Ebola

Causa numerose epidemie in diversi Paesi africani: la malattia si combatte attraverso misure di prevenzione del contagio e con la vaccinazione 

La malattia da virus Ebola è causata da 5 specie di virus appartenenti al genere Ebolavirus: virus Zaire, virus Sudan, virus Bundibugyo, virus Tai Forest e virus Reston. Di questi, solo i primi quattro possono causare la malattia nell'uomo.

Il virus Zaire fu scoperto nel 1976 in quella che ora è la Repubblica Democratica del Congo e fino al 2013 ha causato diverse epidemie limitate (meno di 100 casi in diverse settimane o di pochi mesi) in diversi Paesi africani, con tassi di mortalità spesso vicini al 90%.

Nel 2014, il virus Zaire è comparso in Africa occidentale, causando un'epidemia in Liberia, Guinea e Sierra Leone (più di 15.000 casi confermati in laboratorio con tassi di mortalità del 40%).

Da allora, la specie Zaire è stata responsabile di diversi focolai nella Repubblica Democratica del Congo (ad esempio, nella provincia di Bas Uélé da maggio a luglio 2017 e nella provincia di Équateur da maggio a luglio 2018).

Il virus Zaire è quello che ha causato l’epidemia più recente, iniziata nella provincia del Nord Kivu nella regione orientale della Repubblica Democratica del Congo.

Le altre specie sono state responsabili di piccole epidemie in Uganda, Sudan e Repubblica Democratica del Congo.
In Italia e in tutto il resto dell'Europa la malattia da virus Ebola non esiste. Pochissimi casi si sono verificati in operatori sanitari europei che avevano viaggiato in zone endemiche.

Il serbatoio animale del virus è rappresentato dai primati non umani (come ad esempio scimmie, gorilla e scimpanzé) e la fonte più probabile di trasmissione all'uomo è il pipistrello.

La malattia si può anche trasmettere da persona a persona attraverso il contatto diretto con i fluidi corporei (o oggetti contaminati dai fluidi corporei) di un malato o morto per Ebola.

Il virus può però attraversare la pelle non perfettamente integra (ad esempio passare attraverso ferite o cute screpolata) o attraversare le mucose degli occhi, del naso o della bocca. Il contagio può avvenire anche per via sessuale e da mamma a bambino attraverso il latte materno.

I sintomi della malattia da virus Ebola possono manifestarsi da un minimo di 2 ad un massimo di 21 giorni dopo il contatto con il virus. In media, il periodo di incubazione va da 8 a 10 giorni. I sintomi sono:

  • Febbre che può accompagnarsi a mal di testa;
  • Dolori muscolari;
  • Affaticamento.

Il vomito e la diarrea si sviluppano frequentemente durante i primi giorni di malattia e possono portare a una disidratazione importante.
A volte compaiono lesioni rossastre della pelle, piatte o in rilievo: questa condizione è detta eruzione maculopapulare. In alcuni casi, si possono manifestare sintomi di insufficienza renale e di insufficienza epatica (del fegato).

Nonostante il nome tradizionale di "febbre emorragica da Ebola", nella maggior parte dei pazienti non c'è sanguinamento e l'emorragia grave con shock tende a presentarsi solo negli ultimi stadi della malattia.

La diagnosi si basa anzitutto sull'osservazione dei sintomi, soprattutto nelle aree geografiche a rischio. L'esame emocromocitometrico può rivelare un basso numero di globuli bianchi (leucopenia) e di piastrine (piastrinopenia).
Gli altri esami del sangue possono dimostrare un aumento degli enzimi epatici (transaminasi).

I test diagnostici per l'infezione da virus Ebola si basano però principalmente sulla rilevazione nel sangue o in altri fluidi corporei di sequenze specifiche del materiale genetico (RNA) del virus, mediante tecniche di biologia molecolare (RT-PCR).
Il virus dell'Ebola è generalmente rilevabile nei campioni di sangue entro tre giorni dall'insorgenza dei sintomi.

Un trattamento efficace della malattia da virus Ebola richiede un'assistenza di supporto per correggere la disidratazione e la conseguente perdita di elettroliti e prevenire lo shock.

Non ci sono farmaci approvati per il trattamento della malattia da virus Ebola. Tuttavia, sono state somministrate diverse terapie sperimentali durante i recenti focolai. Ma a oggi nessuna è stata ufficialmente autorizzata per il trattamento della malattia.

A oggi è disponibile un vaccino, fortemente raccomandato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità a tutte le persone che sono venute a stretto contatto con casi confermati di Ebola e agli operatori sanitari.

Tuttavia, il vaccino da solo non basta per contenere la malattia. Per questo è necessario adottare specifiche misure di prevenzione dal contagio.

Durante la malattia acuta, misure rigorose di isolamento dei casi e l'uso corretto dei dispositivi di protezione individuale sono essenziali per prevenire la trasmissione agli operatori sanitari.

I pazienti guariti possono continuare a eliminare il virus dalle urine, dalle secrezioni e dal latte materno.
In altre parole, continuano ad essere contagiosi. Quindi va posta particolare attenzione alla prevenzione della trasmissione del virus nel periodo di convalescenza.

Il recupero dei pazienti dipende da una buona assistenza clinica di supporto e dalla risposta immunitaria del paziente stesso. Gli studi dimostrano che le persone guarite dall'infezione del virus Ebola hanno anticorpi che possono essere rilevati nel sangue fino a 10 anni dalla guarigione.

 

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  • A cura di: Caterina Rizzo
    Area Funzionale di Percorsi Clinici ed Epidemiologia
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Ultimo Aggiornamento: 13  Giugno 2022 


 
 

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