Atassia di Friedreich

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21 novembre 2018

CHE COS'È
L'atassia di Friedreich è una malattia genetica rara, neurodegenerativa (caratterizzate da un processo di morte progressiva dei neuroni, le cellule principali del sistema nervoso) che coinvolge più organi ed apparati. È caratterizzata dalla compromissione progressiva dell'equilibrio e della coordinazione dei movimenti (atassia), da una progressiva diminuzione della forza muscolare e della sensibilità, da difficoltà ad articolare la parola (disartria), da problemi cardiaci (cardiomiopatia ipertrofica), diabete e scoliosi. 

QUALI SONO LE CAUSE
Si tratta di una malattia ereditaria a trasmissione autosomica recessiva (vedi oltre) causata da alterazioni del gene FXN che contiene le informazioni necessarie per produrre la fratassina, proteina che  opera a livello dei mitocondri (gli organelli cellulari in sui si produce l'energia). La mancanza di fratassina determina, pertanto, una maggiore sofferenza dei tessuti ad alto consumo energetico (sistema nervoso e cuore) che porta inesorabilmente alla degenerazione e alla morte cellulare. In più del 95% dei casi, l'alterazione genetica consiste nell'inserimento anomalo di basi in eccesso all'inizio del gene: queste basi in eccesso impediscono la lettura delle informazioni contenute nel gene, quindi riducono la produzione di fratassina. Malattia a trasmissione ereditaria autosomica recessiva vuol dire che entrambi i geni, sia quello di origine materna che quello di origine paterna, sono alterati. I genitori sono quindi portatori di un solo gene alterato, non sono affetti dalla malattia ma rischiano ad ogni gravidanza, con un 25% di probabilità, di avere un figlio affetto.

COME SI MANIFESTA
L'atassia di Friedreich tipicamente esordisce in età pediatrica, tra i 10 e i 15 anni; tuttavia, l'età può variare dai 2 ai 50 anni. Un esordio più precoce è generalmente dovuto a difetti genetici più gravi ed è solitamente associato ad un decorso clinico più grave. L'atassia spinocerebellare è di solito il segno di esordio e si manifesta con instabilità del cammino e cadute frequenti. Progressivamente vi è un peggioramento dell'equilibrio e della coordinazione motoria che possono determinare la perdita della deambulazione autonoma, in genere tra i 5 e i 15 anni dall'esordio di malattia. La comparsa e la gravità dei sintomi variano molto da paziente a paziente. In sintesi, i sintomi principali sono i seguenti: 

- Difficoltà nel coordinamento dei movimenti;
- Andatura incerta;
- Difficoltà nell'articolazione delle sillabe che compongono la parola (disartria);
- Perdita progressiva delle abilità motorie fini (scrittura, uso delle forbici, allacciare i bottoni…);
- Rigidità della muscolatura (spasticità muscolare);
- Riflessi ridotti o assenti;
- Disturbi dell'udito e della vista (da degenerazione delle vie nervose);
- Disturbi della deglutizione;
- Inalazione involontaria di materiale proveniente dal tubo digerente  e aumentato rischio di infezioni respiratorie;
- Cardiopatia con possibili aritmie maligne e scompenso;
- Scoliosi che va spesso corretta chirurgicamente;
- Diabete mellito insulino-dipendente. 

COME SI FA LA DIAGNOSI
Dinanzi al sospetto clinico di atassia di Friedreich, la diagnosi deve essere confermata tramite test molecolari che dimostrano le tipiche alterazioni del gene della fratassina. In caso di esito negativo è utile approfondire l'esame con la ricerca di varianti genetiche più rare (es. mutazioni puntiformi, delezioni). La diagnosi prenatale è possibile mediante il prelievo di villi coriali e l'amniocentesi, così come è possibile condurre il test per l'identificazione dei portatori.
Gli esami diagnostici strumentali comprendono la Risonanza Magnetica del cervello e del midollo spinale che può dimostrare un assottigliamento del cervelletto e del midollo; è utile l'elettroneurofisiologia con lo studio della velocità di conduzione nervosa e dei potenziali evocati somatosensoriali. La diagnosi delle complicanze ortopediche ed internistiche richiede iter dedicati (ecocardiogramma e visita cardiologica; esami ematochimici e radiografici).

COME SI CURA
Al momento non sono disponibili terapie di provata efficacia nell'arrestare l'evoluzione clinica della malattia. I trattamenti sin ora sperimentati hanno incluso farmaci ad azione antiossidante (idebenone) o ferro-chelante (deferiprone). Sono tuttavia in studio farmaci promettenti che mirano a promuovere la sintesi della fratassina (molecole sintetiche, terapia genica). La gestione delle complicanze della malattia (cardiologiche, ortopediche, endocrinologiche) è fondamentale per assicurare una più lunga aspettativa di vita e migliorarne la qualità. La riabilitazione neuromotoria e l'utilizzo di ausili garantiscono una maggiore autonomia e potenziano le abilità dei pazienti. 


a cura di: Gessica Vasco, Tommaso Schirinzi, Enrico Silvio Bertini
Unità Operativa di Malattie Neurosomiche e Neurodegenerative
In collaborazione con: