Ascesso cerebrale

Viene diagnosticato tramite risonanza magnetica con mezzo di contrasto, spesso è causato da patogeni quali micobatteri, protozoi e funghi
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18 aprile 2017

 

CHE COS'È
L'ascesso cerebrale è un processo infettivo localizzato che può presentarsi con un'ampia varietà di sintomi e segni clinici a seconda del numero, della localizzazione e delle dimensioni dell'ascesso. Può essere determinato da agenti batterici, micobatterici, protozoi e funghi. Si tratta di una patologia rara: la sua incidenza annuale è di circa 0,3 – 0,9 nuovi casi per 100.000 abitanti e cresce nei pazienti con un sistema immunitario compromesso o nei pazienti trapiantati, in cui i principali microrganismi causali sono opportunistici. La maggior parte dei pazienti che sviluppano un ascesso cerebrale ha nella propria storia delle condizioni predisponenti (ad es. traumi penetranti, interventi neurochirurgici, infezioni dell'orecchio o dei seni paranasali).    

QUALI SONO I SINTOMI
La classica triade di sintomi è rappresentata da cefalea, febbre e deficit focali neurologici, sebbene i pazienti possano presentare soltanto alterazioni comportamentali o disturbi cognitivi.

COME SI FA LA DIAGNOSI
Gli accertamenti d'immagine da eseguire sono: la TC con mezzo di contrasto (mdc), per confermare la presenza di una massa; la risonanza magnetica con mdc, per definire le caratteristiche della massa e distinguerla da altre patologie (ad es. lesioni tumorali). Contribuiscono alla diagnosi anche alcune alterazioni di laboratorio (ad es. indici di infiammazione e globuli bianchi elevati). Nei pazienti in cui la causa dell'ascesso non è evidente né vi sono condizioni predisponenti, può essere avvenuta la disseminazione ematica da focolai infettivi in altri organi (ad es. polmone, denti, cavo orale, cuore). 

COME SI CURA
Identificare l'agente patogeno è fondamentale per iniziare una terapia antibiotica mirata e richiede un intervento di aspirazione del contenuto cistico dell'ascesso per coltivare il liquido prelevato. La durata della terapia antibiotica endovena raccomandata in caso di infezioni batteriche è di 6-8 settimane e può essere convertita in terapia orale dopo 2 settimane nei pazienti con una buona risposta clinica. La terapia non va interrotta se la cavità ascessuale è ancora visibile nei controlli di risonanza. I progressi della diagnostica, della chirurgia mini-invasiva e delle terapie antibiotiche, hanno permesso una migliore prognosi e una sensibile riduzione della mortalità e morbilità.


a cura di: Carlo Efiso Marras, Federico Vigevano
illustrazioni di: Carlo Efiso Marras, Federico Vigevano
Unità Operativa di Neurochirurgia
Dipartimento di Neuroscienze e Neuroriabilitazione
In collaborazione con: