Nuovo Coronavirus: gli occhiali proteggono dal contagio?

L'utilizzo dei "goggles" è raccomandato per gli operatori sanitari, ma gli occhiali protettivi possono essere utili anche in altri ambienti, come quello familiare, in presenza di una persona infetta 

C'è grande entusiasmo nel mondo scientifico internazionale per l'avvio delle campagne di vaccinazione contro il nuovo Coronavirus SARS-CoV-2. La speranza di vincere la battaglia contro la nuova pandemia si sta facendo consistente e tra alcuni mesi – quando si sarà vaccinata la gran parte della popolazione e creata quindi una immunità di gruppo oggi meglio definita come ‘immunità solidale' – la diffusione del contagio e il numero dei malati sarà molto ridotto.


Questa speranza e il successo della vaccinazione (che comunque richiederà del tempo per essere attuata su tutta la popolazione) non devono tuttavia ridurre neanche un poco l'attenzione alla prevenzione, che si sta attuando grazie all'uso di mascherine, lavaggio delle mani e distanziamento di sicurezza. Abbiamo purtroppo capito che non basta adottare queste misure, ma che è necessario anche evitare luoghi chiusi e affollati, che un metro di distanza a volte non è sufficiente, che il tempo di esposizione è importante.


Le goccioline (flugge) di saliva infetta possono restare nell'aria e diffondersi anche più lontano, andare a depositarsi sulle mucose, attraverso le quali il Coronavirus SARS-CoV-2 riesce a penetrare nell'organismo. Si tratta prevalentemente delle mucose delle vie respiratorie, ma non solo: anche le congiuntive degli occhi possono essere porta di ingresso dell'infezione.
Già da luglio scorso, in base a studi specifici, uno dei maggiori ricercatori statunitensi (il dr Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases) suggeriva che per una protezione più completa dal virus che causa COVID-19 è opportuno utilizzare gli occhiali o le visiere rispetto alla sola copertura del naso e della bocca.


Per il pubblico in generale, la protezione degli occhi è considerata facoltativa, ma potrebbe essere un ulteriore mezzo per ridurre il rischio di COVID-19, in alcuni ambienti.
Per gli operatori sanitari in molti ambienti clinici, le raccomandazioni sulla protezione degli occhi dipendono dalla probabilità di esposizione e dalle procedure effettuate.
Il Centers for Disease Control and Prevention statunitense raccomanda la protezione degli occhi per i seguenti operatori:

  • Coloro che si occupano di soggetti con sospetta o confermata infezione da SARS-CoV-2;
  • Coloro che lavorano in strutture situate in aree con trasmissione comunitaria da moderata ad alta, che hanno quindi maggiori probabilità di incontrare soggetti infetti asintomatici o pre-sintomatici.

Se queste raccomandazioni valgono certamente per gli operatori sanitari, possono essere prese in considerazione anche in altri ambienti – come quello familiare – dove è accertata o molto probabile la presenza di una persona infetta.

Si ritiene che la superficie dell'occhio contenga i recettori ACE, molecole, che si legano al virus SARS-CoV-2. Il virus è stato isolato in lacrime e altre secrezioni congiuntivali e, come altri virus, può essere trasportato attraverso il dotto nasale-lacrimale nel rinofaringe e nei polmoni.
Infatti alcune osservazioni iniziali fatte in Cina sulla possibile protezione degli occhiali sono state confermate in uno studio sui pazienti ricoverati in ospedale con una diagnosi di COVID-19.


La gran parte dei pazienti ammalati di COVID-19 non portavano normalmente gli occhiali (per almeno 8 ore al giorno) o li utilizzavano per poco tempo rispetto alla popolazione generale.
Portava gli occhiali il 5,8% dei soggetti con COVID-19 mentre il 31,5% della popolazione cinese porta gli occhiali per più di 8 ore al giorno.

Sfoglia online lo speciale di 'A scuola di salute' dedicato al Nuovo Coronavirus:

 

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  • A cura di: Guido Castelli Gattinara
    Istituto Bambino Gesù per la Salute del Bambino e dell'Adolescente
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Ultimo Aggiornamento: 21 aprile 2021


 
 

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