Mare: meduse e altri incontri pericolosi

Tutto quello che dobbiamo sapere per proteggere i nostri bimbi dagli animali con i tentacoli urticanti 

Sembrano dei polipi rovesciati. Hanno un aspetto gelatinoso, colori scintillanti, filamenti fluorescenti. È un piacere osservare l'agilità delle contrazioni che le fa muovere per propulsione. Eppure, a dispetto del loro aspetto elegante e sinuoso, le meduse possono rappresentare un fastidioso pericolo per i nostri bimbi. Ecco qualche consiglio su cosa fare in caso di contatto con questi affascinanti animali marini, composti per lo più di acqua e capaci di irritare la nostra pelle.

No, la medusa non punge, né morde. I suoi tentacoli emettono una sostanza urticante per la pelle, che causa irritazioni cutanee dolorose, gonfiore e arrossamento. Per avere questa reazione cutanea, non è necessario essere sfiorati dalla medusa: basta solo entrare in contatto con il liquido urticante che libera attraverso i suoi filamenti.

Al primo contatto tra la pelle e la medusa, il bambino percepisce un forte bruciore e dolore. Subito dopo la pelle si irrita, diventa rossa, e compaiono piccoli pomfi (rigonfiamenti della cute) che somigliano all’orticaria. La sensazione di bruciore comincia ad attenuarsi dopo 10-20 minuti. Poi il bimbo inizia ad avvertire un intenso prurito.
Se viene colpita un'area più estesa del 50% del corpo del bimbo, l'intensità di dolore e del bruciore può diventare insopportabile.

La prima cosa da fare è tranquillizzare il bambino e farlo respirare normalmente. Se si è vicini alla riva, farlo uscire dall'acqua. Se ci si trova al largo, sorreggere il bambino e richiamare l'attenzione per farsi aiutare, specie se anche l'accompagnatore è venuto a contatto con la medusa. Per prima cosa verificare che non vi siano parti di medusa rimaste attaccate alla pelle e, nel caso, eliminarle delicatamente con le mani. Se non si dispone di medicamenti, può essere utile far scorrere acqua di mare sulla parte interessata per tentare di diluire la sostanza tossica non ancora penetrata.

La medicazione corretta consiste nell'applicazione di Gel astringente al cloruro d'alluminio. Il Gel astringente ha un'immediata azione antiprurito e blocca la diffusione delle tossine. Purtroppo non è ancora diffusa in Italia l'abitudine di portare con sé questo gel, che è utile anche per le punture di zanzara. In mancanza di questa pomata, si può usare una crema al cortisone anche se ha un effetto più ritardato: entra in azione dopo 20-30 minuti dall'applicazione, cioè quando la reazione dovrebbe aver già superato il suo picco.
Evitare di grattarsi o di strofinare la sabbia sulla parte dolorante. E non usare medicazioni estemporanee con ammoniaca, aceto, alcool o succo di limone: peggiorerebbero la situazione.

Se immediatamente dopo il contatto, la reazione cutanea si diffonde e compaiono difficoltà respiratorie, pallore, sudorazione e disorientamento, chiamare il 118 e spiegare di cosa si tratta: si riceveranno le istruzioni sul da farsi in attesa che arrivi il personale di Pronto Soccorso.

L'area di pelle colpita dalle meduse rimane sensibile alla luce solare e tende a scurirsi rapidamente. Per evitare che la pelle si macchi, è bene evitare pomate antistaminiche e occorre tenere l'area colpita coperta o ben protetta da uno schermo solare, fino a quando la razione infiammatoria non scompare (non più di due settimane).

Nel periodo estivo aumenta la possibilità di avere contatti sgradevoli con alcuni organismi marini che possono indurre sintomi molto fastidiosi. 

La tracina è un piccolo pesce che vive sui fondali sabbiosi, mentre lo Scorfano predilige zone più dure e rocciose. 

L’esposizione cutanea alle spine di questi pesci provoca un dolore acuto e intenso associato a gonfiore più o meno diffuso (di solito agli arti), indotto da tossine termolabili. 

Il dolore, che si estingue in 24 ore, in alcuni casi può perdurare anche giorni. È possibile avere anche in questi casi, per fortuna poco frequenti, delle reazioni più gravi con sintomi che richiedono l’ospedalizzazione. 

Non esistono provvedimenti sicuri al 100%, ma al di la delle numerosissime pratiche utilizzate, a volte anche discutibili, l’indicazione terapeutica più indicata è quella di applicare acido acetico al 5% (aceto di cucina) e dalla immersione della parte coinvolta in acqua calda. La temperatura dell’acqua dovrebbe essere la più calda tollerabile, per un tempo di almeno 20 minuti. 
La terapia locale è possibile e si avvale dell’uso di creme a base di cortisonici o antistaminici. Il paracetamolo può essere somministrato nel caso la precedente cura non abbia ottenuto il risultato voluto. 

Nei casi gravi è consigliabile rivolgersi a una struttura ospedaliera. 
Si tenga a mente che le ferite, per quanto piccole, rappresentano una finestra aperta sul mondo circostante e possono essere quindi la porta di entrata per infezioni: per esempio tetano, che dovrebbe tuttavia essere scongiurato, se il bambino ha eseguito le vaccinazioni previste dal calendario vaccinale. Il consiglio è quello di tenere sotto controllo la zona nei giorni successivi, per verificare che non compaiano segni di infiammazione e infezione (ulteriore gonfiore e arrossamento, febbre ecc.). In questo caso, il medico valuterà l’opportunità di ricorrere a cortisonici e antibiotici. 

 

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  • A cura di: Sebastian Cristaldi
    Unità Operativa di Pediatria dell'Emergenza
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 28 luglio 2021


 
 

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