Atrofia ottica di Leber

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05 marzo 2018

CHE COS'E'?

L'atrofia ottica di Leber o neuropatia ottica ereditaria di Leber è una malattia degenerativa del nervo ottico caratterizzata da una progressiva e indolore perdita visiva. Si manifesta di norma tra i 15 e i 30 anni e, per cause non ben conosciute, colpisce più frequentemente i maschi. La prevalenza della malattia non è del tutto nota, anche se è stimata in 1/30.000-1/50.000 in alcune popolazioni del nord Europa.

QUALI SONO LE CAUSE?

L'atrofia ottica di Leber è una malattia ereditaria causata da mutazioni del DNA mitocondriale. I mitocondri sono organelli cellulari, dotati di un proprio DNA, fondamentali per la produzione dell'energia necessaria alle cellule. Mutazioni a carico dei geni MT-ND1, MT-ND4, MT-ND4L, or MT-ND6 possono causare la malattia. La penetranza della malattia è incompleta in quanto non tutti i soggetti affetti da queste mutazioni sviluppano i sintomi per cui è probabile il contributo di fattori addizionali o ambientali quali l'alcol ed il fumo pur essendo gli studi al riguardo ancora controversi. Come tutte le malattie mitocondriali, l'atrofia ottica di Leber può essere trasmessa ai figli soltanto dalla madre in quanto gli spermatozoi non portano con sé mitocondri al momento della fecondazione

QUALI SONO I SINTOMI?

I primi sintomi sono costituiti da un annebbiamento visivo con successivo calo della visione centrale e della percezione dei colori. I due occhi possono essere affetti simultaneamente o in rapida successione nell'arco di settimane o mesi. A volte si associano altri sintomi e segni. Queste anomalie, descritte come Leber "plus", possono comprendere disturbi motori, distonia (alterazione del tono muscolare o nervoso), tremore posturale (tremore che compare quando si mantiene una posizione fissa), atassia cerebellare (perdita della coordinazione muscolare causata da malfunzionamento del cervelletto) ed alterazioni della conduzione cardiaca. Alcuni pazienti possono sviluppare sintomi quali debolezza muscolare, scarsa coordinazione e sensibilità, associabili a quelli della sclerosi multipla.

COME SI FA LA DIAGNOSI?

Il sospetto diagnostico viene avanzato su base clinica, ma la conferma viene dall'analisi genetica. L'esame oftalmoscopico (esame del fondo dell'occhio) permette di mettere in evidenza alcune caratteristiche tipiche dell'Atrofia ottica di Leber (rigonfiamento della testa del nervo ottico, tortuosità dei vasi sanguigni, telangiectasia peripapillare, microangiopatia) che possono essere confermati dalla tomografia a coerenza ottica (OCT). L'acuità visiva può scendere a 1/10 o meno.

La principale diagnosi differenziale si pone con la neurite ottica, un segno comune della sclerosi multipla. Devono essere escluse anche altre neuropatie ottiche genetiche, come la sindrome di Wolfram e l'atrofia ottica autosomica dominante tipo classico

La diagnosi viene confermata dall'identificazione di mutazioni a carico dei geni mitocondriali precedentemente riportati. Le varianti m.3460G>A in MT-ND1, m.11778G>A in MT-ND4 e m.14484T>C in MT-ND6 sono responsabili del 90-95% dei casi di atrofia ottica di Leber.  

COME SI CURA?

Al momento non esiste una cura per l'atrofia ottica di Leber. Il trattamento è essenzialmente sintomatico con la prescrizione di ausili visivi e terapie riabilitative. Risultati di una certa efficacia sono stati ottenuti con la somministrazione di Idebenone, un analogo sintetico del coenzima Q10, soprattutto in stadi precoci della malattia. Risultati promettenti in vitro e su modelli animali sono stati ottenuti dalla terapia genica. I primi risultati su pazienti hanno confermato la sicurezza della procedura ed una possibile efficacia. I fattori ambientali possono avere una certa importanza per cui è bene evitare il fumo, l'alcol e determinati antibiotici che possono interferire con la fosforilazione ossidativa mitocondriale. La consulenza genetica e multidisciplinare in casi con coinvolgimento multiorgano possono essere di rilevante aiuto nella gestione della patologia.

QUAL E' LA PROGNOSI?

Benché la visione centrale possa gradualmente migliorare, nella maggior parte dei casi la perdita visiva è grave e permanente.  L'età di esordio dei sintomi (i pazienti giovani hanno una prognosi più favorevole) e la mutazione (i pazienti con mutazione di MT-ND1 presentano il fenotipo peggiore mentre quelli con mutazione di MT-ND6 presentano maggiori possibilità di remissione) sono fattori importanti per la prognosi della malattia. Alcuni pazienti, in particolare con la mutazione 14484/ND6, presentano una remissione spontanea parziale 1-2 anni dopo l'esordio. Nel 30-50% dei portatori maschi e nell'80-90% delle donne portatrici, la malattia non esita in cecità.


a cura di: Dott. Giancarlo Iarossi
in collaborazione con:
Bambino Gesù Istituto per la Salute