Autolesionismo

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09 aprile 2018

COS'E'

L'Autolesionismo è un fenomeno che negli ultimi anni interessa sempre più gli adolescenti e i giovani e che si caratterizza per la presenza di atti intenzionali volti ad arrecarsi danni fisici in grado di produrre sanguinamento, lividi o dolore che vengono effettuati senza una esplicita intenzione di uccidersi. Le modalità più comuni possono essere procurarsi tagli, colpirsi, mordersi, strapparsi i capelli, grattarsi la pelle e provocarsi bruciature.  Tensione, ansia per risolvere difficoltà interpersonali o ancora come forma di autopunizione sono spesso le motivazioni riportate per giustificare il danno arrecatosi con il proposito di ridurre emozioni negative.

La presenza di comportamenti autolesionistici, costituisce uno dei fattori di rischio per il suicidio/tentativo di suicidio in adolescenza. 

Infine gli adolescenti con comportamenti autolesionistici, soprattutto se ricorrenti, mostrano con maggior frequenza altri comportamenti di ricerca/esposizione a rischi (comportamenti sessuali promiscui, abuso di alcool e droghe, assunzione incongrua di farmaci)

QUANDO E COME SI MANIFESTA

Tipicamente l'autolesionismo esordisce nella fascia di età tra i 12 e i 14 anni e diversi studi identificano un aumento dell'incidenza durante l'adolescenza con tendenza a diminuire (risolversi) dopo i 20/25 anni. 

Sebbene l'autolesionismo sia soggetto a fenomeni di emulazione tra pari, nella maggior parte dei casi è frutto di una difficoltà nella regolazione degli affetti negativi e/o nelle modalità di adattamento con le quali si fronteggiano situazioni stressanti. Sono le cosiddette strategie di "coping", vale a dire i meccanismi psicologici utilizzati per far fronte a problemi personali ed interpersonali allo scopo di gestire, ridurre o tollerare lo stress. L'autolesionismo si associa pertanto a: depressione, vittimizzazione sociale e problemi familiari, disturbi del comportamento alimentare, uso di sostanze, disturbi del comportamento, disturbi della personalità. 

COME SI FA LA DIAGNOSI

Il percorso d'inquadramento diagnostico in caso di condotte suicidarie deve prendere in considerazione diversi aspetti.

1. La definizione dei comportamenti autolesionistici. L'inquadramento delle condotte deve permettere di pesare sia il rischio di danno fisico connesso con le condotte sia la sua relazione con le strategie di regolazione emozionale e interpersonale dell'individuo 

2. La valutazione del rischio suicidario del ragazzo/a attraverso una specifica indagine in merito alla presenza di pensieri di morte, desiderio di morte fino alla vera e propria ideazione suicidaria.

3. Una complessiva valutazione psicopatologica. Infatti per inquadrare le difficoltà di regolazione emozionale non si può prescindere da tutte le condizioni psicopatologiche che modificano la qualità degli affetti quali i disturbi dell'umore, o che ne alterino la capacità di regolarli e di regolare il comportamento quali i disturbi del comportamento, i disturbi di personalità, abuso di sostanze e alcool .

4. Valutazione dei fattori di stress psicosociale quali conflittualità familiare, bullismo e cyberbullismo, condizioni di maltrattamento ed abuso. Aspetti che alterando in maniera significativa i livelli di stress cui è esposto il ragazzo/a, ne possono compromettere la capacità di regolazione emotivo-comportamentale. 

La diagnosi è essenzialmente clinica e viene effettuata attraverso una raccolta anamnestica dettagliata, l'osservazione comportamentale del bambino/adolescente, i resoconti dei genitori.

IL TRATTAMENTO

Il trattamento deve essere multidisciplinare e quanto più possibile individualizzato sulle necessità del bambino o dell'adolescente e sviluppato in collaborazione sia con il paziente che con i familiari e le altre figure significative di riferimento.

Lo scopo del trattamento è: 

- Prevenire l'escalation;

- Ridurre e/o eliminare i comportamenti autolesivi;

- Ridurre e/o eliminare altri comportamenti a rischio associati; 

- Migliorare il funzionamento sociale, le capacità di adattamento, la qualità di vita e/o le condizioni mediche associate, nel caso in cui siano presenti

Gli interventi psico-sociali che hanno mostrato efficacia nel ridurre gli episodi di autolesionismo sono al momento la terapia dialettico-comportamentale (DBT) e la terapia basata sulla mentalizzazione (MBT).

Nessun farmaco al momento ha mostrato una efficacia specifica per il trattamento dei comportamenti autolesionistici, tuttavia all'interno di un trattamento multidisciplinare la terapia farmacologica può essere necessaria per il trattamento dei disturbi psicopatologici associati.

QUAL'E' IL COMPORTAMENTO PIU' ADATTO 

Le condotte autolesionistiche non vanno sottovalutate sia per il rischio di una escalation dei comportamenti auto-aggressivi fino ai comportamenti suicidari sia perché segno di una sofferenza psichica del bambino e dell'adolescente.

Un ruolo significativo nel cogliere i segnali di allarme, oltre alla famiglia, possono averlo il personale scolastico e il gruppo dei pari

E' fondamentale non assumere un atteggiamento giudicante né stigmatizzare il comportamento autolesivo, in modo da favorire la richiesta di aiuto a specialisti per un'adeguata valutazione e presa in carico terapeutica.

E' necessario mettere in atto misure di monitoraggio del rischio e del danno rimuovendo armi, farmaci e oggetti potenzialmente dannosi dalla portata del bambino o del ragazzo/a, ed impedire l'uso di alcol e droghe.


a cura di: Dott.ssa Maria Pia Casini
in collaborazione con:
Bambino Gesù Istituto per la Salute