Malattia di Wilson

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26 marzo 2018

CHE COSA E'?

La malattia di Wilson è una patologia ereditaria, su base genetica, caratterizzata dall'accumulo di rame nei tessuti, principalmente nel  fegato e nel  sistema nervoso centrale, ma anche nella cornea, nel rene e in altri organi.  E' considerata una malattia rara (riconosciuta tale in Italia nel 2001) e colpisce circa 1caso ogni 30.000-100.000 persone ma in Sardegna si arriva anche a 1 caso ogni 8.000-9.000 soggetti.

QUALI SONO LE CAUSE?

A causare la malattia di Wilson è un'alterazione del gene ATP7B, localizzato sul cromosoma 13. Mutazioni di questo gene causano un deficit di escrezione del rame dal fegato nella bile e una sua difettosa incorporazione nella ceruloplasmina, la proteina che trasporta il rame nel sangue. La compromissione della normale escrezione del rame epatico dà luogo ad un accumulo di tale metallo nel fegato. Successivamente, il rame viene rilasciato nel sangue e si deposita in altri organi, in particolare nel cervello, nella cornea e nei tubuli renali.

QUALI SONO I SINTOMI?

Nei bambini e negli adolescenti la malattia si manifesta come patologia del fegato senza segni neurologici e molto frequentemente viene scoperta occasionalmente in quanto asintomatica: spesso viene diagnosticata in seguito al riscontro di alterazioni degli enzimi epatobiliari in indagini eseguite di routine o per altre indicazioni. Col progredire dell'età la malattia può presentarsi con  i sintomi di una compromissione grave della funzione del fegato o con i segni  di una  cirrosi e /o sue complicanze ed  in rari casi come un'epatite fulminante caratterizzata da insufficienza epatica grave associata ad anemia emolitica.  

Nei giovani e negli adulti il danno del sistema nervoso si può manifestare con tremori, alterazioni del tono muscolare, difficoltà ad articolare le parole, movimenti involontari. In alcuni casi la malattia di Wilson può iniziare manifestandosi con disturbi del comportamento e della sfera psichica che possono simulare una patologia psichiatrica.   

Quando l'accumulo di rame coinvolge l'apparato oculare compare un anello corneale, visibile con lampada a fessura, l'anello di Kayser-Fleischer, elemento utile alla diagnosi. Molto raramente si possono riscontrare lesioni ossee, problemi  endocrinologici, o a carico del cuore o dei reni. 

COME SI FA LA DIAGNOSI?

Il tempestivo riconoscimento della malattia è reso difficoltoso dalll'andamento spesso asintomatico. Inoltre, quando si manifesta, i sintomi sono generici e non aiutano nella diagnosi.  Se si sospetta la malattia di Wilson, gli esami diagnostici specifici per arrivare alla diagnosi si basano sul riscontro di basse concentrazioni di ceruloplasmina nel sangue, elevati livelli di rame  nelle urine (cupruria ) delle 24 ore  e sull'esame oculistico per riscontrare la presenza dell'anello di Kaiser-Fleischer (determinato dall'accumulo di rame nella cornea ).

Utile effettuare la risonanza magnetica cerebrale, per valutare la presenza di alterazioni dei nuclei della base, regione del cervello più colpita dall'accumulo di rame.  La conferma del sospetto diagnostico si basa sul riscontro di un livello patologico di rame nel fegato, grazie alla biopsia epatica. Le indagini genetiche svelano le mutazioni del gene ATP7B ed offrono quindi una conferma definitiva della diagnosi.  E' importante l'adozione dei test genetici anche per lo screening dei parenti di primo grado per individuare precocemente la malattia o lo stato di portatore sano: un soggetto affetto da malattia di Wilson nasce unicamente da due genitori entrambi sani e portatori della mutazione (trasmissione autosomica recessiva).

COME SI CURA?

La malattia di Wilson può essere efficacemente controllata attraverso una terapia farmacologica che ha lo scopo di ridurre i depositi di rame nei tessuti. In soggetti asintomatici o in terapia di mantenimento, può essere utilizzato l'acetato di zinco che a livello intestinale stimola la produzione di una metallotionina che legandosi al rame ne favorisce l'eliminazione attraverso le feci. Da qui, la necessità di diagnosticare e trattare la Malattia di Wilson già in età pediatrica quando la sintomatologia è ancora scarsa se non del tutto assente. Per il trattamento dei pazienti con sintomatologia conclamata la terapia si basa sull'impiego dei cosiddetti chelanti (penicillamina o in caso di scarsa tollerabilità la trientina) che si legano al metallo favorendo l'eliminazione del rame dal fegato e dagli altri tessuti attraverso le urine. In tutti i casi il trattamento deve essere proseguito per tutta la vita. E' consigliabile, inoltre, evitare tutti gli alimenti ad alto contenuto di rame, come il fegato di bovino, le frattaglie, le ostriche, i crostacei, il cioccolato, la frutta secca e i legumi. 

QUAL E' LA PROGNOSI?

La malattia di Wilson, quando correttamente trattata, ha una prognosi favorevole con un'aspettativa di vita paragonabile a quella della popolazione generale. Prima si inizia la terapia, migliore sarà la prognosi e la qualità della vita. Intervenire in ritardo significa correre il rischio che  la funzione di alcuni organi rimanga compromessa in modo irreparabile. Nei casi con danno epatico avanzato ed irreversibile, il ricorso al trapianto di fegato ha permesso la sopravvivenza di molti pazienti.


a cura di: Dott.ssa Maria Rita Sartorelli
in collaborazione con: 
Bambino Gesù Istituto per la Salute