Anticorpi Anti-Nucleo (ANA)

Esame di laboratorio estremamente importante per la diagnosi di malattie autoimmuni come il Lupus eritematoso sistemico 

Gli anticorpi anti-nucleo o ANA (acronimo dall'inglese Anti-Nuclear Antibodies) sono autoanticorpi diretti contro componenti sane e normali del proprio organismo, erroneamente interpretate come pericolose (antigeni) presenti nel nucleo e/o nel citoplasma della maggior parte delle cellule. Per questo motivo sarebbe più corretto definirli anticorpi anti-antigeni intracellulari. 

L'esame si esegue su un campione di sangue con il test di immunofluorescenza indiretta (IFA), presso laboratori di analisi specialistici. In breve, un campione di siero, ottenuto dal sangue del paziente e opportunamente diluito, viene messo a contatto con un vetrino cui sono state fissate delle cellule.

Se nel campione sono presenti anticorpi anti-nucleo, questi si legheranno alle cellule fissate sul vetrino formando un “immunocomplesso”. Il vetrino viene quindi trattato con una sostanza fluorescente in grado di legarsi all’immunocomplesso. La presenza degli ANA viene rivelata in caso di riscontro di particelle fluorescenti all’osservazione con il microscopio.

Considerato che i risultati del test vanno interpretati con l'osservazione al microscopio, è richiesta una buona esperienza specifica da parte dell'esecutore. 

Al Bambino Gesù, l’esame si esegue presso i Centri Prelievi di San PaoloPalidoro e Santa Marinella.

Non occorre alcuna particolare preparazione del paziente prima di effettuare il prelievo, tuttavia alcuni farmaci (anti-infiammatori o immunosoppressivi) potrebbero influire sul risultato, per cui è opportuno informare gli operatori sul motivo della richiesta e su eventuali terapie in corso. 

Il valore normale di riferimento per gli anticorpi anti-nucleo è un risultato negativo (cioè assenti) alla diluizione utilizzata per lo screening. È opportuno però sottolineare che nel siero di molte persone assolutamente sane, soprattutto se adulte e di sesso femminile, possono essere presenti anticorpi anti-nucleo, solitamente a basso titolo (1:40 o 1:80), ma a volte anche a titolo intermedio (1:160 o 1:320), per cui possiamo semplicemente affermare che le malattie autoimmuni sono più frequenti nei soggetti ANA-positivi che in quelli ANA-negativi. 

Gli anticorpi anti-nucleo (ANA) sono definiti da tre parametri:

1) La loro presenza o assenza a una determinata diluizione del campione di siero esaminato, solitamente 1:40 o 1:80. Infatti, il siero viene diluito 40 o 80 volte con un diluente, perché una diluizione minore non fornirebbe risultati significativi, anche se il risultato fosse positivo;
2) Il pattern fluoroscopico, cioè il tipo di fluorescenza che si osserva nelle cellule utilizzate per il test, il cui aspetto può essere di molti tipi e può indicare la natura e la specificità degli antigeni coinvolti. Il pattern può indirizzare verso una possibile diagnosi o, più in generale, verso opportuni test di approfondimento diagnostico;
3) L'intensità della fluorescenza, che viene definita da uno ‘score' di reazione, espresso come – (negativo), +/- (debole positivo), +, ++, etc. o, più precisamente, dal titolo, cioè dalla diluizione più alta a cui corrisponde ancora una fluorescenza evidente. Il titolo viene espresso come rapporto: ad esempio, un titolo di 1:160 significa che il campione mostra la presenza di anticorpi anti-nucleo fino (e non oltre) alla diluizione massima di 160 volte: maggiore è la diluizione del siero che ancora permette di osservare particelle fluorescenti, maggiore è la quantità di autoanticorpi presenti.

La ricerca degli anticorpi anti-nucleo viene richiesta quando si sospetta una malattia autoimmune, cioè un'alterazione del sistema immunitario che determina una reazione del sistema immunitario nei confronti di tessuti o organi propri, invece che verso agenti esterni, come batteri o virus. In particolare, gli anticorpi anti-nucleo sono di solito associati a malattie autoimmuni sistemiche, cioè quelle che colpiscono diversi organi e apparati dell'organismo, piuttosto che singoli organi.

La semplice presenza di un test anticorpi anti-nucleo positivo, quindi, non è mai sufficiente per arrivare a una diagnosi di malattia autoimmune: gli anticorpi anti-nucleo, nella maggior parte dei casi, non sono direttamente responsabili della malattia o dei suoi sintomi, ma possono esserne uno degli effetti. Inoltre, una positività degli anticorpi anti-nucleo di solito richiede degli esami di approfondimento, suggeriti in genere dall'aspetto (o pattern) della fluorescenza al microscopio.

Per esempio, un aspetto microscopico di tipo omogeneo richiede la ricerca di Anticorpi anti-DNA a doppia elica (anti-dsDNA), caratteristici del Lupus eritematoso sistemico (LES), mentre un pattern di tipo speckled (o granulare) indirizza verso la ricerca di anticorpi anti-ENA (cioè diretti contro antigeni nucleari estraibili), associati a malattie autoimmuni del tessuto connettivo, come la Sindrome di Sjögren, la sclerodermia, la connettivite mista, lo stesso Lupus eritematoso sistemico, ecc.

È molto importante sapere che soltanto una piccola parte degli anticorpi anti-nucleo positivi sono determinati dalla presenza di queste specificità: nella maggior parte dei casi un aspetto omogeneo non corrisponde ad anticorpi anti-DNA a doppia elica (dsDNA). Analogamente, nella maggior parte dei casi un aspetto speckled non corrisponde ad una positività per anticorpi anti-ENA.

In altre parole, il solo risultato degli anticorpi anti-nucleo solitamente non permette di arrivare alla diagnosi, che potrà (e dovrà) arrivare dalla valutazione complessiva, preferibilmente da parte di uno specialista reumatologo, dell'insieme dei dati clinici e dei risultati dei test di laboratorio.

 

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  • A cura di: Luigi Giovannelli
    Unità Operativa di Laboratorio Analisi Cliniche
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 20  Luglio 2022 


 
 

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