Disturbo ossessivo-compulsivo

È una patologia neuropsichiatrica che si manifesta con pensieri ossessivi e comportamenti ripetitivi. Per la diagnosi si utilizzano test psicopatologici 

Il disturbo ossessivo-compulsivo o DOC è una malattia neuropsichiatrica caratterizzata da pensieri ossessivi associati a compulsioni (comportamenti ripetitivi o rituali da eseguire) che tentano di ridurre lo stato d'ansia suscitata dall'ossessione. 
Il disturbo può comprendere sia ossessioni (pensieri non voluti/intrusivi che il bambino non riesce a controllare/tollerare), sia compulsioni (comportamenti ripetitivi o rituali) che hanno la funzione di ridurre o annullare l'ansia o l'angoscia legata all'ossessione. Si manifesta indifferentemente nei maschi e nelle femmine con una prevalenza dell'1-2% della popolazione. 

Le ossessioni sono pensieri ripetitivi che possono riguardare tematiche di tipo morale, filosofico, sociale e religioso. In genere il bambino ha comportamenti di base meticolosi, pignoli, vi è un eccessivo bisogno di ordine. Si accompagnano con consapevolezza o meno del disagio provocato e compromettono l'attività del quotidiano. È molto frequente l'associazione con atteggiamenti fobici, ossia paure delle malattie, paure di contaminazione e d'infezioni.
I rituali compulsivi consistono in comportamenti ripetitivi che seguono le ossessioni e che sono finalizzati a ridurre l'ansia che il bambino sperimenta a causa delle ossessioni. Compulsioni frequenti sono il lavarsi ripetutamente, il contare, il dover controllare continuamente o rituali ripetitivi di toccamento. 

Nel bambino piccolo sono più frequenti e visibili i comportamenti compulsivi, spesso difficili da differenziare dai tic. Dall'età scolare, parallelamente allo sviluppo dei processi intellettivi, si organizzano le idee ossessive che hanno il loro picco di comparsa intorno alla pubertà. 

La diagnosi è clinica e viene effettuata attraverso una dettagliata raccolta della notizie sui problemi del bambino insieme alle informazioni relative ai comportamenti riferite dai genitori. La manifestazione dei comportamenti caratteristici del disturbo è confermata e messa in luce attraverso la somministrazione di specifici test psicopatologici. Il riferimento diagnostico è il DSM-5.

Per operare la diagnosi di disturbo ossessivo-compulsivo si utilizzano specifiche batterie di test che comprendono test di intelligenza e interviste cliniche psicopatologiche per escludere altri sintomi associati (principalmente ansia/tic e depressione). Ovviamente il colloquio clinico e l'osservazione comportamentale insieme ai racconti dei genitori o di chi si prende cura del bambino/adolescente sono prioritari.

Una volta diagnosticato un disturbo ossessivo-compulsivo, il trattamento ha l'obiettivo di contrastare e bloccare le idee ossessive e i conseguenti rituali compulsivi. Ci si avvale di trattamenti psicologici cognitivo-comportamentali sul bambino/adolescente e di un supporto basato sull'addestramento dei genitori (parent-training genitoriale). 
Quando sia l'ideazione ossessiva che i comportamenti compulsivi sono particolarmente invalidanti, con particolare sofferenza e con interferenza nelle attività quotidiane, si possono utilizzare specifici trattamenti farmacologici di supporto, come farmaci antidepressivi (con effetto antiossessivo). 

La gestione dei comportamenti ossessivi-compulsivi in ambito domestico diventa fondamentale.
Interventi specifici come il parent-trainig hanno lo scopo di fornire ai genitori strategie d'intervento e informazioni finalizzate al mettere in atto comportamenti che non rinforzino il sintomo, ma che al contrario ne riducano la frequenza. Va evitato inoltre che i comportamenti rituali/compulsivi coinvolgano anche la famiglia, che spesso può amplificare inconsapevolmente il disagio del bambino.


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  • A cura di: Francesco Demaria
    Unità Operativa di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 30 dicembre 2020


 
 

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