Fistola e ciste pilonidale

Cisti localizzata a livello dell'osso sacro, più comune nel sesso maschile in età adolescenziale. Si risolve con un intervento chirurgico
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06 maggio 2020

CHE COSA SONO 
Fistola e ciste pilonidale sono malattie della piega tra i glutei (interglutea) e compaiono soprattutto durante la pubertà nella regione dell'osso sacro o coccige.
Se le cisti pilonidali non sono curate, degenerano in ascessi e poi in fistole pilonidali. La cisti pilonidale è costituita da un piccolo nodulo cutaneo nella regione interglutea.
La cisti si può infettare e trasformare in un ascesso che si percepisce al tatto come una tumefazione duro-elastica, localizzata a livello della piega tra i glutei. L'ascesso va rapidamente incontro a fistolizzazione, riversando il pus all'esterno.
Si forma così un piccolo canale (o fistola) tra la cisti che è diventata un ascesso e l'orifizio che ha permesso la fuoriuscita del pus all'esterno. Il tragitto della fistola pilonodale è dunque costituito da una parete simile a quella della pelle con peli, ghiandole sebacee e ghiandole sudoripare.

QUALI SONO LE CAUSE
La fistola sacro-coccigea è causata da una cisti pilonidale non curata in maniera adeguata e tempestiva. Fino a una trentina di anni fa, si credeva che queste malattie fossero congenite. Si credeva quindi che le cisti si sviluppassero da un residuo embrionario provocato da un anomalo avvicinamento dell'ectoderma (pelle e annessi) alla linea di mezzo del dorso.
Oggi si ritiene invece che i traumi e gli sfregamenti vicino la zona del coccige (stare molte ore seduti, indossare un abbigliamento attillato e poco traspirante) favoriscano la comparsa di cisti pilonidali. 

QUAL È LA FREQUENZA
È più frequente tra i giovani maschi in età compresa tra 12 e 40 anni. La sua frequenza è massima con la pubertà, momento in cui, a causa dello sviluppo del sistema pilifero, la fistola si riempie di peli e di secrezioni provenienti dalle ghiandole.

QUALI SONO I SINTOMI
Di solito le cisti pilonodali non provocano disturbi o sintomi. Danno segno di sé quando la cisti si infetta e si trasforma in un ascesso e il ragazzo avverte la presenza di un gonfiore (tumefazione) nella parte bassa della schiena che fa male se lo tocca. Può comparire febbre e malessere. Quando l'ascesso forma una fistola, compare materiale purulento giallastro sulla schiena. L'infezione può andare incontro a guarigione spontanea e a successive ricadute che tendono a ripetersi più volte.  

QUANDO CONSULTARE IL CHIRURGO
È molto importante consultare il chirurgo non appena si avverte la presenza di un nodulo nella parte bassa della schiena. Occorre infatti valutare l'estensione della lesione e curare per tempo le inevitabili infiammazioni.

COME SI FA DIAGNOSI
La diagnosi può essere effettuata con la visita medica ispezionando la zona sacro-coccigea. Può essere utile effettuare un'ecografia della zona alla ricerca della cisti e una radiografia sacro-coccigea (da effettuarsi dopo i 10 anni di età) alla ricerca di eventuali malformazioni ossee.

COME SI CURA
I bambini o i ragazzi che non hanno un'infiammazione, in genere, non richiedono alcun trattamento immediato, ma si consiglia di togliere la peluria e di adottare un'accurata igiene locale. Se invece compare un'infezione della cisti è necessario drenare o rimuovere la lesione con adeguati trattamenti. Se le fistole causano sintomi frequenti e ripetuti con secrezioni è necessario l'intervento chirurgico per asportare le fistole e le cisti. L'intervento chirurgico va programmato per risolvere le infiammazioni e le infezioni.

COME SI ESEGUE L'INTERVENTO
L'intervento deve essere preceduto da una accurata depilazione locale. Le tecniche chirurgiche prevedono, in anestesia locale o generale, l'asportazione dei tramiti fistolosi e delle cisti eventualmente associate. A volte si rende necessario il posizionamento di un drenaggio che viene lasciato in sede per qualche giorno dopo l'intervento.

QUAL È LA PROGNOSI
L'intervento dura circa 60 minuti, la dimissione dall'ospedale avviene entro 24 ore. È molto importante eseguire controlli ravvicinati per medicare la zona operata che tende a cicatrizzare più lentamente rispetto ad altre ferite a causa della sua posizione.


a cura di: Alessandro Inserra
Unità Operativa di Chirurgia Generale e Toracica
in collaborazione con: