Trapianto di cornea

Una volta trapiantata, senza fenomeni di rigetto, può durare per tutta la vita e consentire un recupero delle normali attività quotidiane 

Il trapianto di cornea consiste nel sostituire la cornea opaca con un'altra trasparente proveniente da un donatore non affetto da malattie infettive (epatite, AIDS etc.) o tumorali. Una volta trapiantata, senza fenomeni di rigetto, può durare per tutta la vita e consentire un recupero delle normali attività quotidiane. Esistono due tipi di trapianto della cornea: uno si chiama cheratoplastica perforante o a tutto spessore e l’altro cheratoplastica lamellare o parziale. 

La cornea è la piccola membrana trasparente fatta a strati, che si trova davanti all'iride e che forma la parte anteriore del bulbo oculare; ha lo scopo di far passare le immagini all'interno dell'occhio e di metterle a fuoco sulla retina per essere viste. Quando la cornea perde la sua trasparenza o diventa fortemente irregolare, le immagini che vediamo non possono essere più messe a fuoco correttamente sulla retina; se le cure mediche non risolvono il problema, è necessario sostituire la cornea mediante l'intervento chirurgico di trapianto di uno strato più o meno profondo di cornea, detto anche cheratoplastica (cherato = cornea). 

In caso di riduzione della vista dovuta a problemi della cornea quali opacità, mancanza di trasparenza, corneale centrale e/o diffusa o irregolarità di curvatura che comportino difetti di vista non correggibili. 

Il trapianto di membrana amniotica è indicato in caso di alterazione della superficie corneale e può contribuire in maniera importante al recupero di una soddisfacente integrità anatomica e funzionale. La membrana amniotica è un tessuto proveniente dalla placenta donata volontariamente da donne che abbiano partorito con taglio cesareo. In casi molto particolari, e selezionati, può essere combinato al trapianto di cellule staminali corneali.
Il trapianto di cellule staminali corneali o trapianto di limbus, zona di separazione tra congiuntiva e cornea nel quale risiedono le cellule staminali corneali, consiste appunto nel prelevare dall'occhio sano, in caso di difetti a carico di un solo occhio, pochi millimetri di congiuntiva e di cornea e nel reimpiantarli nell'occhio malato. Se invece la malattia colpisce entrambi gli occhi sarà necessario ricorrere a soluzioni alternative. Tuttavia il trapianto di limbus è indicato quasi esclusivamente in presenza di danni corneali prodotti da ustioni e da prodotti chimici.

Il trapianto di cornea necessita di circa un'ora d'intervento se si effettua una cheratoplastica perforante e di circa due ore se si effettua la cheratoplastica lamellare. Per il trapianto di membrana invece occorrono circa 30 minuti.

Nel caso della membrana amniotica il tempo medio di permanenza sulla cornea è di 20 giorni. La cornea trapiantata, invece, se non va incontro a fenomeni di rigetto, può restare in sede e trasparente per tutta la vita.

È l'elenco, ordinato in base alla data in cui il malato è stato visitato, in cui viene inserito il nominativo del paziente per cui è stato indicato l’intervento di trapianto di cornea. 
Fanno eccezione i casi in cui ci sia un carattere di urgenza, per esempio una perforazione della cornea.

In caso di trapianto, fatta eccezione per le normali precauzioni per evitare eventuali traumi e/o infezioni, la qualità di vita del bambino trapiantato sarà sostanzialmente buona, potendo il piccolo paziente riprendere le normali attività dopo un opportuno periodo di convalescenza.

Nel trapianto di membrana amniotica la complicanza più grave è l'infezione, ma un'idonea prevenzione è rappresentata da una opportuna terapia effettuata localmente.
Una possibile complicanza è anche il distacco della membrana amniotica dalla cornea in seguito a traumi meccanici. 
La complicanza più frequente che può insorgere in una cornea trapiantata è il rigetto. Ha origini diverse a seconda che l’intervento sia stato a tutto spessore o a spessore parziale, che abbia interessato tutti gli strati o soltanto alcuni, con una maggiore probabilità nel primo caso. Il trattamento farmacologico spesso è risolutivo, ma alcune volte è indispensabile ricorrere a un nuovo intervento.

Verranno programmati controlli periodici che nei pazienti più piccoli o meno collaboranti dovranno essere effettuati in narcosi, addormentando farmacologicamente il paziente per non far sentire dolore. 

 

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  • A cura di: Antonino Romanzo
    Unità Operativa di Chirurgia Oculistica Ambulatoriale
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 10  Gennaio 2022 


 
 

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