
Il sovrappeso e l’obesità indicano entrambi un eccesso di grasso corporeo ma si distinguono per grado. Nei bambini e negli adolescenti la classificazione si basa sull’indice di massa corporea (BMI) riportato sulle curve di crescita: il sovrappeso è definito da un BMI sopra l’85° percentile e l’obesità oltre il 97° percentile.
Per valutare in modo adeguato l'eccesso di grasso vengono usati, in centri specialistici, il plicometro (strumento che misura lo spessore del grasso sottocutaneo) e/o l'impedenzometria (determina l'acqua corporea e per differenza si valuta la massa grassa corporea).
Un aumento di una o due curve di centili del peso nel processo di crescita del bambino deve far porre l'attenzione del pediatra e dei genitori su una possibile evoluzione verso l'obesità.
Il sovrappeso e l’obesità in età pediatrica non sono solo una questione estetica ma condizioni che aumentano il rischio di disturbi fisici e psicologici che possono poi diventare cronici.
Tra le conseguenze più comuni ci sono:
- Ipertensione;
- Accumulo di grasso a livello del fegato (steatosi con o senza rialzo delle transaminasi);
- Incremento dell'insulina, con possibile evoluzione verso un diabete di tipo 2;
- Aumento del colesterolo, e/ o dei trigliceridi e dell'acido urico;
- Disturbi motori e ortopedici;
A lungo termine, possono predisporre a malattie cardiovascolari, problemi respiratori e alterazioni del sonno.
Da un punto di vista psicologico, i bambini affetti da obesità possono sperimentano bassa autostima, isolamento sociale e discriminazione, con effetti negativi sul benessere psicologico e sul rendimento scolastico.
La crescita dei bambini con eccesso ponderale può apparire nella prima fase più rapida rispetto ai coetanei, ma nel tempo tende a stabilizzarsi o a rallentare. L’accumulo di grasso può influenzare la maturazione ossea e puberale, portando in alcuni casi anche ad un anticipo della pubertà, soprattutto nelle ragazze.
Il monitoraggio costante della crescita con strumenti standardizzati è fondamentale per distinguere un normale aumento ponderale da un reale stato di sovrappeso o obesità.
L'obesità infantile è legata ad altri fattori:
- Costituzione (familiarità: un bambino con entrambi i genitori obesi ha l'80% di probabilità maggiore di andare incontro al sovrappeso con possibili evoluzioni verso l'obesità);
- Abitudini alimentari incongrue, con ritmo dei pasti alterati o selettività per certi alimenti;
- Sedentarietà.
La restante percentuale (2 - 3%) è legata a cause di altra natura:
- Genetiche (sindromi in cui frequentemente si associano obesità - bassa statura - ritardo mentale);
- Ormonali (è assai raro che in età pediatrica l'obesità dipenda da un cattivo funzionamento della tiroide);
- Terapie farmacologiche prolungate (ad esempio cortisone assunto a grandi dosi per anni).
Studi effettuati sulle abitudini alimentari di bambini in sovrappeso hanno evidenziato:
- Eccessi di proteine (in particolare di derivazione animale) e grassi;
- Carenze di carboidrati complessi e di fibre (frutta, verdura e legumi);
- Ritmi di alimentazione incongrui (colazione spesso assente, spuntini o merende molto ricche, spizzicare continuo, doppi secondi piatti ai pasti principali).
In questi casi risulta fondamentale indirizzare il più precocemente possibile il bambino verso corrette abitudini alimentari, senza demonizzare alcun cibo e stimolando il bambino ad uno stile di vita attivo.
La prevenzione e il trattamento dell’obesità infantile si basano innanzitutto su abitudini sane e sostenibili.
Un’alimentazione equilibrata deve includere frutta, verdura, legumi, cereali integrali e ridurre zuccheri, bevande dolci e cibi ultraprocessati. L’acqua deve essere la bevanda principale.
L’attività fisica quotidiana è essenziale: almeno 60 minuti al giorno di movimento moderato o intenso, alternando giochi all’aperto, sport e camminate. Anche il sonno adeguato e la limitazione del tempo davanti agli schermi sono fattori chiave per il benessere complessivo del bambino.
È importante seguire alcune regole di buona condotta:
- Iniziare la mattina con una buona colazione;
- Prevedere due spuntini, uno a metà mattina e uno il pomeriggio - preferibilmente a base di frutta;
- Mangiare verdura a pranzo e cena;
- Scegliere di comporre il pasto in modo equilibrato (carboidrati complessi, fibre, grassi vegetali, proteine e frutta fresca)
Il percorso di cura ideale deve essere multidisciplinare e coinvolgere famiglia, pediatra, dietista, psicologo e, se necessario, lo specialista in endocrinologia pediatrica. L’obiettivo non è una perdita di peso rapida, ma la modifica graduale e duratura dello stile di vita, con il sostegno dell’intero nucleo familiare. La prevenzione inizia in famiglia, a scuola e nella comunità, attraverso l’educazione alimentare e la promozione del movimento fin dalla prima infanzia. È importante che il bambino si senta parte di un percorso positivo di salute.
La complessità dei fattori che intervengono nello sviluppo dell'obesità in età pediatrica, associata alle complicanze già presenti in questa fase della vita, pone la necessità di occuparsi del problema il più precocemente possibile. Il pediatra di famiglia sarà sempre il riferimento più indicato nell'evidenziare i problemi e nell'indirizzare la famiglia quando non si abbia una risposta adeguata o si sospetti la possibilità di forme complicate.
Centri di II e III livello come l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù possono fornire le risposte atte ad evidenziare e studiare le complicanze, motivare i ragazzi e le famiglie al cambiamento, prevedere percorsi di intervento più intensivi e/o di tipo riabilitativo, comprendenti la chirurgia bariatrica in alcuni casi adolescenziali estremamente gravi.
I farmaci non rappresentano la prima scelta nel trattamento dell’obesità in età pediatrica. Il loro impiego è riservato a casi selezionati di obesità grave, quando le modifiche dello stile di vita non sono sufficienti e sussistono complicanze metaboliche importanti.
Negli ultimi anni sono stati studiati alcuni farmaci che agiscono sul senso di fame e sulla regolazione del metabolismo, ma devono essere prescritti solo in centri specialistici e sempre in associazione a un programma di educazione alimentare e attività fisica.
La terapia farmacologica non sostituisce mai l’intervento comportamentale: rappresenta un supporto aggiuntivo in situazioni specifiche, sotto stretto controllo medico.
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