Epatite A

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20 luglio 2018

CHE COS'È

L'epatite A è una malattia infettiva acuta del fegato causata dal virus dell'epatite A (HAV). 

Molti dei pazienti presentano pochi o nessun sintomo, soprattutto se in giovane età. Per chi li sviluppa, il tempo tra l'infezione e il manifestarsi dei sintomi è tra le due e le sei settimane e questi possono comprendere nausea, vomito, diarrea, colorito giallastro della pelle (ittero), febbre e dolore addominale. Dal 10% al 15% delle persone sperimentano una recidiva dei sintomi durante i sei mesi successivi all'infezione iniziale. 

Può raramente verificarsi un'insufficienza epatica acuta, evento più comune negli anziani. 

La malattia è più comune nelle regioni del mondo con scarsità di norme igieniche e con difficoltà nell'accedere a fonti d'acqua non contaminate. Nei paesi in via di sviluppo il 90% circa dei bambini si infettano prima dei 10 anni e quindi risultano immuni in età adulta.

Il contagio è più frequente in autunno e nella fase iniziale dell'inverno. Presenta come organo elettivo di replicazione il fegato e il virus HAV viene eliminato con le feci, eliminazione che è massima  nella fase tardiva di incubazione.  

QUAL'È LA CAUSA

Il virus dell'epatite A (HAV) è un virus a RNA appartenente agli Hepatovirus, un genere della famiglia dei Picornaviridae

Solitamente l'epatite A si diffonde per via oro-fecale, ossia mangiando o bevendo cibi o acqua contaminati da feci infette. Molluschi che non sono stati sufficientemente cotti, come le cozze, sono una fonte relativamente comune. Il virus può anche essere diffuso attraverso il contatto con una persona contagiosa, ad esempio condividendo lo stesso bagno senza la necessaria igiene delle mani. 

I bambini con infezione da HAV spesso non presentano sintomi ma sono in grado di infettare gli altri. Dopo aver contratto l'infezione, il soggetto acquisisce una immunità per il resto della sua vita. 

COME SI MANIFESTA

I sintomi di solito compaiono da 2 a 6 settimane (periodo di incubazione) dopo l'infezione iniziale, con una media di 28 giorni. I primi sintomi di epatite A possono essere scambiati per influenza, ma in alcuni malati, soprattutto nei bambini, l'infezione può anche non presentare alcun sintomo.

Il rischio di infezione sintomatica è direttamente correlata all'età, con oltre l'80% degli adulti che sviluppano sintomi compatibili con l'epatite virale acuta e la maggior parte dei bambini (90%) che hanno l'infezione senza presentare alcun sintomo (infezioni asintomatiche).

I sintomi dell'epatite A sono caratterizzati da esordio improvviso 15-50 giorni dopo l'infezione e sono costituiti principalmente da malessere, perdita di appetito, debolezza, nausea, vomito, dolore addominale e febbre nella fase pre-itterica, comparsa di ittero e prurito con urine scure e feci chiare nella fase itterica. A partire da 4-5 giorni prima della fase itterica si assiste a un'intensificazione della sintomatologia che invece migliora a partire dalla fase itterica. Nel bambino, spesso asintomatico, la manifestazione prevalente è la diarrea. L'ittero, molto frequente negli adulti (70-80%), meno frequente nei bambini dai 6-17 anni di età (40-50%) è invece raro (meno del 10% dei casi) nei bambini sotto i 6 anni. Quando compare, può durare per 4-8 settimane. L'epatite A non cronicizza mai

COME SI FA LA DIAGNOSI

Anche se il virus dell'epatite A viene escreto con le feci verso la fine del periodo di incubazione, la diagnosi viene fatta attraverso la rilevazione di specifici anticorpi IgM nel sangue. L'anticorpo IgM è presente solo durante una infezione acuta da epatite A. È rilevabile da una a due settimane dopo l'infezione iniziale e persiste per un massimo di 14 settimane. La presenza di anticorpi IgG nel sangue significa che la fase acuta della malattia è stata superata e la persona è immune da ulteriori infezioni. Gli anticorpi IgG dell'epatite A si trovano nel sangue anche dopo la vaccinazione e i test per l'immunità al virus sono basati sul loro rilevamento. 

Ai fini della diagnosi, può risultare utile la seguente tabella riassuntiva: 

- Enzimi epatici (GOT, GTP) elevati per 4-9 settimane. Durante la fase acuta dell'infezione, l'enzima epatico alanina transaminasi (ALT) è presente nel sangue a livelli molto più elevati di quanto sia normale. L'enzima proviene dalle cellule del fegato che vengono danneggiate dal virus

- Virus Epatite A nel sangue presenti per 3-6 settimane.

- Virus Epatite A presenti nelle feci per 2-8 settimane con un picco dopo 3-4 settimane. 

Il virus dell'epatite A è presente nel sangue (viremia) e nelle feci delle persone infette fino a due settimane prima che i sintomi si sviluppino.

- Anticorpi IgM anti-HAV presenti nel sangue a partire dalla 3ª- 4ª settimana con un picco dopo 5-7 settimane; diminuiscono dopo 7-8 settimane.

Anticorpi IgG anti-HAV presenti nel sangue a partire dalla 4ª-5ª settimana; dopo 8 settimane superano i livelli di IgM anti-HAV e raggiungono il massimo a partire da 9-10 settimane dopo l'infezione.

La formulazione della diagnosi prevede anche alcuni esami del sangue, in quanto i sintomi sono simili a quelli di molte altre malattie.

COME SI CURA

Non esiste un trattamento specifico per l'epatite A; generalmente vengono consigliati il riposo, una alimentazione ben bilanciata, povera di grassi e ricca in carboidrati, mantenendo una buona idratazione. A seconda delle necessità, può rendersi opportuna l'assunzione di farmaci contro la nausea e la diarrea. 

COME SI PREVIENE

Per ridurre il rischio di infezione è fondamentale attenersi alle elementari norme igienico-sanitarie. Le misure di prevenzione consistono nel lavaggio accurato e frequente delle mani, nell'eliminazione dei liquidi e del cibo contaminato.

Soprattutto nei Paesi ad elevata endemia, quindi ad alto rischio (situati soprattutto in Africa, Asia sudorientale, Sudamerica) carne e pesce – in particolare i molluschi – andrebbero consumati soltanto dopo cottura completa (bollitura per almeno 5-10 minuti). Va utilizzata soltanto acqua imbottigliata (e stappata in prima persona) sia per bere che per lavarsi i denti. Spazzolini, bicchieri, posate e asciugamani non vanno mai condivisi. Il vaccino antiepatite A è efficace per la prevenzione. Alcuni paesi lo raccomandano di routine per i bambini e per gli individui a più alto rischio che non sono stati precedentemente vaccinati. 

In previsione di viaggi in aree  ad alto rischio è consigliato ricorrere alla vaccinazione anti epatite A che può venir eseguita in qualunque momento in previsione del viaggio. E' particolarmente raccomandata per i bambini immunocompromessi, con malattie croniche di fegato o con altre malattie croniche che vanno anche trattati all'incirca 2 settimane prima della partenza con Immunoglobuline Umane Normali per via intramuscolare, se necessario somministrando contemporaneamente il vaccino anti-Epatite A. Infatti il vaccino comincia ad essere efficace all'incirca 4 settimane dopo la prima vaccinazione mentre le immunoglobuline sono subito efficaci anche se conferiscono protezione per non più di 3 mesi. 

Il vaccino va somministrato in due dosi a tempo 0 e a 6-12 mesi di distanza, garantendo una copertura teorica di 8 anni (ma, secondo diversi studi, garantirebbe invece una copertura a vita). Esiste anche il vaccino combinato HAV-HBV somministrato a 0-3-6 mesi di distanza.

È possibile anche l'immunizzazione post-esposizione in caso di parente o convivente con epatite A o in caso di bambini di scuole materne in cui sono stati identificati casi di epatite A. 

QUAL È LA PROGNOSI 

I pazienti senza altre malattie concomitanti che si ammalano di epatite A guariscono generalmente tutti senza sequele cliniche, e la mortalità per epatite A è in genere dello 0,1% o comunque inferiore allo 0,5%, ma aumenta nei soggetti anziani o debilitati. I bambini infettati con epatite A in genere hanno una forma più lieve della malattia, di solito della durata di 1-3 settimane e l'infezione si risolve completamente, senza provocare danni al fegato.


a cura di: Isabella Tarissi De Jacobis
Unità operativa di pediatria generale e malattie infettive
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