Sviluppo motorio e cognitivo

Dalla nascita ai dodici mesi, lo sviluppo del cervello del bambino e l'acquisizione delle capacità motorie e cognitive. Come regolarsi e quando allarmarsi 

Il processo maturativo che consente al bambino di acquisire competenze e abilità motorie, cognitive, relazionali ed emotive. Il processo avviene per tappe ed è essenzialmente dipendente dalla maturazione del Sistema Nervoso Centrale. Tempi e modalità sono variabili, ma è possibile individuare nel processo una sequenza e una naturale cronologia di sviluppo. Conoscere questa sequenza è indispensabile per poter cogliere precocemente i segni indicativi di un disturbo dello sviluppo.

Dalla nascita ai due mesi
Si sviluppano le abilità visive: fino ai tre mesi i bambini vedono meglio quando guardano le cose o i volti con la coda dell'occhio – visione periferica – poi, gradualmente, sviluppano la visione centrale e dai tre mesi in poi cominciano a guardarsi le mani e possono seguire con lo sguardo un oggetto in movimento circolare.

Dai due mesi ai sei mesi
Dai quattro mesi di età la visione del bambino è simile a quella dell'adulto. Durante questo periodo il bambino comincia a integrare ciò che vede con ciò che gusta, con ciò che sente e con le sensazioni che prova. Dai tre mesi, il cervello del bambino è in grado di distinguere diverse centinaia di parole del linguaggio parlato.

Dai sei ai nove mesi
Il bambino acquisisce la stazione seduta autonoma e il gattonamento. Alla fine di questo periodo, il bambino è in grado di stare in piedi per qualche istante da solo o con sostegno o anche di spostarsi con appoggio laterale. Per quanto riguarda la coordinazione motoria, si inizia con la capacità di eseguire semplici azioni motorie – come tenere in mano il biberon  fino a sviluppare la capacità di usare la pinza formata dal pollice e uno o due dita per prendere piccoli oggetti. Al sesto mese inizia a raggiungere e afferrare goffamente un oggetto con cui giocare e inizia a svilupparsi il legame tra suono e significato delle parole.

Dai nove ai dodici mesi
Impara a "leggere" le parole, i gesti e le espressioni del volto di chi si occupa di lui. La sua memoria s'incrementa e compare una nuova abilità nel ricordare esperienze passate. La capacità di regolare ed esprimere le emozioni aumenta. Dal punto di vista motorio impara a mettersi in piedi da solo e a stare in piedi senza aiuto. Nella fase finale di questo stadio comincia a spostarsi appoggiandosi ai mobili e agli oggetti e poi autonomamente. Dagli otto ai dieci mesi mostra di comprendere le parole, rispondendo a ordini semplici come fare "ciao" con la mano o "mandare" un bacio. A 12 mesi comincia a indicare con il dito (pointing indicativo e richiestivo) per spostare l'attenzione condivisa con un adulto su un oggetto o per richiederlo.

È necessario consultare il pediatra se il bambino mostra un qualsiasi segno di allarme che lasci pensare a un ritardo o una regressione dello sviluppo.
Ecco alcuni segnali di allarme che dovrebbero indurre il genitore a far controllare il piccolo:

Dai 3 mesi d'età:

  • Non sembra rispondere a stimoli sonori intensi;
  • Non controlla il capo;
  • Non segue gli oggetti con lo sguardo;
  • Non sorride in modo direzionato (alle persone).

Dai 4 ai 7 mesi di età:

  • Non porta gli oggetti alla bocca;
  • Mostra ipertono o rigidità muscolare;
  • Mostra ipotono come una bambola di pezza;
  • La testa cade all'indietro quando lo si tira su seduto;
  • Afferra gli oggetti con una mano sola o tendenzialmente con una mano;
  • Non mostra affetto per le persone che si prendono cura di lui;
  • Non sorride spontaneamente a 5 mesi;
  • Non riesce a stare seduto con appoggio a 6 mesi; 
  • Non cerca attivamente di afferrare gli oggetti dai 6 mesi;
  • Non presenta la lallazione a 8 mesi.

Dagli 8 ai 12 mesi di età:

  • Non gattona;
  • Trascina una parte del corpo quando gattona;
  • Non riesce a stare in piedi se sostenuto;
  • Non cerca oggetti che vengono nascosti alla sua vista mentre guarda;
  • Non dice nemmeno una parola;
  • Non impara il linguaggio gestuale (per esempio, dire "no" con la testa oppure fare "ciao ciao" con la mano);
  • Non indica oggetti o immagini.

La diagnosi di ritardo psicomotorio viene posta quando le abilità del bambino non raggiungono quelle previste per l'età cronologica ai test strutturati nelle diverse scale esaminate (motoria, personale e sociale, linguaggio e capacità di manipolazione). Il ritardo psicomotorio nei primi anni non corrisponde necessariamente a una disabilità intellettiva negli anni successivi.

La valutazione viene effettuata attraverso una visita neuropsichiatrica, con l'osservazione diretta del bambino e con test standardizzati per la valutazione dello sviluppo psicomotorio secondo le seguenti scale: parte linguistica, motoria (sia nelle competenze motorie grossolane sia di manipolazione), competenze socio-comunicative ed emotive e questionari per i genitori. A seconda del tipo di disturbi viene indicato eventualmente un approfondimento diagnostico con esami strumentali (risonanza magnetica dell'encefalo, elettroencefalogramma, valutazione dell'udito, visita genetica, prelievi del sangue).

Nei bambini con ritardo psicomotorio, il trattamento riabilitativo consigliato nei primi anni è la neuropsicomotricità. Il trattamento riabilitativo prevede per ogni bambino un piano di intervento specifico per favorire lo sviluppo e i processi di riorganizzazione funzionale specifici per i singoli stadi di sviluppo, adattando gli interventi alle particolari caratteristiche del tipo di disturbo. Sempre più frequentemente vengono affiancati interventi indiretti, molto indicati soprattutto prima dei 36 mesi di vita del bambino.
Un modello di intervento indiretto è ad esempio il Parent Training in cui i genitori diventano protagonisti attivi dell'intervento riabilitativo del proprio bambino, grazie agli insegnamenti di strategie psicoeducative forniti dallo specialista.

È opportuno fornire a un bambino che presenti un ritardo dello sviluppo un ambiente che sia stimolante e favorisca l'acquisizione di nuove competenze. È tuttavia importante che l'ambiente non sottoponga il bambino a richieste eccessive rispetto alle attese previste per il suo livello di sviluppo.

 

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  • A cura di: Paola De Rose
    Unità Operativa di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza
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Ultimo Aggiornamento: 28 dicembre 2020


 
 

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