Mastite e allattamento

Problema frequente durante l'allattamento. Continuare ad allattare favorisce la guarigione della mastite oltre a promuovere la salute del lattante
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06 luglio 2020

CHE COS'È
La mastite è una infezione della mammella che si presenta abbastanza frequentemente durante il periodo dell'allattamento, tanto da interessare il 2-10% delle donne che allattano.

QUALI SONO LE CAUSE E I FATTORI PREDISPONENTI
La causa infettiva più comune è lo Stafilococco aureo. Meno comunemente sono in causa altri microrganismi, tra cui lo Streptococco piogene e l'Escherichia coli. Se non adeguatamente trattata, l'infezione può complicarsi con la formazione di un ascesso.
I fattori che più frequentemente predispongono alla mastite sono:

- Un dotto galattoforo ostruito (che crea un ristagno del latte);
- La presenza di ragadi del capezzolo;
- Un ingorgo mammario non ben gestito, in genere causato da poppate poco frequenti o da un attacco al seno non corretto.

QUALI SONO I SINTOMI
I sintomi di una infezione mammaria sono dolore, calore, indurimento di una zona del seno. Inoltre compare una sintomatologia simil-influenzale, caratterizzata da aumento della temperatura corporea, dolori muscolari, brividi, malessere. 

COME SI FA LA DIAGNOSI
La diagnosi di mastite si basa sull'attenta raccolta della storia clinica e su una visita altrettanto accurata. Non richiede esami strumentali. L'esame colturale del latte materno è indicato solo se l'infezione è grave, acquisita in ambiente ospedaliero, ricorrente o se non risponde alla terapia antibiotica.

COME SI CURA
Se i sintomi della mastite sono poco intensi e presenti da meno di 24 ore, è sufficiente attendere. Poiché il fattore scatenante è più spesso la stasi del latte, il primo trattamento è una sua efficace rimozione. È consigliabile quindi che la mamma allatti più frequentemente e che inizi dal seno colpito dalla mastite.
Qualora il dolore sia tale da interferire con l'emissione del latte, la poppata può iniziare dal seno sano e continuare con il seno affetto. Il massaggio del seno durante la poppata, iniziando dall'area bloccata e procedendo verso il capezzolo, può contribuire al drenaggio del latte.
A volte può essere utile spremere il latte manualmente o tramite un tiralatte per completare la sua rimozione. Al termine della poppata o della spremitura del latte può essere utile applicare impacchi freddi per ridurre edema e dolore.
In presenza di febbre e/o dolore può essere utile somministrare paracetamolo o farmaci anti-infiammatori come l'ibuprofene (compatibili con l'allattamento).
Se i sintomi persistono per più di 12-24 ore ed è presente febbre, è preferibile che la mamma stia a riposo e che venga contattato il medico curante al fine di iniziare una terapia antibiotica.
Di solito si preferiscono antibiotici della classe delle penicilline (ad es. l'amoxicillina o la dicloxacillina), somministrati per bocca. In alternativa si possono utilizzare farmaci del gruppo delle cefalosporine. La terapia antibiotica dovrebbe essere protratta per 10-14 giorni.
Se non si assiste ad un miglioramento clinico dopo 48-72 ore di terapia antibiotica appropriata, è utile effettuare un'ecografia della mammella per escludere la presenza di un ascesso. L'ascesso è infatti una delle complicanze della mastite e richiede l'intervento del chirurgo che provvederà all'incisione e al drenaggio drenaggio del seno colpito dalla mastite.

LA MAMMA PUÒ CONTINUARE AD ALLATTARE?
Sì. Non ci sono rischi per il bambino nel continuare ad alimentarsi al seno della madre affetta da mastite, a meno che non sia presente un ascesso.
Un'interruzione dell'allattamento potrebbe peggiorare la stasi del latte e aumentare il rischio che si sviluppi un ascesso mammario. È essenziale in questo senso il sostegno da parte della famiglia e degli operatori sanitari affinché la mamma, proseguendo l'allattamento al seno, continui ad offrire i migliori benefici per la sua salute e per quella del suo bambino.


a cura di: Sara Romaggioli, Guglielmo Salvatori
Unità Operativa di Terapia Intensiva Neonatale
in collaborazione con: