Affidamento familiare

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16 marzo 2018

L'AFFIDAMENTO FAMILIARE: CHE COS'È?

L'affidamento familiare è uno strumento utile in situazioni in cui la non idoneità dell'ambiente familiare del bambino è temporanea.

In linea generale, quando si parla di affidamento si fa riferimento a quei casi in cui le difficoltà dei genitori sono provvisorie e rimediabili

La famiglia affidataria, quindi, non si sostituisce alla famiglia di origine ma la affianca, supplendo alle sue funzioni per il tempo necessario a superare le problematiche che hanno determinato l'allontanamento. 

L'istituto dell'affidamento familiare è stato dapprima disciplinato dalla Legge n. 184 del 4 maggio 1983 e poi dalle modifiche della successiva Legge n. 149 del 28 marzo 2001 "Disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori". La normativa di riferimento prevede che l'affidamento non possa avere una durata superiore ai ventiquattro mesi; tuttavia questo termine può essere prorogato nell'interesse del bambino. 

CHE DIFFERENZA C'È TRA AFFIDAMENTO E ADOZIONE?

Le principali caratteristiche che differenziano l'affidamento dall'adozione sono la temporaneità, il mantenimento dei rapporti con la famiglia di origine e la previsione del rientro del bambino nella famiglia di origine

L'affidamento inoltre, in quanto provvedimento temporaneo, non prevede un cambiamento nello stato giuridico del minore e della sua famiglia di origine. 

QUANTE TIPOLOGIE DI AFFIDAMENTO ESISTONO?

A seconda della sussistenza o meno di un legame di consanguineità tra il minore e gli affidatari, l'affidamento familiare si distingue in:

Affidamento eterofamiliare, quando il bambino viene affidato a soggetti che non hanno legami di parentela con la sua famiglia di origine.

Affidamento intrafamiliare, quando il bambino viene affidato a parenti entro il quarto grado

A seconda del tipo di provvedimento adottato, l'affidamento familiare si distingue in:

Affidamento familiare consensuale, che si realizza con il consenso della famiglia di origine o del Tutore nominato dal Tribunale.

In questo caso le difficoltà dichiarate e riconosciute diventano il punto di partenza di un progetto che consente di proteggere il bambino e, insieme, la sua famiglia.

Questa forma di affidamento viene disposta dal Servizio Sociale territoriale e resa esecutiva con apposito decreto dal Giudice tutelare territorialmente competente. Esso si definisce pertanto come un intervento amministrativo, esterno al contesto giuridico.

Affidamento familiare giudiziale, che si realizza al contrario in assenza del consenso dei genitori ed è un provvedimento pronunciato dal Tribunale per i Minorenni. 

L'autorità giudiziaria si avvale del Servizio Sociale dell'Ente Locale per la sua attuazione e vigilanza. In questo caso l'affidamento si configura come intervento limitativo della responsabilità genitoriale.

CHI PUÒ ESSERE GENITORE AFFIDATARIO?

Gli affidati possono essere persone singole o coppie, con o senza figli conviventi

La legislazione vigente predilige che la famiglia sia "preferibilmente con figli minori", anche se tale indicazione non rappresenta una condizione inderogabile, quanto piuttosto un orientamento comunque vincolato alla valutazione concreta dell'interesse del minore.

Contrariamente all'adozione, inoltre, non è prevista una differenza di età minima o massima tra gli affidatari e il minore. 

A CHI CI SI RIVOLGE PER DIVENTARE AFFIDATARI? 

I soggetti interessati a fornire la propria disponibilità devono recarsi presso il Servizio Sociale del proprio Comune di residenza o presso i Centri Affidi stituiti presso Comuni e Asl

Il Servizio attiverà un percorso di conoscenza e valutazione della coppia o della persona singola disponibile. 

Durante questa fase l'equipe di professionisti coinvolti (assistenti sociali e psicologi) organizzerà una serie di incontri di formazione, di colloqui individuali, di coppia e di gruppo finalizzati a comprendere la sostenibilità di tale esperienza, tenendo conto delle risorse e delle motivazioni di ciascuno. 

Al termine del percorso si potrà effettuare l'eventuale iscrizione all'Albo affidi, con il conseguente inserimento nell'elenco delle risorse per i bambini in difficoltà.

CHE COSA SUCCEDE SE UN MINORE IN ATTESA DI AFFIDO È RICOVERATO IN OSPEDALE?

Così come per l'adozione, la responsabilità dell'affido è dei Servizi sociosanitari territoriali che hanno in carico la famiglia e definiscono il progetto in favore del bambino. 

Il Servizio Sociale ospedaliero ha il ruolo di sostenere il paziente rispetto alle necessità che emergono durante il periodo di degenza, sempre in accordo e integrazione con il progetto generale definito dai Servizi territoriali.

Il Servizio Sociale ospedaliero, così come per la adozione, non è autorizzato a fornire informazioni relative ad un bambino in affido, se non indicazioni come quelle contenute in questa pillola.

Il primo riferimento è dunque il Servizio Sociale del proprio Comune di residenza o i Centri Affidi istituiti presso Comuni e Asl.


a cura di: Francesca Gherardini
Servizi sociali
In collaborazione con: