta dell'esame istopatologico o comunque in relazione alla evoluzione clinica postoperatoria.

Mancato trattamento

Il mancato trattamento di una neoformazione clinicamente benigna può in taluni casi comportare il rischio di una sua trasformazione, per cui saranno comunque necessari controlli periodici secondo le indicazioni del medico curante.
Il mancato trattamento di una neoformazione maligna può determinare conseguenze che sono in relazione al tipo istologico, alla grandezza, alla localizzazione della neoformazione ed all'età del paziente. In assenza di trattamento la neoformazione può aumentare di dimensioni, estendersi alle strutture circostanti e per via sistemica.

Le Complicanze

Anche questo intervento non sfugge alla regola generale secondo la quale non esiste chirurgia senza rischi. Non è possibile per l'oculista garantire in modo formale il successo dell'intervento o l'assenza di complicanze.


a cura di: Prof. Luca Buzzonetti, Dott.ssa Paola Valente
in collaborazione con:
Bambino Gesù Istituto per la Salute