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Papilloma virus e carcinoma cervicale

L'infezione da HVP coinvolge l'area genitale e la cervice uterina. La trasmissione avviene con rapporti sessuali non protetti 

Il virus del papilloma umano (human Papilloma Virus, HPV) è un gruppo di virus (oltre 100 ceppi) che infettano la cute e le mucose dell'area genitale maschile e femminile, la superficie della cervice uterina, l’ano e il cavo orale.

Si trasmette attraverso rapporti sessuali non protetti e rappresenta l'infezione a trasmissione sessuale più diffusa nel mondo. Oltre la metà dei soggetti si infetta prima dei 24 anni di età (in Italia circa il 16% della popolazione). Chiunque - se non è vaccinato - può acquisire il virus, ma certamente è più facile infettarsi con l'aumento del numero di partner.

Esistono circa 130 tipi di Papillomavirus, alcuni danno origine a verruche cutanee, altri a condilomi genitali. Altri ancora - ad alto potere cancerogeno - provocano il cancro della cervice uterina, del pene o dell'ano.

Quest'ultima famiglia, che comprende circa 30 ceppi, è riconosciuta come la causa unica del carcinoma della cervice uterina (collo dell'utero). Studi su vastissime popolazioni femminili hanno consentito di identificare la presenza di un papilloma virus in oltre il 99% delle lesioni cancerose.

Altri tipi di papilloma - a basso rischio cancerogeno - danno invece origine a condilomi e verruche che vanno trattati con procedimenti spesso lunghi e con un rilevante impatto psicologico.

Nel 70% dei casi il carcinoma è causato dai tipi 16 e 18; mentre per i condilomi anali e genitali i tipi 6 e 11 sono responsabili nel 90% dei casi. Questa ristrettezza del numero di ceppi dannosi ha permesso lo sviluppo di vaccini che prevengono queste infezioni (vedi nel seguito).

Soltanto una quota esigua delle infezioni da HPV evolve verso il carcinoma: nel 10% circa delle donne infette il DNA del virus è presente nelle cellule della cervice uterina e nel tempo potrà essere responsabile di alterazioni che, in alcuni casi e in maniera lenta e progressiva, daranno origine a un carcinoma. 

Le lesioni cellulari degenerative da HPV possono colpire anche i maschi e, seppure in frequenza minore, possono condurre a tumore (del pene, ano, cavo orale, linfonodi...).

Il carcinoma cervicale è, nel mondo, il secondo tumore femminile per frequenza. Negli USA ogni anno vengono documentati circa 17.600 donne e 9.300 uomini con tumori associati all'HPV.

Le alterazioni cellulari (lesioni precancerose) possono essere identificate precocemente con un esame specifico, il Pap-test, che permette di ridurre del 75% il rischio che queste alterazioni si trasformino in carcinoma. Inoltre, anche quando il Pap-test permette di diagnosticare un carcinoma, la diagnosi in fase precoce consente di trattarlo con successo e in maniera conservativa (cioè senza togliere l'utero) nel 90% dei casi.

Con il vaccino, il Pap-test è considerato il più efficace metodo di prevenzione a disposizione nei confronti del carcinoma della cervice uterina.

Questo test è raccomandato in tutte le donne adulte, anche in quelle che si sono vaccinate per HPV: come abbiamo visto, la vaccinazione previene infatti il 70% dei tumori e rimane quindi alle donne vaccinate un rischio del 30% circa. Purtroppo la percentuale di donne tra i 25 e i 65 anni di età che esegue il Pap test ogni 3 anni è ben lontano dal 100%.

I sintomi dell'infezione da HPV variano da persona a persona e dipendono dal tipo di HPV. Molte persone non sviluppano sintomi ma sono infette da HPV e possono trasmettere l'infezione.

Possono manifestarsi:

  • Forme clinicamente evidenti quali condilomi genitali (sul pene, intorno alla vagina o intorno all'ano: assomigliano a piccoli cavolfiori o cupolette color carne che possono essere grandi o piccole, sollevate o piatte. Possono causare prurito, dolore durante l'attività sessuale e l'evacuazione e stress emotivo dovuto all'aspetto fisico dei condilomi;
  • Forme subcliniche, come i condilomi piatti e le displasie cervicali. Sono infezioni da HPV che non danno sintomatologia, possono essere riconosciute solo nel corso di una visita ginecologica, con la colposcopia o il Pap-test;
  • Forme latenti, senza alcuna manifestazione clinica: il virus è rilevabile solo attraverso sofisticate indagini di biologia molecolare. Queste forme sono le più frequenti: il virus presente in forma latente può essere eliminato spontaneamente dal nostro sistema immunitario, ma in alcuni casi causa un danno cellulare che può progredire fino ad una lesione precancerosa e quindi al tumore.

In molti casi l'infezione da HPV si risolve spontaneamente con il tempo, anche senza trattamenti. Nel caso di verruche e condilomi, questi possono essere trattati con creme o soluzioni locali, congelati con azoto liquido o rimosse chirurgicamente.

I trattamenti richiedono interventi multipli nel tempo in funzione delle dimensioni e del numero delle lesioni. Possono recidivare anche dopo poche settimane o mesi. Alcune donne con verruche genitali possono trasmettere il virus al neonato.

Le lesioni precancerose della cervice uterina devono essere rimosse dal ginecologo per eliminare le cellule anomale e il rischio di evoluzione verso il tumore maligno.

Il Pap-test è un esame che viene effettuato osservando al microscopio cellule prelevate, durante una comune visita ginecologica, a livello del collo dell'utero.

Il prelievo delle cellule avviene mediante una spatolina o con una piccola spazzola di plastica, non è doloroso e non richiede che qualche secondo.

Se le cellule studiate al microscopio risultano di aspetto normale, vuol dire che non ci sono pericoli, altrimenti occorreranno ulteriori accertamenti volti a stabilire il grado della lesione e l'eventuale presenza di un HPV a elevato rischio cancerogeno.

Le società scientifiche internazionali consigliano l'inizio dello screening cervicale (un Pap-test annuale) a partire dal terzo anno di attività sessuale e, comunque, dai 21 anni di età.

In Italia, il Pap test di screening è suggerito ogni 3 anni per le donne tra i 25 e i 64 anni.

Le società scientifiche internazionali consigliano l'inizio dello screening cervicale (un Pap test annuale) a partire dal terzo anno di attività sessuale e, comunque, dai 21 anni di età.

In Italia, il Pap test di screening è suggerito ogni 3 anni per le donne tra i 25 e i 64 anni.

Tra i fattori di rischio riconosciuti per il carcinoma alla cervice, oltre all'infezione pregressa da HPV, presente in oltre il 90% dei casi, possono essere presenti cofattori che concorrono allo sviluppo dei carcinomi quali: il fumo di sigaretta, il virus HIV, l'infezione da Chlamydia, il sovrappeso, la familiarità per carcinoma cervicale, la precocità e la promiscuità dei rapporti sessuali. 


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  • A cura di: Guido Castelli Gattinara
    Istituto Bambino Gesù per la Salute del Bambino e dell'Adolescente
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 05  Luglio 2024 


 
 

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