I primi 1000 giorni che cambiano la nostra vita

Periodo che va dal concepimento ai 2 anni di vita. È molto importante per il futuro sviluppo del bambino 

Fino a qualche decennio fa, pensavamo che le caratteristiche fisiche, biologiche e i comportamenti di tutti noi prendessero origine esclusivamente dai geni che abbiamo ereditato dalla madre e dal padre. Oggi, è ormai chiaro che le cose vanno diversamente e che non sono così semplici. Lo sviluppo dell’essere umano dipende certamente dai geni che ciascuno di noi ha ereditato. Ma fin dall’inizio il loro funzionamento è sotto il controllo di “messaggi” che arrivano dall’ambiente.

L’ambiente in cui viviamo comincia a influenzare il funzionamento dei geni fin da prima del concepimento, a partire dagli ovociti materni e dagli spermatozoi paterni. Subito dopo il concepimento, i “messaggi” dell’ambiente arrivano al feto attraverso l’utero della madre e in seguito, dopo la nascita, direttamente dall’ambiente in cui vive il bambino. In altre parole, non siamo “predeterminati” dai nostri geni. L’ambiente intorno a noi, le persone che ci circondano e perfino gli stimoli psicologici sono in grado di regolare il funzionamento dei nostri geni, di “spegnerne” alcuni e di “accenderne” altri, di rallentarne il funzionamento o di accelerarlo. È quindi caduto il mito secondo cui le nostre caratteristiche, i nostri talenti e i nostri limiti dipenderebbero esclusivamente dai geni che abbiamo ereditato. Dipendono sì dai geni, ma il comportamento dei nostri geni è controllato a sua volta dall’ambiente.

Perché mai l’ambiente influenza in maniera così decisiva il funzionamento dei nostri geni? La caratteristica più importante degli esseri viventi è probabilmente la capacità di adattarsi all’ambiente in cui si trovano a vivere. Vegetali, batteri, virus, gli animali dai più semplici ai più complessi sono sopravvissuti e si sono evoluti per milioni di anni adattandosi ad ambienti molto differenti – dalle profondità degli oceani alle foreste tropicali – e per giunta in continuo mutamento. Basta pensare alla storia della terra e all’alternarsi di periodi glaciali a periodi in cui il ghiaccio si ritira e la temperatura aumenta. 
Adattarsi all’ambiente è talmente importante che gli organismi viventi hanno sviluppato numerosi meccanismi di adattamento. Uno di questi meccanismi è stato scoperto in questi ultimi decenni e si sta rivelando di enorme importanza per il futuro dei nostri bambini e delle generazioni che verranno. Si parla di solito di “primi mille giorni” perché è in questo periodo di tempo, dal concepimento fino ai due anni di età, che si forma gran parte del nostro organismo. E proprio perché “in via di costruzione”, è più facile modificarlo, adattarlo all’ambiente. Nel gergo scientifico si dice che nei primi periodi di vita l’organismo è plastico, cioè è più facilmente malleabile. Una volta “terminata la costruzione”, sarà sempre possibile portare qualche modifica, ma naturalmente sarà via via più difficile e le modificazioni che potremo portare saranno sempre più limitate. 

Durante i primi mille giorni è particolarmente fitto il dialogo tra l’ambiente e i nostri geni che continuano a domandare all’ambiente: l’edificio che stiamo costruendo – l’organismo del feto e poi del neonato - è adatto all’ambiente dove dovrà vivere oppure dobbiamo portare qualche modifica? Ci sarà molto da mangiare oppure siamo in un periodo di carestia? Siamo in un’epoca di pace oppure dobbiamo preparare l’organismo a un susseguirsi di pericoli e di stress? Per porre queste domande, il nostro DNA, la stessa molecola che contiene i geni, ha sviluppato un insieme di “antenne” estremamente sensibili. Solo in questi anni stiamo cominciando a comprenderne il funzionamento.
Cosa succede, ad esempio, se arriva al nostro DNA il messaggio che “siamo in un periodo di carestia”?  Se fosse in grado di parlare, il DNA del feto probabilmente direbbe: “Siamo in carestia e quindi è molto probabile che, quando saremo nati, ci sarà ben poco da mangiare. Meglio attrezzarsi: regoliamo il nostro metabolismo in modo che risparmi le molecole più ricche di energia come i grassi e gli zuccheri e che, se appena ne trova, le accumuli.” Certamente questo meccanismo ha salvato la vita di molti dei nostri antenati anche perché la regolazione impostata nei primi mille giorni dura poi per tutta la vita. 
Certamente, la nostra salute, ma anche le nostre malattie, dipendono in larga misura da questo dialogo: da quanto bene sono state poste le domande e da come sono state interpretate le risposte. Sappiamo per certo che gran parte delle malattie dell’adulto e dell’anziano, dalle malattie cardiovascolari alle malattie neurodegenerative e ai tumori, originano nei primi mille giorni, proprio da errori o distorsioni del dialogo tra geni e ambiente. I primi 1.000 giorni sono certamente un momento cruciale per il nostro sviluppo e sono quindi una straordinaria finestra di opportunità. Oggi abbiamo la possibilità di intervenire nelle primissime fasi della vita per orientare verso la salute tutta la vita a venire. Stiamo imparando i comportamenti, le abitudini alimentari, le caratteristiche dell’aria necessari per promuovere la salute del bambino e, al contempo, per preparare un’età adulta e una vecchiaia sane e attive. È un’opportunità che non possiamo perdere.


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  • A cura di: Alberto Giovanni Ugazio, Myriam Mathieu
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Ultimo Aggiornamento: 19 luglio 2021


 
 

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