Displasia broncopolmonare

È la principale complicanza respiratoria della prematurità. Sono a rischio soprattutto i nati di età gestazionale inferiore a 30 settimane e peso alla nascita <1250 g 

La displasia broncopolmonare (BPD) è la principale complicanza respiratoria della prematurità e la più frequente causa di malattia polmonare cronica dell'infanzia. 
Il miglioramento delle cure intensive neonatali ha reso possibile la sopravvivenza di neonati di età gestazionale e peso estremamente bassi. Prima dello sviluppo di queste tecniche la maggior parte dei neonati prematuri non sopravviveva o sopravviveva con gravi disabilità.

La displasia broncopolmonare è una patologia multifattoriale in cui l'infiammazione, causata da fattori prenatali, perinatali e postnatali, svolge un ruolo centrale. I principali fattori di rischio comprendono: il grado di prematurità, la ventilazione meccanica prolungata, le alte concentrazioni dell'ossigeno inspirato e le infezioni. 
Particolarmente a rischio di sviluppare displasia broncopolmonare sono i nati di età gestazionale inferiore a 30 settimane e peso alla nascita <1250 g.

Molti neonati pretermine, soprattutto di età gestazionali basse, alla nascita non sono in grado di respirare da soli e per sopravvivere devono essere aiutati con la ventilazione meccanica e la somministrazione di ossigeno.
Quanto più prematuro è il parto tanto meno sviluppati sono tutti gli organi del bambino e in particolare i polmoni, che sono tra gli ultimi organi a maturare durante la gestazione. 

La ventilazione meccanica e la somministrazione di ossigeno, che da un lato consentono la sopravvivenza dei più piccoli, dall'altro possono provocare un danno ai polmoni. In condizioni normali, infatti, i polmoni dovrebbero essere immersi fino al termine della gravidanza nel liquido amniotico che li protegge e ne consente il normale sviluppo. 
Quanto più a lungo il neonato viene sottoposto a ventilazione meccanica tanto maggiore è la probabilità che sviluppi displasia broncopolmonare. 

Ogni bambino può manifestare sintomi differenti, ma il più delle volte è presente un distress respiratorio: il respiro è rapido e superficiale con rientramenti del torace accompagnati talvolta da episodi di apnea (arresto della respirazione). Può essere presente cianosi (colorazione bluastra della pelle e delle mucose), dovuta alla presenza nel sangue di alti livelli di emoglobina non ossigenata. Il piccolo necessita quindi di ventilazione meccanica e di somministrazione di ossigeno. 

La diagnosi di displasia broncopolmonare viene posta a 36 settimane di età post-mestruale per i nati prima delle 32 settimane, oppure a 40 settimane di età post-mestruale per quelli nati dopo le 32 settimane. In base al tipo di aiuto respiratorio che il neonato richiede, la displasia broncopolmonare viene definita lieve, moderata o grave.
Il quadro radiografico è caratterizzato dall'aumento del volume dei polmoni che presentano una struttura disomogenea con alternanza di aree sovradistese e aree collassate.

Questi neonati sono particolarmente delicati e devono essere gestiti con grande attenzione perché, oltre alle altre problematiche legate alla prematurità sono a maggior rischio di accumulo di liquidi nei polmoni, fatica legata allo sforzo respiratorio, problemi cardiaci e infezioni polmonari.

La gravità della displasia broncopolmonare è variabile, ma grazie all'aumentato utilizzo di tecniche di ventilazione non invasiva (come ad esempio la ventilazione con cannule nasali) oggi le forme severe sono rare e molti neonati prematuri crescono senza importanti danni polmonari a lungo termine.
Oltre all'ottimizzazione del supporto ventilatorio, i piccoli pretermine possono giovarsi sia di un ridotto apporto di liquidi che della somministrazione di farmaci diuretici che aiutano a rimuovere i liquidi in eccesso dai polmoni. 

La dimissione rappresenta un punto critico nella gestione del neonato con diagnosi di displasia broncopolmonare. ll neonato e il lattante con displasia broncopolmonare di qualsiasi grado (lieve, moderata o grave) può andare incontro a numerose possibili complicanze a carico di vari organi e apparati e necessita di attenti controlli anche dopo la dimissione. È quindi necessario programmare accuratamente i controlli di follow up e prevedere il coinvolgimento dei familiari, del pediatra curante e delle strutture sanitarie sul territorio. 

Problematiche polmonari
La causa più frequente di ri-ospedalizzazione nei neonati pretermine, soprattutto nei primi due anni di vita, sono le infezioni respiratorie. Il microrganismo più frequentemente responsabile di tali infezioni è il virus respiratorio sinciziale (VRS) che è associato a un elevato tasso di ospedalizzazione e costituisce un fattore di rischio per il successivo sviluppo di broncospasmo ricorrente. 
La prescrizione di Palivizumab (anticorpo monoclonale per la prevenzione dell'infezione da virus respiratorio sinciziale) è a carico del Sistema Sanitario Nazionale per i seguenti bambini:

  • Nati con età gestazionale inferiore a 29 settimane con età dal 7° al 12* mese di vita all'inizio della stagione epidemica; 
  • Nati con età gestazionale uguale o inferiore a 35 settimane e con età inferiore a 6 mesi al momento dell'inizio della stagione epidemica;
  • Fino a 2 anni nei bambini affetti da displasia broncopolmonare che abbiano ricevuto terapia medica (corticosteroidi, diuretici, supplementazione di ossigeno) nei 6 mesi precedenti l'inizio della stagione epidemica. 

La prima dose deve essere somministrata per via intramuscolare prima dell'inizio della stagione epidemica (che è compresa tra ottobre e aprile) e le dosi successive devono essere somministrate una volta al mese durante il periodo epidemico.
Anche gli episodi di otite media e le infezioni respiratorie sostenute da altri patogeni sono più frequenti e possono richiedere trattamenti con antibiotici, steroidi inalatori e broncodilatatori.

Problematiche cardiache
A causa delle anomalie strutturali e funzionali del letto vascolare polmonare i neonati e lattanti con displasia broncopolmonare possono essere a maggior rischio di sviluppare cuore polmonare cronico. Per tale motivo, in caso di comparsa di difficoltà di alimentazione, tachipnea, aumentata richiesta di O2 supplementare e scarsa crescita ponderale deve essere valutata la funzione cardiaca per escludere lo scompenso.

Accrescimento e sviluppo
I piccoli con difficoltà respiratoria consumano molte calorie e spesso presentano scarso accrescimento. Di fondamentale importanza, soprattutto per i neonati di più basso peso ed età gestazionale, è la valutazione della crescita globale che comprende lo stato di nutrizione, lo sviluppo neuro-motorio e quello psico-comportamentale. Alla dimissione è quindi generalmente previsto un programma di controlli nel tempo da eseguire sia presso l'ospedale di riferimento che presso il pediatra curante.

 

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  • A cura di: Claudia Columbo, Francesca Landolfo
    Unità Operativa di Terapia Intensiva Neonatale
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 22 dicembre 2020


 
 

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