Clonorchiasi

Parassita diffuso quasi esclusivamente in Estremo Oriente. Si può contrarre mangiando crostacei e pesci di acqua dolce poco cotti, crudi, essiccati o marinati 

La clonorchiasi, conosciuta anche come fasciola epatica Cinese è una parassitosi causata da un verme, la Clonorchis sinensis. Questo verme è diffuso quasi esclusivamente nell'Estremo Oriente, specialmente in Cina, Corea, Vietnam e Giappone. Il serbatoio principale di Clonorchis sinensis è rappresentato da pesci e crostacei d'acqua dolce che, se consumati crudi, poco cotti o anche essiccati o marinati, possono trasmettere il parassita.

Dopo aver ingerito pesce contaminato, le larve di Clonorchis sinensis (denominate metacercarie) vengono rilasciate nell'intestino dell'ospite e da qui risalgono verso il fegato, dove si stabiliscono e si trasformano in vermi adulti dopo circa 1 mese. Più raramente possono raggiungere il pancreas e la colecisti. Gli adulti possono vivere per più di 20 anni e possono raggiungere i 25 mm di lunghezza. Il ciclo si completa in tre mesi e gli individui infetti eliminano le uova di Clonorchis siniensis con le feci. Il parassita può vivere per 25-30 anni, tanto quanto dura un'infezione non curata.  

L'infezione non provoca sintomi nella maggioranza dei soggetti contaminati con il verme. I sintomi più comuni nella fase acuta sono:

  • Febbre;
  • Brividi;
  • Dolore addominale;
  • Ingrossamento del fegato.

Se i vermi ostruiscono le vie biliari è possibile avere ingiallimento delle sclere degli occhi e della pelle (ittero) e diarrea. A volte i parassiti possono danneggiare il fegato portando alla formazione di tessuto cicatriziale (fibrosi).
Complicanze dell'infezione da parte di Clonorchis sinensis possono essere calcoli biliari e pancreatiti, fino ad arrivare dopo anni, al cancro delle vie biliari (colangiocarcinoma).

Un'attenta raccolta della storia del bambino e una visita altrettanto accurata sono essenziali per arrivare a sospettare la diagnosi. Un viaggio, un soggiorno in Estremo Oriente o l'aver consumato pesce proveniente dall'Estremo Oriente sono essenziali per sospettare la diagnosi.
I valori di fosfatasi alcalina, bilirubina e la conta degli eosinofili nel sangue possono risultare aumentati. La conferma della diagnosi di clonorchiasi viene dall'osservazione al microscopio delle uova del parassita presenti nelle feci. 

Ad oggi i farmaci raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per il trattamento della clonorchiasi sono gli antielmintici, vale a dire i farmaci capaci di uccidere e di far espellere i vermi intestinali. L'ostruzione delle vie biliari da parte dei parassiti può essere risolta con un intervento chirurgico.

La prevenzione si basa sulla modalità di trattamento del pesce che proviene dalle zone di diffusione della Clonorchis siniensis: deve essere ben cotto prima di essere consumato. Anche la conservazione a – 20 °C per almeno 7 giorni uccide il parassita.

Se trattata con la giusta terapia la clonorchiasi si risolve senza complicazioni nella maggior parte dei casi. Se non trattata o in caso di infezione grave si possono avere complicazioni che possono anche evolvere, nel lungo periodo, in un cancro delle vie epatiche.

 

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  • A cura di: Caterina Rizzo
    Unità Operativa di Percorsi Clinici ed Epidemiologia
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 31 dicembre 2020


 
 

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