Ascesso cerebrale

Viene diagnosticato tramite risonanza magnetica con mezzo di contrasto, spesso è causato da patogeni quali micobatteri, protozoi e funghi
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15 luglio 2020


CHE COS'È
L'ascesso cerebrale è un processo infettivo localizzato che può presentarsi con un'ampia varietà di sintomi a seconda del numero, della localizzazione e delle dimensioni dell'ascesso. Può essere causato da batterici, micobatterici, protozoi e funghi.
Si tratta di una malattia rara: la sua incidenza annuale è di circa 0,3 – 0,9 nuovi casi per 100.000 abitanti e cresce nei bambini con un sistema immunitario compromesso o nei bambini trapiantati.
La maggior parte dei bambini che sviluppano un ascesso cerebrale ha nella propria storia delle condizioni predisponenti (ad es. traumi penetranti, interventi neurochirurgici, infezioni dell'orecchio o dei seni paranasali).   

QUALI SONO I SINTOMI
I sintomi sono tre: cefalea, febbre e deficit focali neurologici. Alcuni bambini però possano presentare soltanto alterazioni comportamentali o disturbi cognitivi.

COME SI FA LA DIAGNOSI
Gli esami da eseguire sono:

- TC con mezzo di contrasto (MDC), per confermare la presenza di una massa;
- Risonanza magnetica con mezzo di contrasto, per definire le caratteristiche della massa e distinguerla da altre malattie (ad esempio tumori);
- Esami del sangue: indici di infiammazione, globuli bianchi elevati contribuiscono alla diagnosi.

Nei bambini in cui la causa dell'ascesso non è evidente né vi sono condizioni predisponenti, può essere causato da focolai infettivi in altri organi (ad esempio polmone, denti, cavo orale, cuore) che attraverso il sangue lo hanno esteso.

COME SI CURA
Identificare l'agente patogeno è fondamentale per iniziare la cura antibiotica adatta ed è per questo che è necessari analizzare il liquido del contenuto cistico dell'ascesso precedentemente aspirato.
La durata della cura antibiotica endovena prescritta in caso di infezioni batteriche è di 6-8 settimane e può essere variata in cura per bocca dopo 2 settimane nei bambini con una buona risposta clinica.
La cura non va interrotta se la cavità ascessuale è ancora visibile ai controlli di risonanza. I progressi della diagnostica, della chirurgia mini-invasiva e delle cure antibiotiche, hanno permesso una migliore prognosi e una sensibile riduzione della mortalità e dei casi di malattia.


a cura di: Carlo Efiso Marras, Federico Vigevano
Unità Operativa di Neurochirurgia
Dipartimento di Neuroscienze e Neuroriabilitazione
In collaborazione con: