Laparoscopia e chirurgia mininvasiva

Insieme di tecniche finalizzate a ridurre al minimo il trauma per il paziente e accelerare il decorso postoperatorio 

Con il termine laparoscopia, abbastanza popolare ma non corretto, si definisce un insieme di tecniche chirurgiche più correttamente definite come "Chirurgia Minivasiva". Con queste tecniche sono oggi possibili molte procedure per le quali veniva usata la tecnica tradizionale di “open surgery” (chirurgia a cielo aperto)  o chirurgia con "taglio", per intendersi.
Ogni procedura chirurgica, ma anche alcune procedure diagnostiche, prevedono una "invasione" del corpo umano, cioè una "offesa" alla sua integrità.
Essere mininvasivi vuol dire quindi invadere il corpo il meno possibile per ottenere un risultato positivo.
Esiste la Laparoscopia, la Toracoscopia, la mediastinoscopia, la Robotica, l'endoscopia digestiva, l'endoscopia urologica, la NOTES (Natural Orifice Translumenal Endoscopic Surgery – chirurgia attraverso orifizi naturali), e anche, per quanto possa sembrare una contraddizione, la chirurgia con taglio limitato. Molti interventi effettuati in passato con le tecniche tradizionali, possono essere eseguiti oggi con queste metodiche.
La mininvasività  è una filosofia di lavoro quotidiano che viene rivolta a tutti gli aspetti delle cure, sia verso il paziente che alla famiglia.
È un concetto di assistenza complesso e di non facile applicazione che necessita di una preparazione particolare, e di una strumentazione tecnica adeguata.
La mininvasività è nata al tempo dei faraoni egizi: craniotomie, vale a dire resezioni del cranio di minime dimensioni effettuate su pazienti che cadendo si procuravano ematomi intracranici. Solo dopo circa 2000 anni è tornata in uso per le difficoltà che si incontrano dal punto di vista della strumentazione e delle tecnologie necessarie. Dagli inizi del 1900 alcuni pionieri hanno iniziato pratiche chirurgiche mininvasive.
L’utilizzo di cure mininvasive su pazienti al di sotto dei diciotto anni, ha inizio negli anni 70 dello scorso secolo e solo in pochissimi centri. La robotica in pediatrica è molto più recente (2010). 

La chirurgia mininvasiva è una procedura chirurgica effettuata nel 95% dei casi in anestesia generale, mediante introduzione attraverso la cute di una telecamera a fibre ottiche utilizzata per avere una visione diretta della cavità dove si opera e dell'organo bersaglio del nostro interesse, più una serie di strumenti, sempre inseriti attraverso la cute, per l’operazione chirurgica vera e propria. I chirurghi osservano su di uno schermo quanto stanno eseguendo con gli strumenti miniaturizzati all'interno della cavità. 

Tutte queste tecniche riducono il rischio legato al taglio, riducono le deformazioni conseguenti ad alcuni tipi di procedura (toracoscopia ad esempio), e riducono il formarsi di aderenze. I limiti, a parte quelli esposti, sono legati al fatto che l'operatore deve avere un'esperienza specifica – la curva di apprendimento varia da tipo a tipo di procedura (molto alta per la toracoscopia, media per la laparoscopia, relativamente bassa per la robotica ad esempio) e a limiti strettamente tecnici e strumentali.

In teoria si, in pratica dipende da diversi fattori:

  • Bisogna aver fatta propria la filosofia;
  • Bisogna disporre della strumentazione necessaria;
  • Bisogna avere l'esperienza necessaria. 

Il chirurgo mininvasivo e il chirurgo generale sono la stessa persona. Non si può e non si deve praticare queste tecniche se non si ha una solida preparazione in chirurgia tradizionale. Qualunque incidente di percorso deve poter essere affrontato con competenza e tempismo, e non si può attendere un altro gruppo di esperti in quella metodica. Vuol dire che anche una procedura mininvasiva può essere trasformata a giudizio del chirurgo in una procedura di chirurgia “a cielo aperto” o tradizionale in qualunque momento dell'intervento, perché la procedura deve essere curativa, vantaggiosa e priva di rischi per il paziente. Se viene a cadere uno di questi presupposti cade il senso di utilizzare questa tecnica.

Il rapporto con un medico è una questione di stima e fiducia. La certezza deve essere quella di avere di fronte un professionista esperto, di buonsenso e aperto. Sarà proprio lui a dirvi cosa fare e chi coinvolgere nell’intervento specifico. Scegliete quindi con il vostro buonsenso il medico e lui sceglierà poi il tipo di procedura più valida per vostro figlio.

 

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  • A cura di: Alessandro Inserra
    Unità Operativa di Chirurgia Generale e Toracica
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Ultimo Aggiornamento: 09 novembre 2021


 
 

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