Epatite B in età pediatrica: la trasmissione materno-fetale

La trasmissione del virus dell'epatite B (HBV) in età pediatrica può avvenire prima o subito dopo la nascita. Ai bambini nati da madre con infezione cronica da HBV (HBsAg positive), è necessario somministrare una prima dose di vaccino contro l'epatite B entro 12 ore dalla nascita
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02 aprile 2019

CHE COS'E
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che nel mondo ci siano circa 257 milioni di persone con infezione cronica da virus dell'epatite B (HBV). In Italia si calcola che attualmente i portatori di Virus Epatite B (HBV) siano circa 500.000. I portatori cronici del virus vengono solitamente diagnosticati dimostrando la presenza nel sangue di un antigene del Virus Epatite B, l'HBsAg, antigene di superficie del virus noto in passato come "Antigene Australia".
In età pediatrica esiste una via di trasmissione peculiare del virus epatite B, la trasmissione "verticale" tra la madre infetta da HBV e figlio. Questa via di trasmissione è particolarmente pericolosa in quanto più del 90% dei neonati che si infettano per via "verticale" diventano portatori cronici dello HBV. Il rischio di diventare portatore cronico dipende dall'età: se l'infezione si verifica più tardivamente, in età prescolare, il rischio di diventare portatore cronico è del 25-60% e successivamente è del 5%, come nell'età adulta. 

QUALI SONO LE CAUSE
Sono riconosciute 3 possibili modalità di trasmissione dell'infezione che si possono verificare prima o subito dopo la nascita (trasmissione perinatale):
- transplacentare in utero (trasmissione intrauterina);
- durante il parto (trasmissione intra-parto); 
- post natale (rara) ad esempio durante l'allattamento, in presenza di ragadi o altre lesioni sanguinanti del capezzolo (transmissione post-parto).
Il motivo per cui i neonati infetti diventano così facilmente portatori cronici del virus è una conseguenza del deficit neonatale del sistema immunitario. E' il sistema immunitario che elimina i virus in caso di infezione. Il neonato nasce normalmente con un sistema immunitario molto immaturo e quindi scarsamente funzionante. Solo nei mesi successivi il sistema immunitario va incontro ad una graduale maturazione Questa è la ragione essenziale per cui, se il neonato viene infettato dalla madre, non sarà in grado di eliminare il virus e diventerà un portatore cronico.

QUALI SONO LE CONSEGUENZE
I portatori cronici del virus possono andare incontro a seri problemi di salute come la cirrosi e i tumori del fegato che si sviluppano a distanza di molti anni (30-40) dall'infezione. Il rischio è tanto più grande quanto più precocemente è avvenuto il contagio. E' quindi massimo negli adulti che hanno contratto l'infezione in epoca neonatale.  

COME SI PREVIENE
Ai bambini nati da madre con infezione cronica da HBV (HBsAg positive), è necessario somministrare una prima dose di vaccino contro l'epatite B entro 12 ore dalla nascita contemporaneamente all'iniezione, in altra zona del corpo, delle immunoglobuline specifiche anti-virus epatite B (HBIG, dirette contro l'HBsAg, antigene di superficie del virus, noto in passato come "Antigene Australia"). Il ciclo di vaccinazione va poi completato con altre 3 dosi di vaccino (a 4 settimane, a 8 settimane e a 11-12 mesi). Il controllo della risposta al vaccino, tramite la titolazione degli anticorpi anti HBsAg, va eseguita preferibilmente dopo 1 – 3 mesi dall'ultima dose del ciclo vaccinale e si considera protettivo un titolo di anti HBsAg superiore a 10 mIU/mL.
Una piccola quota di neonati nati da madri portatrici croniche (positive per HBsAg) si infetta nonostante la corretta profilassi con vaccino e immunoglobuline alla nascita. Il rischio che la trasmissione si verifichi a dispetto di una corretta profilassi con immunoglobuline specifiche e vaccinazione dipende dal numero di virus presenti nel sangue della madre. Se il "carico virale" è molto alto, la prevenzione può rivelarsi inefficace.  Per questo è raccomandato lo screening per HBV (HBsAg) nel primo trimestre di gravidanza; nelle gestanti infette, se il numero di virus è molto alto, è indicato il trattamento della madre con farmaci antivirali per ridurre il numero di virus e far sì, in questo modo, che la profilassi con immunoglobuline e vaccinazione possa avere successo.
Quanto alla modalità del parto, non ci sono prove che il parto tramite taglio cesareo sia migliore rispetto al parto vaginale nell'evitare il rischio di trasmissione dell'infezione da virus epatite B.
L'allattamento materno può mettere a rischio di trasmissione del virus se sono presenti ragadi o sanguinamento del capezzolo. Va quindi incoraggiato anche quando la madre è portatrice del virus purché non siano presenti ragadi né sanguinamento del capezzolo.  

COME SI CURA
Interferoni e antivirali come Lamivudina e Adefovir si sono dimostrati utili nel trattamento dell'epatite cronica da virus epatite B. Occorre considerare che il 5% circa dei bambini portatori cronici si libera spontaneamente del virus ogni anno, Di regola, il trattamento con farmaci non viene utilizzato in età pediatrica. E' bene invece adottare fin dalle prime età stili di vita in grado di proteggere quanto più possibile la funzionalità del fegato:
       - evitare gli alcolici;
       - evitare i farmaci che possono danneggiare il fegato come ad esempio quelli a base di paracetamolo;
       - adottare una dieta povera di grassi saturi come il burro, il lardo, i fritti e moderare gli eccessi calorici.


a cura di: Donatella Comparcola
Unità Operativa di Malattie Epato-Metaboliche
In collaborazione con: