
Anche se la pandemia da COVID sta calando, il rischio rimane sempre molto alto per alcune fasce di popolazione. La variante Omicron – nella sua attuale forma di sottovariante JN.1 (71%) e BXX 1.5 (8%) - risulta ormai largamente predominante nel nostro Paese, in linea con quanto già segnalato in altri Paesi Europei.
Questa variante ha una maggiore trasmissibilità rispetto alle varianti precedenti (Delta)., Le 32 mutazioni presenti rispetto al ceppo originario a livello della proteina "spike" consentono infatti alle varianti Omicron non solo di invadere le cellule più facilmente (e quindi a moltiplicarsi con elevata rapidità), ma anche di infettare coloro che sono vaccinati o guariti.
Tuttavia la patogenicità delle ultime varianti di Omicron è sufficientemente bassa e negli ultimi mesi anche la diffusione si è progressivamente ridotta passando da una incidenza di casi oltre 100/100.000 di novembre-dicembre all’attuale di 1,5/100.000 di febbraio-marzo.
I sintomi principali che si presentano in soggetti infettati dalla variante Omicron, come riportato fin dai primi studi inglesi, sono:
- Mal di gola – frequente e in alcuni casi anche con deglutizione dolorosa;
- Naso che cola;
- Mal di testa;
- Senso di affaticamento;
- Starnuti.
Tuttavia i dati disponibili mostrano una forte riduzione del rischio di ricovero per Omicron rispetto a Delta. Nello specifico, si stima che una persona infettata dalla variante Omicron di SARS-CoV-2 abbia tra il 31% e il 45% in meno di probabilità di aver bisogno di cure di emergenza rispetto alla variante Delta, e il 50-70% in meno di probabilità di essere ricoverata in ospedale.
Ma, come riportato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), fino al 90% dei pazienti con malattia grave non sono vaccinati: quindi, chiaramente, i vaccini stanno avendo un impatto enorme anche sulle nuove varianti.
È stata tuttavia osservata, dopo due dosi di vaccino, una riduzione significativa nell'efficacia vaccinale contro la malattia sintomatica da Omicron rispetto a quella da Delta, mentre dopo la terza dose "booster" si osserva un’efficacia ancor maggiore. Questo è particolarmente evidente dopo la vaccinazione bivalente che contiene anche antigeni di Omicron.
Sulla base dei dati disponibili relativi a trasmissione, gravità, reinfezione, diagnostica, terapeutica e impatto dei vaccini, il gruppo dell’OMS ha sottolineato che le sottovarianti di BA.2 devono continuare a essere considerate varianti preoccupanti, rimanendo classificate come Omicron (JN.1).
Questa variante Omicron JN.1 ha un vantaggio di crescita rispetto a lle precedenti. Questo vantaggio di crescita spiega perché attualmente JN.1 sia la variante dominante che circola a livello globale.
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