Da 0 a 30 giorni: perché piange?

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17 novembre 2016

Il neonato comunica attraverso piccoli borbottii, starnuti, singhiozzi e soprattutto attraverso il pianto, suo principale mezzo di comunicazione. È compito del papà e della mamma imparare a comprenderlo e decifrarlo.

Ogni neonato è unico, ha il suo temperamento e le sue preferenze. I genitori dovrebbero guardare ed ascoltare per conoscerlo meglio, riconoscere le sue abitudini, i suoi ritmi e le sue reazioni ai cambiamenti della routine. Una volta riconosciuti i suoi bisogni, è importante cercare di soddisfarli. Il pianto non equivale sempre alla richiesta di latte. Il piccolo bimbo può piangere anche perché ha il pannolino sporco, l'ambiente che lo circonda è troppo caldo o troppo freddo, i rumori di sottofondo sono tali da provocargli fastidio o disagio o se ha dolore. Anche lo stato d'animo dei familiari può esserne causa, in quanto l'eccessivo nervosismo o ansietà possono trasmettersi facilmente. Ascoltando le caratteristiche del pianto, in particolare il suo timbro, la sua intensità e durata, si possono ricavare tante informazioni.

Un'altra causa di pianto sono le coliche gassose. Le coliche del neonato sono un disturbo che colpisce circa il 10% dei bambini nei primissimi mesi di vita e che mette in difficoltà i genitori, impotenti di fronte al pianto difficilmente inconsolabile del proprio figlio.
Per parlare di coliche gassose vale la regola del 3: un bambino sano, che piange più di 3 ore al giorno, per più di 3 giorni alla settimana, per più di 3 settimane di seguito, in genere durante le ore serali. Le cause non sono ancora chiare, ma esistono accorgimenti che possono dare sollievo. Non si sbaglia se si favorisce il suo contenimento, abbracciandolo, creando un nido nella sua culla o massaggiandolo sull'addome mentre lo si tiene a pancia in giù.
Le coliche cominciano a manifestarsi in genere verso la fine della seconda settimana di vita e scompaiono dopo il 3° mese.


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