Sindrome di Cohen

Una rara malattia genetica caratterizzata da ipotonia, disabilità intellettiva, tendenza al sovrappeso, ritardo di crescita e aumento di peso
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16 maggio 2018

CHE COS'È
La Sindrome di Cohen è una rara condizione genetica caratterizzata dalla presenza di ipotonia, disabilità intellettiva, tendenza al sovrappeso, lineamenti facciali distintivi. La sua frequenza non è nota.

QUALI SONO LE CAUSE
La sindrome di Cohen è causata dalla mutazione del gene VPS13B (anche noto come COH1) in entrambe le sue copie. Si tratta infatti di una condizione ad eredità autosomica recessiva. I genitori di un soggetto affetto sono cioè portatori di una copia del gene mutata mentre l'altra è normalmente funzionante (portatori sani). Ad ogni gravidanza, una coppia di portatori sani ha il 25% di probabilità di trasmettere entrambe le copie del gene mutato. In questo caso il nascituro o la nascitura manifesterà la malattia.

COME SI MANIFESTA
I soggetti affetti da sindrome di Cohen presentano ritardo di crescita nella prima e seconda infanzia mentre durante l'adolescenza tendono ad aumentare di peso con una specifica distribuzione del tessuto adiposo nella zona del tronco. Generalmente presentano ipotonia e ritardo delle tappe del neurosviluppo. Nel primo anno di vita può evidenziarsi microcefalia che non è evidente alla nascita. Il ritardo dello sviluppo psicomotorio varia da moderato a grave.

QUALI SONO I SINTOMI
I soggetti con sindrome di Cohen presentano bassa statura e lineamenti facciali caratteristici: viso ipotonico, bassa attaccatura dei capelli sulla fronte, palpebre arcuate, ciglia lunghe e spesse, sopracciglia folte, radice del naso prominente, palato alto e stretto, filtro nasale liscio e corto con incisivi superiori centrali prominenti che conferiscono l'aspetto di bocca semiaperta. Le dita delle mani appaiono affusolate verso l'estremità. Le persone con questa condizione presentano tendenzialmente un'indole gioviale. Sviluppano nel tempo distrofia retinica e miopia elevata. Possono presentare neutropenia intermittente e suscettibilità alle infezioni. È frequente il riscontro di ipermobilità articolare.

COME SI FA LA DIAGNOSI
La diagnosi clinica viene sospettata in base all'accurata raccolta della storia del bambino, dalla valutazione delle caratteristiche cliniche ed in base all'osservazione e al riconoscimento dell'aspetto distintivo del volto e del corpo. La diagnosi genetica si effettua tramite l'analisi della sequenza del gene VPS13B (COH1). Circa il 70% delle variazioni che determinano la sindrome sono individuate tramite sequenziamento. Le duplicazioni e delezioni intrageniche rappresentano il 30% delle  anomalie che causano la malattia e possono essere rilevate tramite utilizzo della tecnica MLPA (amplificazione con sonda di ligazione multipla).

COME SI CURA
Non disponiamo di una terapia risolutiva per i soggetti affetti da sindrome di Cohen. Va costantemente monitorata la funzionalità visiva con cadenza annuale per poter tempestivamente proporre opportuni interventi di correzione, ove possibile (ad es. occhiali per correzione della miopia), o specifici esercizi di supporto nei casi di grave riduzione dell'acuità visiva. Interventi precoci e costanti di fisiochinesiterapia, terapia occupazionale e logopedia sono rilevanti per la stimolazione del neurosviluppo, il miglioramento dell'ipotonia, il controllo ed il contenimento dell'iperestensibilità articolare e dell'impaccio motorio. Le infezioni ricorrenti sono trattate con terapie standard. Inoltre è indicato il controllo ematologico annuale per individuare precocemente una eventuale neutropenia. È importante utilizzare con cautela farmaci che possano ridurre la conta dei neutrofili. È poi indicato il monitoraggio della crescita e del peso corporeo.

COME SI PREVIENE
La sindrome di Cohen riconosce un modello di trasmissione autosomico recessivo. I genitori di un soggetto che presenta questa condizione hanno un rischio di ricorrenza ad ogni gravidanza del 25%, indipendentemente dal sesso del nascituro. I fratelli di un soggetto affetto hanno il 50% di probabilità di essere portatori sani ed il 25% di probabilità di presentar entrambe le copie del gene VSP13B normalmente espresse. La diagnosi prenatale è possibile se le mutazioni familiari sono note.

QUAL È LA PROGNOSI
La sindrome di Cohen non si associa generalmente ad una diminuzione dell'aspettativa di vita, mentre la qualità della vita può essere gradualmente compromessa per le limitazioni causate nel tempo dalla perdita dell'acuità visiva.


a cura di: Lorenzo Sinibaldi
Unità Operativa di Malattie Rare e Genetica Medica
In collaborazione con: