Nuovo Coronavirus: vaccini in sperimentazione

Come si sviluppa un vaccino e quando sarà disponibile per il nuovo Coronavirus? Ecco tutto quello che c'è da sapere
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14 aprile 2020


La speranza della comunità scientifica mondiale, e di tutti cittadini, per poter tornare in sicurezza ad una vita normale risiede nello sviluppo di un vaccino per SARS-CoV-2: la storia dell'ultimo secolo ci ha insegnato che la disponibilità di un vaccino consente il controllo, e in alcuni casi l'eliminazione di numerosi agenti infettivi.
Trattandosi di un virus completamente nuovo, ancora in gran parte sconosciuto, lo sviluppo di un vaccino non sarà però un'impresa facile e veloce.

Il processo necessario per sviluppare un nuovo vaccino segue solitamente le stesse procedure previste per i farmaci e richiede generalmente tempi lunghi (fino a 5-10 anni).
Il primo passo consiste nell'individuare le principali strutture del virus, chiamate antigeni, che sono in grado di stimolare nell'uomo una risposta immunitaria protettiva.
Una volta identificato l'antigene, è necessario costruire il vaccino nella forma utile all'uso umano, condurre studi in vitro su culture cellulari, e in vivo su animali di laboratorio per valutare la risposta immunitaria, l'efficacia protettiva e il profilo di sicurezza.
Solo successivamente si potrà passare agli studi clinici sull'uomo, divisi in fasi: dalla fase I su pochi individui, alla fase III su molti, fino a migliaia, di individui.
Solo in caso di emergenza, come nel caso dell'attuale pandemia, le autorità sanitarie possono consentire che si passi a una sperimentazione nell'uomo in tempi più brevi.

A partire dall'8 aprile 2020, il panorama globale di ricerca e sviluppo sui vaccini COVID-19 comprende 78 progetti attivi e confermati, 73 sono attualmente in fase esplorativa o preclinica e 5 (mRNA-1273 di Moderna, Ad5-nCoV di CanSino Biologicals, INO-4800 di Inovio, LV-SMENP-DC e aAPC dello Shenzhen Geno-Immune Medical Institute) hanno già completato le prime fasi e stanno partendo con gli studi clinici.
Considerando i buoni risultati in termini di sicurezza e efficacia, il primo vaccino ha iniziato la sperimentazione clinica il 16 marzo e gli altri partiranno a breve.

Se tutto dovesse andare bene, c'è la possibilità che il vaccino possa essere disponibile entro l'inizio del 2021, ma rimane ancora da chiarire quante dosi saranno disponibili al livello globale e le categorie a cui somministrarlo in ordine di priorità (operatori sanitari, persone anziane e soggetti con condizioni di rischio).
Per accelerare i tempi, le proteine del virus che potrebbero comportarsi come antigeni (proteine candidate) e le sequenze genetiche che le codificano sono solitamente inserite in "piattaforme tecnologiche" già sviluppate in passato per lo sviluppo di vaccini per altri agenti infettivi.
Ad oggi l'Organizzazione Mondiale della Sanità conta più di quaranta vaccini candidati contro SARS-CoV-2.
Come per la prevenzione di altre malattie infettive, anche questi vaccini usano:

- Virus vivi attenuati, capaci di replicarsi ma modificati con l'intento di non causare malattia;
- Virus inattivati o loro componenti antigeniche come proteine;
Vaccini a RNA/DNA, che utilizzano il codice genetico necessario dalle cellule umane per la sinesi di antigene virale;
- Vettori virali, che utilizzano adenovirus (virus che comunemente provoca il raffreddore) come vettori per un trasporto più efficiente delle sequenze genetiche necessarie alle cellule umane per la sintesi dell'antigene virale. In questo modo il virus, introdotto con un'iniezione nell'organismo, dovrebbe stimolare la risposta immunitaria (gli anticorpi riconoscono la proteina di SARS-Cov2) senza causare l'infezione;

Considerando la lista sopra riportata, le nuove piattaforme basate su RNA o DNA offrono una grande opportunità in termini di produzione dell'antigene, di potenziale velocità e di capacità di produzione su larga scala.
Tra gli antigeni più promettenti c'è lo "spike" o "spina" virale, la chiave necessaria al virus per penetrare nelle cellule dell'ospite, contro cui è stato sviluppato in Olanda un anticorpo che ha poi dimostrato buone capacità di inibire la replicazione virale.

Una recente ricerca svolta dall'Università di Pittsburgh ha dimostrato nel topo che un vaccino basato su questo antigene e veicolato da un cerotto con microaghi è in grado di stimolare la risposta immunitaria: tale modalità è molto interessante, e risolverebbe le difficoltà associate al trasporto refrigerato dei vaccini tradizionali.
Ma è ancora un primo passo: resta ancora da dimostrare l'efficacia con esperimenti in cui si verifica che la risposta immunitaria è effettivamente protettiva esponendo al virus topi immunizzati con questo vaccino.

Inoltre, tra i 73 progetti attivi ma ancora non in sperimentazione clinica vi è anche quello della ADVENT-IRBM di Pomezia.
Nell'ambito di una collaborazione con l'Istituto Jenner, dell'Università di Oxford che sta lavorando ad un vaccino basato su adenovirus, ADVENT-IRBM svilupperà la produzione di 1.000 dosi per i primi test clinici che si terranno alla fine dell'estate.
A differenza di alcune delle altre tecnologie sviluppate nella corsa al vaccino, i vaccini a base di adenovirus, hanno già alcuni precedenti di successo, come per l'Ebola.

Tuttavia, bisogna ricordare che in passato non è sempre stato possibile arrivare ad un vaccino protettivo per altre infezioni.
È questo il caso dell'HIV (il virus dell'AIDS) o dell'HCV (il virus dell'epatite C): questi virus mutando molto velocemente e cambiando la struttura dei loro antigeni riescono a sfuggire rapidamente alla risposta immunitaria stimolata dal vaccino.
I prossimi mesi potranno dirci se anche il nuovo Coronavirus si comporta come l'HIV o l'HCV oppure, come le prime osservazioni sembrano far sperare, se può invece, mutare più lentamente e consentire uno sviluppo tempestivo di un vaccino efficace.

Sfoglia online lo speciale di 'A scuola di salute' dedicato al Nuovo Coronavirus:



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a cura di: Giuseppe Pontrelli
Centro Clinical Trial
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