Catetere venoso centrale

Si tratta di un piccolo tubo di materiale plastico che viene inserito in un vaso sanguigno di grosso calibro. Viene utilizzato per trattamenti di durata superiore ai 15-20 giorni
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16 gennaio 2020

CHE COS'È
Il catetere venoso centrale (CVC) è un dispositivo utilizzato per la somministrazione di alcune terapie che per le loro caratteristiche (durata del trattamento, concentrazione del farmaco, caratteristiche della soluzione...) non possono essere somministrate con un accesso venoso periferico come un'agocannula.
Le vene dei bambini sono estremamente delicate: i vasi sanguigni sono di piccole dimensioni, hanno un decorso tortuoso e sono estremamente fragili.
Di conseguenza, trattamenti prolungati come quelli richiesti per la chemioterapia o la nutrizione artificiale per via venosa (nutrizione parenterale) insieme alla necessità di eseguire prelievi di sangue ripetuti e ravvicinati per lunghi periodi di tempo potrebbero danneggiare in modo permanente i vasi sanguigni. Per questi motivi, si applica un catetere venoso centrale ai pazienti che devono essere sottoposti a trattamenti di durata superiore ai 15-20 giorni .

COME SI ESEGUE
Un piccolo tubo di materiale plastico (silicone o poliuretano) viene inserito in un vaso di grosso calibro come la vena giugulare interna, il tronco brachiocefalico o la vena succlavia. A seconda dell'età del paziente, della sua malattia e della sua capacità di collaborare, l'inserimento viene condotto in anestesia generale/sedazione profonda oppure in anestesia locale, con tecniche differenti:

- Puntura del vaso sotto guida ecografica;
- Puntura del vaso seguendo criteri anatomici per identificare la posizione della vena;
- Preparazione chirurgica della vena.

L'aggettivo "centrale" è legato alla posizione della punta del catetere, che deve trovarsi nella vena cava superiore, in prossimità del cuore (giunzione cavo-atriale).
Esistono anche dei cateteri venosi centrali che vengono inseriti per via periferica (PICC o Peripherally Inserted Central Catheter): questi cateteri vengono inseriti attraverso le vene degli arti superiori e vengono quindi fatti progredire fintanto che la punta raggiunge la posizione corretta, in prossimità del cuore (giunzione cavo-atriale).
I cateteri venosi inseriti attraverso i vasi degli arti inferiori (cosiddetti cateteri femorali) vengono considerati comunque cateteri centrali in quanto la punta, pur non arrivando fino al cuore, si trova in un grosso vaso dell'addome (vena cava inferiore).

QUALE TIPO SCEGLIERE
In base alla durata del trattamento si può impiantare un catetere venoso centrale:

- A breve termine, per un utilizzo massimo fino a 30 giorni;
- A medio termine, per un utilizzo di 3-6 mesi;
- A lungo termine, per una durata superiore ai 6 mesi.

I cateteri a lungo termine sono quelli comunemente utilizzati nei pazienti che richiedono trattamenti prolungati. Possono essere mantenuti dal paziente anche a domicilio e possono restare in sede per anni. La loro gestione prevede solamente dei lavaggi periodici che servono a mantenere aperto il catetere.
Esistono infine dei cateteri venosi centrali collegati a dispositivi inseriti nel tessuto sottocutaneo del bambino, chiamati port dall'inglese port-a-cath. I cateteri port sono costituiti da due parti:

- Un catetere inserito in una vena di grosso calibro;
- Una camera di iniezione del diametro di circa 2 cm, connessa al catetere e alloggiata con un piccolo intervento chirurgico nel sottocute, di solito in regione pettorale.

Il loro utilizzo prevede la puntura della camera di iniezione attraverso la pelle con degli aghi particolari.
Questi dispositivi sono di solito preferiti dai pazienti più grandi, in quanto non sono visibili neppure in spiaggia, a torso nudo, e non controindicano l'esecuzione della doccia o del bagno.


a cura di: Alessandro Crocoli
Unità Operativa di Chirurgia Oncologica
In collaborazione con: