Disturbi respiratori nel sonno

I sintomi sono mancanza di respiro e sbuffamento nel sonno, nei casi più gravi apnea ostruttiva o apnea notturna. La diagnosi si ottiene tramite polisonnografia 

Si manifestano esclusivamente nel sonno e sono rappresentati, in ordine crescente di gravità, dal russamento alle apnee ostruttive nel sonno. Per apnea ostruttiva si intende una pausa respiratoria determinata da una ostruzione delle vie aeree, la cui durata è variabile e dipende dell'età del bambino.

La diminuzione del tono muscolare, cioè il rilassamento, che si manifesta durante il sonno è un fattore che favorisce la riduzione del calibro delle vie aeree superiori (naso, orofaringe, ipofaringe), di conseguenza se coesiste una qualche causa di ostruzione, durante il sonno è più facile che si manifesti l'ostruzione. La causa principale e più frequente di apnea è rappresentata dall'ipertrofia adeno-tonsillare, cioè dall'aumento di volume delle tonsille o del tessuto linfatico presente nella mucosa del naso e della gola; altre cause frequenti sono  l'obesità e le malocclusioni dentali.

Il russamento è il sintomo principale. Può essere un fenomeno benigno che si risolve spontaneamente nel tempo, ma può essere la spia principale della sindrome delle apnee nel sonno. Altri sintomi notturni sono il sonno irregolare ed agitato, incoordinazione dei movimenti del torace e dell'addome, episodi di cianosi (colorazione bluastra della cute, generalmente intorno alla bocca, dovuta all'inadeguata ossigenazione del sangue) e l'osservazione diretta delle pause respiratorie da parte dei genitori.


Durante la veglia invece i bambini che ne soffrono presentano difficoltà di attenzione e concentrazione e alterazioni del comportamento come facile irritabilità, secchezza della mucosa orale e talora mal di testa al risveglio. Le apnee nel sonno sono molto diffuse tra i 3 ed i 6 anni, periodo di massimo sviluppo del tessuto linfatico delle adenoidi e delle tonsille.

Un'attenta ricerca dei sintomi è importante ma non sufficiente per arrivare alla diagnosi. Quando il sospetto è forte, è necessario procedere ad indagini quali la pulsossimetria notturna come esame di screening e la polisonnografia che è l'esame che permette di arrivare alla diagnosi. La pulsossimetria si effettua attraverso un sensore applicato all'unghia di un dito e permette di registrare l'ossigenazione del sangue durante la notte: è una misura indiretta della presenza di apnee.


Tuttavia può dare risultati incerti. In questi casi è importante effettuare la polisonnografia notturna, accertamento che permette di registrare l'andamento del sonno, con degli elettrodi applicati allo scalpo, del respiro con un sensore di flusso oro-nasale, dei movimenti del torace e dell'addome con due fasce applicate al torace e all'addome; viene inoltre registrata l'ossigenazione del sangue con il pulsossimetro, e l'elettrocardiogramma.

Questi accertamenti sono indispensabili per programmare un corretto trattamento terapeutico, che solo in alcuni casi selezionati è limitato all'intervento di adenotonsillectomia.
Anche le malocclusioni primitive possono portare alla presenza di apnee, in questi casi è importante la terapia ortodontica. In altri casi particolari in cui il disturbo respiratorio nel sonno sia associato ad obesità, sindromi genetiche o malattie neuromuscolari, nelle quali oltre alle apnee e desaturazioni si associa anche un aumento dell'anidride carbonica, può essere necessaria, durante il sonno, una ventilazione non invasiva con pressioni positive per mezzo di una maschera nasale/oronasale o facciale. L'approccio diagnostico allo studio delle apnee è necessariamente multidisciplinare e comprende oltre al pediatra o al medico di famiglia anche lo specialista otorinolaringoiatra, il broncopneumologo, l'odontoiatra, il neurologo, ed in alcuni casi anche il chirurgo maxillo-facciale.

 

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  • A cura di: Elisabetta Verrillo
    Unità Operativa di Broncopneumologia
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 13 gennaio 2021


 
 

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