Paralisi del nervo facciale nei bambini o Paralisi di Bell

La paralisi di Bell è spesso causata da un'infezione virale. Si cura, in alternativa, con corticosteroidi per bocca, con FANS o con farmaci antivirali 

La paralisi del VII nervo cranico (nervo facciale), detta anche paralisi di Bell, consiste in una disfunzione del VII nervo cranico che provoca la perdita totale o parziale dei movimenti di una parte (lato) del volto.

In età pediatrica è importante distinguere tra le varie forme di paralisi di Bell:

  • Congenita, ovvero presente dalla nascita,
  • Acquisita, in seguito a una patologia che si presenta durante il parto o comunque dopo la nascita,
  • Idiopatica, la causa della paralisi non è determinabile.

La Paralisi di Bell è la diagnosi più frequentemente riportata; la causa rimane perlopiù sconosciuta e si parla talora di paralisi "a frigore", poiché a volte avviene in coincidenza con sbalzi termici, in particolare nelle stagioni intermedie, primavera e autunno.

Nella paralisi di Bell, il bambino ha difficoltà a chiudere le palpebre, a corrugare la fronte, a gonfiare le guance. Può perdere di saliva da un angolo della bocca. Il volto appare asimmetrico durante le espressioni del viso. Può essere riportato fastidio ea volte dolore ai suoni.

Di solito la visita medica è sufficiente per porre la diagnosi di paralisi di Bell. In particolare, in ambito pediatrico è necessario escludere cause congenite, chiedere la storia dei sintomi alla nascita, il possibile interessamento di altri nervi cranici o degli arti con necessità di un trattamento specifico, la presenza di sintomi neurologici centrali, come il risparmio della parte motoria dell’occhio, con indicazione a fare un esame di approfondimento, neuroimaging, urgente.

Ai fini diagnostici e prognostici della paralisi di Bell si può ricorrere ad esami neurofisiologici: elettromiografia, elettroneurografia, esame del riflesso corneale "blink reflex". Gli esami neurofisiologici possono risultare fastidiosi per il paziente più piccolo, motivo per cui è previsto, in casi selezionati, l'esecuzione degli esami in corso di Day Hospital dopo sedazione leggera.

Per la corretta esecuzione di tali esami è bene che i familiari riferiscano al medico se il paziente sta seguendo una terapia con anticoagulanti, tipo Warfarin, se soffre di disturbi della coagulazione, se è portatore di pace-maker o stimolatori. Tali evenienze sono tuttavia più frequenti negli adulti che nei bambini.

Se posta diagnosi di una causa infiammatoria della paralisi di Bell, la terapia può essere:

  • Corticosteroidi per bocca;
  • Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) che aiutano a controllare l'infiammazione e che non hanno molti degli effetti collaterali dei corticosteroidi;
  • Eventualmente Farmaci antivirali, in casi selezionati.

In particolare la terapia con farmaci corticosteroidei va iniziata il prima possibile, entro 72 ore.

La prognosi della paralisi di Bell è di solito favorevole, in particolare nelle forme con miglioramento entro le 3 settimane dall’esordio. Oltre i farmaci si consiglia, soprattutto nei casi che non hanno un rapido recupero, una fisioterapia specifica, associata o meno a tecnica Biofeedback, e la prevenzione di problematiche quali l’abrasione e l’infezione della cornea.

Di solito, nelle forme di paralisi di Bell causate da trauma perinatale, la prognosi è buona con recupero spontaneo in circa 4 mesi, mentre nelle forme acquisite secondarie a fratture della rocca petrosa o iatrogene può essere indicata la procedura neurochirurgica. Nel complesso l’assenza di segni di miglioramento clinico a distanza di 6 mesi necessita di una rivalutazione terapeutica e prognostica.

La paralisi di Bell presenta un'evoluzione "complicata" nel 15-20% dei casi. Si possono ottenere un lentissimo recupero della motilità dell'emivolto e, nella fase di ripresa, comparsa di sincinesie, ovvero comparsa di contrazioni muscolari involontarie della metà del volto colpita dalla paralisi (emispasmo) e lacrimazione profusa. Le sincinesie e l'emispasmo possono essere trattati eventualmente con la tossina botulinica.

 

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  • A cura di: Massimiliano Valeriani, Stefano Pro
    Unità Operativa di Neurofisiopatologia
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 01  Marzo 2022 


 
 

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