Ipercolesterolemia familiare

Malattia rara. Per i bambini affetti da questa malattia genetica è fondamentale attenersi a una dieta sana e praticare molta attività fisica 

L'ipercolesterolemia familiare è una malattia genetica caratterizzata da una elevata concentrazione di colesterolo nel sangue, il suo deposito nei tessuti e nei vasi e la comparsa precoce di problemi cardiovascolari (infarto, ictus, etc.). 

Il meccanismo con cui si genera l'ipercolesterolemia è ben chiarito, ed è legato ad una mutazione del gene che contiene le informazioni necessarie per produrre una proteina: il recettore per il colesterolo LDL (LDL-R) presente nel fegato. Contrariamente a quanto comunemente si pensi, il colesterolo che circola nel sangue non proviene tutto dall' alimentazione; al contrario, la maggior parte viene prodotta dal fegato, con lo scopo di garantire tutte le importantissime funzioni che il colesterolo svolge in molti meccanismi complessi del nostro organismo.

Normalmente il recettore per il colesterolo LDL funziona come un sensore capace di sentire la concentrazione di colesterolo nel sangue e di produrne la quantità adeguata. Se questa proteina è alterata e pertanto non è in grado di svolgere correttamente la propria funzione di controllo della produzione di colesterolo, il risultato è che aumenterà inevitabilmente la quantità di colesterolo nel sangue. Essendo una mutazione geneticamente determinata fin dalla nascita, nelle persone affette il colesterolo è molto alto fin dall'infanzia.

La forma grave in omozigosi (ovvero con tutti e due i geni per i recettori per il colesterolo LDL alterati da una mutazione) è molto rara (prevalenza 1: 750.000-1.000.000). Questa patologia viene ereditata con modalità autosomica codominante: se entrambi i genitori sono portatori di un gene alterato, il 25% dei figli sarà affetto da una forma più grave (Omozigote o Eterozigote composto) e il 50% sarà affetto e portatore, proprio come loro, di una sola copia alterata del gene (forma eterozigote). La forma eterozigote è abbastanza frequente (1 ogni 380-500 individui ).
La forma in omozigosi (ovvero con tutti e due i geni per il recettore per il colesterolo LDL alterati da una identica mutazione) è la più grave ed è molto rara (prevalenza 1: 750.000-1.000.000). Mutazioni diverse associate nello stesso paziente determinano quadri con caratteristiche cliniche intermedie ( Eterozigoti composti). Tipicamente sono affetti più soggetti all'interno dello stesso nucleo familiare. 

Nella forma grave in omozigosi il colesterolo può essere molto elevato (anche 4-6 volte il valore normale) e possono essere presenti segni clinici anche evidenti, come per esempio gli xantomi, cioè depositi di colesterolo visibili sulla pelle, o l'arco corneale, vale a dire depositi di colesterolo lungo la cornea; qualche volta però, per ragioni non del tutto chiarite, il colesterolo non si deposita in maniera evidente, ma si accumula solo nelle arterie e il primo segno può essere un infarto, anche fatale, in età pediatrica. 

I bambini affetti dalla forma in eterozigosi non hanno invece alcun segno o sintomo. Non è un caso che in Italia venga diagnosticato meno dell'1% dei pazienti con la forma eterozigote. I valori di colesterolo nel sangue sono in genere 2-3 volte la norma. La formazione della placca è un processo lungo decenni che comincia a partire dall'età pediatrica e può condurre all'infarto in età giovane-adulta con un rischio 20 volte aumentato rispetto alla popolazione generale.

Il sospetto diagnostico può essere confermato da un semplice dosaggio dei livelli di colesterolo nel sangue e da una attenta raccolta della storia dei familiari. La diagnosi può essere ulteriormente confermata ricercando le mutazioni note del gene recettore per il colesterolo LDL o, meno frequentemente, di altri geni (APO-B, PCSK9, LDLRAP1). 

Nei bambini affetti dalle forme più severe è quasi sempre necessario effettuare terapie aggressive (LDL-aferesi, cioè lavaggio del sangue con assorbimento specifico del colesterolo LDL; anticorpi monoclonali di nuova generazione). 
Quanto ai bambini con la forma eterozigote, se diagnosticati e trattati prima che inizi il danno alle arterie, non sviluppano in età adulta malattie cardiovascolari e hanno una aspettativa di vita sovrapponibile alle persone che non presentano questa malattia. La terapia prevede l'abitudine a una dieta sana, povera di grassi saturi, e una regolare attività fisica, in associazione a farmaci che abbassano il colesterolo (statine). 

La prevenzione secondaria della malattia cardiovascolare si raggiunge attraverso la diagnosi precoce e il raggiungimento di valori di colesterolemia adeguati.

La prognosi nel tempo è influenzata principalmente dalla capacità di evitare la formazione della placca aterosclerotica. Nei bambini con la forma di Ipercolesterolemia Familiare in omozigosi, la prognosi dipende dalla capacità di abbassare i livelli di colesterolo nel sangue in maniera costante, cosa non sempre facile da ottenere.
Nei bambini affetti dalla forma di Ipercolesterolemia Familiare in eterozigosi diagnosticati in età prescolare/scolare e adeguatamente trattati la prognosi è sempre eccellente.

  • Ipercolesterolemia familiare omozigote di tipo IIa: Codice RCG070
  • Ipercolesterolemia familiare omozigote di tipo IIb: Codice RCG070

 

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  • A cura di: Paola Sabrina Buonuomo
    Unità operativa di Malattie Rare e Genetica Medica
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 19 aprile 2021


 
 

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