Giocare, a cosa serve e perché è importante

Attraverso il gioco il bambino conosce e sperimenta il mondo. Deve avere quotidianamente del tempo libero per dare spazio alla fantasia, alla creatività, all'immaginazione e giocare a ‘fare finta che…' 

Giocare è una cosa seria, ricordava anni fa Bruno Munari, pittore futurista, designer, tipografo, educatore e poeta. Per tutta l'infanzia, e anche in adolescenza, il gioco non è solo svago e divertimento, ma è l'attività principale attraverso cui conosciamo e ci sperimentiamo nel mondo, non solo nell’infanzia.

Numerosi studi mostrano che l'attività di gioco è lo stimolo migliore per lo sviluppo emotivo e cognitivo dei bambini.

Conoscere il valore del gioco vuol dire dunque imparare a rispettarne i tempi e i luoghi che servono quotidianamente a ogni bambino per giocare liberamente.

Attraverso l'attività del gioco il bambino può sperimentare e sperimentarsi utilizzando la fantasia, la creatività e l'immaginazione. Facendo finta che… scopre esperienze fondamentali per il suo sviluppo cognitivo, sociale e affettivo.  

Il gioco nel primo anno di vita passa attraverso la relazione con il corpo dei genitori. Molte ricerche sullo sviluppo del cervello, infatti, indicano che sia lo sviluppo delle capacità di movimento sia lo sviluppo delle capacità di conoscere (sviluppo cognitivo) sono favoriti dalla relazione con il corpo dei genitori.

Nei primi mesi, tenere i bambini a contatto con il proprio corpo, magari portandoli con una fascia o con un marsupio adatto all'età, favorisce una regolazione delle funzioni vitali, la riduzione dello stress e la comunicazione tra bambino, mamma e papà.

Dopo i primi mesi di vita, il corpo del genitore – con l'aiuto di un materasso da tenere per terra nella cameretta o in soggiorno – può diventare la palestra su cui far giocare il bambino. Arrampicandosi, spingendosi e rotolandosi insieme, genitori e bambini apprenderanno le nuove capacità motorie: a stare seduto, gattonare, alzarsi in piedi da solo.

Oltre alle capacità motorie, anche i sensi si sviluppano progressivamente nel primo anno. A 4-6 mesi, i giochi possono essere dedicati a stimolare la sensorialità, cioè la capacità di cogliere le informazioni con i sensi: vista, udito, tatto, gusto e olfatto.

Il bambino ama toccare, muovere, osservare, annusare, ascoltare, assaggiare. Impara a conoscere sé stesso e il mondo che lo circonda. E gli oggetti più interessanti e stimolanti per lui sono proprio quelli che ci circondano nella vita quotidiana. Una scelta utile in questa fase è la preparazione del cosiddetto "cesto dei tesori".

Si prende un bel cesto, di stoffa o vimini e lo si riempie con oggetti della vita di tutti i giorni, adatti ai bambini piccoli, scegliendo materiali, forme e colori diversi: un cucchiaio da cucina di legno, un pennello per il trucco, una bottiglietta, uno spazzolino da denti, una spazzola, un rotolo di nastro adesivo. Il bambino sarà incuriosito dagli oggetti perché sono quelli che usiamo ogni giorno.

La manipolazione e il contatto con materiali diversi stimolerà lo sviluppo delle capacità di movimento e dei sensi. Quando il bambino avrà giocato ed esplorato a lungo questi oggetti, potranno essere sostituiti mischiando oggetti nuovi a quelli già conosciuti.

Ovviamente vanno evitati accuratamente oggetti piccoli che possono essere pericolosi se inalati (possono finire nelle vie aeree e ostruirle). Sempre scegliendo gli oggetti con cura, si può anche immaginare un piccolo sacchetto dei tesori da viaggio, per intrattenere il bambino mentre si è fuori casa. 

A partire dal secondo anno di vita il gioco si trasforma e i bambini cominciano a "fare finta di": è l'inizio del cosiddetto gioco simbolico. Il gioco simbolico è un'esperienza fondamentale per lo sviluppo cognitivo, sociale e affettivo di tutti i bambini.

Durante il gioco simbolico, il bambino si trova in una condizione speciale: può esplorare il mondo della fantasia, confrontarsi con un numero infinito di situazioni e in questo modo allargare il suo campo di azione oltre il mondo che lo circonda.

Ogni giorno il bambino potrà decidere, giocando, di vivere nuove avventure, nuovi incontri, nuove sfide. E tramite queste esperienze potrà entrare in contatto con le proprie emozioni e con le proprie risorse per migliorare la conoscenza di sé stesso e del mondo intorno a lui.

Imparerà così a esprimere le proprie potenzialità in una situazione protetta, perché nel gioco simbolico il bambino può sempre scegliere come va a finire.
Giocare diventa così una palestra di vita, ma anche un luogo speciale per la comunicazione e lo scambio affettivo tra il bambino e gli adulti che se ne prendono cura. 

Questo percorso inizia con il così detto gioco imitativo: tra i 12 e i 18 mesi i bambini iniziano a imitare le azioni di accudimento e i gesti che vivono quotidianamente (cullare, dare la pappa, dormire, bere). Sono anticipazioni del vero gioco simbolico, di solito a questa età il bambino riesce a giocare solo alla presenza e grazie all'aiuto dell'adulto.

Dai due anni i bambini allargano queste imitazioni creando delle brevi storie (cucinare la pappa e portarla alla mamma, imitare un animale che compie un'azione, pulire con la scopa). L'ispirazione è data sempre dalle azioni che il bambino vede accadere intorno a sé.

Il bambino ha bisogno di oggetti reali da usare in modo simbolico (il bicchiere per far finta di bere, le pentoline per far finta di cucinare). Gioca alla presenza di altri bambini, ma senza una reale collaborazione nel gioco. Parallelamente al gioco simbolico emerge poco alla volta il linguaggio.

Dai tre anni in poi le trame di gioco diventano sempre più articolate, i bambini si travestono impersonando i protagonisti delle loro storie e successivamente utilizzano pupazzi o personaggi per mettere in scena le loro storie.

Il materiale di gioco è utilizzato in modo sempre più simbolico (un pennarello può diventare un biberon, un pezzo di costruzione diventa un animale) fino a non aver bisogno quasi di nulla per poter inventare personaggi e storie.

Il bambino si intrattiene per tempi sempre più lunghi dietro le sue fantasie, riesce a giocare da solo così come con altri bambini in un vero scambio relazionale.  

Verso i 5 anni il bambino inizia a coinvolgersi in giochi più articolati che prevedono il rispetto di regole (il gioco dell'oca, "un due tre stella", fino a giochi da tavola più complessi).

Questi giochi permettono al bambino di confrontarsi con i coetanei imparando l'importanza e il valore delle regole. Il giocare diventa allora una palestra di vita per i cittadini del domani.

Un'esperienza spontanea e preziosa per imparare l'importanza del rispetto dell'altro e il valore morale delle regole all'interno della società.

Giocare, a cosa serve e perché è importante

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  • A cura di: Francesca Bevilacqua*, Francesco Gesualdo**
    *Unità Operativa di Psicologia Clinica
    **Unità di Ricerca di Medicina Predittiva e Preventiva
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 17  Agosto 2022 


 
 

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