Atresia Intestinale

È un'anomalia congenita che consiste nell'assenza di un tratto di intestino che porta all'ostruzione di una sua porzione. Si può intervenire chirurgicamente
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16 novembre 2016


CHE COS'È
Atresia significa assenza di un tratto di intestino. Ciò porta all'ostruzione di una sua porzione, in genere il digiuno o l'ileo che sono due regioni dell'intestino tenue. A causa dell'atresia, il liquido amniotico che il feto normalmente deglutisce non può progredire completamente attraverso l'intestino. L'atresia quindi è come una "diga chiusa" che determina la distensione della porzione intestinale che precede l'atresia e lo scarso sviluppo della porzione a valle. 
È un problema che può essere risolto grazie all'intervento chirurgico nella quasi totalità dei casi.

QUALI SONO LE CAUSE
I
l feto sviluppa questa patologia nel corso della vita intrauterina, forse a causa di disturbi vascolari che intervengono in una fase avanzata della gravidanza.
Le teorie sono molteplici ma la causa prima di questa patologia è ad oggi ancora sconosciuta.

QUANTO È FREQUENTE
L'incidenza di tale patologia è di circa 1 bambino ogni 5000 nati vivi.
Di norma si presenta da sola ma dipende anche dal tipo di atresia. Possono, in taluni casi, esserci altre problematiche a carico dell'intestino (malrotazione intestinale, duplicazione intestinale) o più generali (Fibrosi Cistica). È necessario quindi considerare ciascun caso per poter dare un'indicazione più precisa e valutare l'opportunità di fare gli esami necessari per una risposta circostanziata. Tale patologia non è quasi mai ereditaria, non è possibile però affermare il contrario in modo assoluto.

ATRESIA INTESTINALE E GRAVIDANZA
In genere, all'esame ecografico fetale del II trimestre si evidenzia una dilatazione delle anse intestinali.
L'evoluzione in gravidanza: le anse intestinali tendono a dilatarsi progressivamente sempre di più fino al termine della gravidanza. È importante sapere che, di norma, fintanto che il feto si trova nella pancia della mamma non risente di tale situazione poiché è la madre ad assicurargli il nutrimento. 
La gravidanza va seguita con controlli regolari ecografici e clinici, per monitorare la condizione clinica fetale e definire via via con l'équipe il percorso di cura più adatto.
I medici e i genitori, durante la gravidanza, hanno differenti compiti:

- I genitori, prima del parto, possono visitare il reparto dove sarà accolto e curato il bambino alla nascita in modo da familiarizzare con le persone e l'ambiente. La diagnosi prenatale infatti serve a garantire il massimo dell'assistenza al bambino, consentendo ai genitori di prepararsi per affrontare l'esperienza, e a stabilire con l'équipe medica una relazione prima del parto;
- L'équipe medica, in questo momento di crisi, deve fornire ai genitori tutte le informazioni necessarie per prendere una decisione consapevole e definire insieme ai medici un percorso di cura condiviso nelle varie fasi del percorso, da quella prenatale a quella postnatale.

I TEMPI, I MODI E LA SEDE DEL PARTO
È importante che il bambino nasca a termine di gravidanza, ove possibile, da parto spontaneo. La sede del parto viene definita nel corso della gravidanza con l'équipe tenendo in considerazione molteplici fattori.

COSA ACCADE ALLA NASCITA
Dopo la nascita, per aiutare il bambino a vuotare lo stomaco e l'intestino e impedire che vomiti, posizioniamo un sondino naso-gastrico. Per nutrirlo e assicurargli un adeguato apporto di liquidi, si utilizza la via endovenosa (fleboclisi). Questa, anche se appare fastidiosa e ingombrante, permette l'assunzione di tutti gli elementi nutritivi necessari.
Una volta che il bambino è stato così accudito, farà gli esami necessari per confermare la diagnosi e verificare il buono stato di salute generale di altri organi essenziali (cuore, reni, fegato etc).

CONTATTO MADRE - PADRE - NEONATO
Le cure di cui il neonato ha bisogno limitano e alterano il naturale contatto madre-padre-neonato nell'immediato post- partum. È il papà, in queste situazioni, a poter stare accanto al bambino nelle ore che precedono l'intervento chirurgico. Fare conoscenza con il proprio bambino e stabilire il primo contatto in un reparto intensivo non è facile, ma far sentire precocemente al neonato la presenza amorevole e familiare dei genitori è molto importante.
Per questo motivo oggi i reparti di terapia intensiva e semi-intensiva neonatale sono aperti ai genitori e la loro presenza è considerata da tutti fondamentale.

QUANDO SI INTERVIENE
Nei primissimi giorni di vita.
Non essendo l'atresia intestinale un'urgenza, si attenderà che il bambino raggiunga un buon equilibrio prima di procedere all'intervento chirurgico. I genitori avranno quindi un po' di tempo per stare accanto a lui: in queste prime ore è il papà che garantisce al bambino un primo contatto. È bene sapere che il bambino appena nato può riconoscere la voce del papà e sentirne la presenza.   
L'operazione consiste nell'eliminare il tratto chiuso del duodeno e nel ripristinare la continuità dell'intestino; nella gran parte dei casi si riesce a risolvere il problema con un unico intervento. Quando c'è una forte discrepanza di calibro tra l'intestino a valle e quello a monte dell'atresia può essere necessario fare una stomia temporanea (2-3 settimane) prima di procedere alla chiusura definitiva dell'intestino.

DECORSO POST-OPERATORIO
In genere, una volta ripreso il transito intestinale (numero di giorni variabile), la mamma comincerà gradualmente ad alimentare il bambino seguendolo nei piccoli passi che lo porteranno lentamente ad assumere una quantità di latte sufficiente alla sua crescita. È importante sapere che i tempi e i modi dell'alimentazione variano sensibilmente a seconda della lunghezza totale dell'intestino residuo e della presenza o meno della valvola ileo-cecale. 
Per quanto riguarda l'allattamento è opportuno che, a partire dalla nascita, la mamma cominci a tirare il latte ogni tre ore per dare al bambino la possibilità di prendere il latte materno quando comincerà ad alimentarsi.
Le principali complicanze nel post operatorio sono le infezioni che possono essere particolarmente aggressive per:

- Il tipo di paziente su cui si interviene (il neonato);
- La sede dell'intervento (l'intestino);
- Una certa maggior lentezza nella ripresa della canalizzazione.

PRESENZA DEI GENITORI IN OSPEDALE 
Il reparto è aperto ai genitori 24 ore su 24, fatti salvi alcuni momenti particolari. Sia prima che dopo l'intervento è importante la presenza dei genitori: il bambino li riconosce e ha bisogno di essere in contatto con loro. Possiamo dire che esiste un bisogno reciproco di vicinanza e di relazione. 
È bene che i genitori inizino ad accudire il bambino (cambio pannolino, tutina ecc) perché nessuno lo può fare con più amore e attenzione. Se la presenza della flebo e del catetere crea disagio, le infermiere mostreranno come è meglio prendere il neonato in braccio. La ripresa del bambino può apparire lenta, ma il corpo ha i suoi ritmi e noi dobbiamo solo imparare a seguirli e a riconoscerli. Il ruolo dei genitori è fondamentale poiché garantiscono l'amore, l'attenzione e il contatto mentre il medico e l'infermiera si occupano principalmente dell'aspetto fisico della cura.

ULTERIORI INDICAZIONI
Se i genitori riescono a sintonizzarsi con i segnali e i bisogni manifestati dal bambino, lentamente anche lui sarà più presente e attivo all'interno della relazione.
Se i genitori hanno da porre domande riguardanti l'esperienza del parto e in chirurgia neonatale o vogliano condividere questa esperienza, possono rivolgersi alla psicologa che fa parte dell'équipe.

LA QUALITÀ DELLA VITA POST-OSPEDALIERA
Ottima nella gran parte dei casi.
Qualora le atresie fossero multiple o l'intestino residuo fosse breve, può essere necessaria l'alimentazione parenterale o mista (enterale per sondino naso-gastrico e parenterale per vena) che influenza la qualità di vita del bambino per un periodo di tempo variabile.


a cura di: Pietro Bagolan
Unità Operativa di Chirurgia Neonatale
In collaborazione con: