Idrocele

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09 aprile 2018

CHE COSE' 

L'idrocele, è una delle patologie di più frequente osservazione nell'infanzia. Si manifesta clinicamente con un aumento di volume dello scroto - più frequentemente da un solo lato - causato da una raccolta di liquido peritoneale. 

QUALI SONO LE CAUSE

Causa dell'idrocele è la mancata chiusura del canale che permette la discesa del testicolo dall'addome nello scroto (dotto peritoneo-vaginale). Il dotto peritoneo-vaginale mette in comunicazione la cavità peritoneale, nella quale è contenuto l'intestino, con la membrana che avvolge il testicolo una volta disceso nello scroto (vaginale del testicolo). 

Il dotto peritoneo-vaginale si chiude normalmente entro il 4°-5° mese di vita, quando la chiusura non avviene, il liquido contenuto nel peritoneo scende nello scroto causandone l'aumento di volume. 

L'idrocele è di solito congenito. L'idrocele secondario è più raro e può essere associato a patologie come l'ernia inguinale , processi infiammatori, traumi, cisti e tumori del testicolo

COME SI MANIFESTA 

Nei primi mesi di vita il sintomo principale è il rigonfiamento non doloroso dello scroto da uno o da entrambi i lati. 

COME SI FA LA DIAGNOSI 

La diagnosi è prevalentemente clinica. Lo scroto appare tumefatto, in genere da un solo lato. La tumefazione  è più evidente la sera rispetto alla mattina in quanto la posizione sdraiata favorisce il reflusso del liquido dallo scroto all'addome. Alla palpazione, il medico avverte un tipico ispessimento del dotto peritoneo-vaginale. 

COME SI CURA

Nella maggior parte dei casi il dotto peritoneo-vaginale va incontro, ad una chiusura spontanea. Scompaiono così anche il liquido e la tumefazione scrotale. L'idrocele che persiste oltre i 18 mesi abitualmente non si risolve e necessita senza urgenza della correzione chirurgica.

L'intervento chirurgico correttivo consiste nella legatura del dotto peritoneo vaginale. L'intervento non è urgente in quanto la presenza di liquido nello scroto non altera in alcun modo lo sviluppo dei testicoli. 


a cura di: Antonio Spagnoli 
Unità operativa di Chirurgia andrologica
In collaborazione con: