Percezione del dolore nel bambino

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10 maggio 2018

COS'E' IL DOLORE       

Il dolore non è solo una sensazione spiacevole, ma una complessa modalità sensoriale essenziale per la sopravvivenza. Infatti il nostro sistema nervoso, grazie a questa sensazione spiacevole, riconosce stimoli che possono provocare danni all'organismo ed innesca reazioni riflesse o preventive contro forze meccaniche dannose, temperature estreme o l'esposizione a sostanze tossiche.

La IASP (International Association for the Study of Pain) nel 1979 ha dato la seguente definizione di dolore: "Esperienza emozionale e sensoriale spiacevole associata ad un danno tissutale, attuale o potenziale, oppure descritta in termini di tale danno".

Questa definizione mette in rilievo la natura bipolare del dolore: una composizione di variabili fisiologiche e psicologiche e la possibile mancanza di una corrispondenza stretta tra l'estensione del danno e l'intensità del dolore. Allo stesso tempo variazioni biologiche, una precedente esperienza dolorosa e una varietà di fattori psicologici modificano nel tempo l'esperienza del dolore.

BAMBINO E DOLORE      

La definizione di dolore precedentemente riportata, riflette un'esperienza degli adulti poiché enfatizza le componenti emozionali e sensoriali che non possono essere facilmente valutate nei neonati, nei bambini che ancora non parlano o che si trovano nelle fasi iniziali della verbalizzazione. Tutto questo può portare al preconcetto che i bambini non provino dolore e per molti anni è stato così. In realtà, già a partire dalla 24° settimana di gestazione il feto ha tutte le capacita anatomiche e neurochimiche per provare dolore. Inoltre dopo la nascita la formazione delle vie nervose e delle aree nocicettive del sistema nervoso centrale – sistema algico - si completa entro l'anno di età, mentre i meccanismi di modulazione degli stimoli dolorosi maturano più lentamente. Pertanto i neonati ed i bambini più piccoli avvertono il dolore con una intensità superiore a quella degli adulti.

LE CONSEGUENZE DI UN DOLORE NON TRATTATO ADEGUATAMENTE    

La maturazione del sistema algico-antalgico prosegue durante il periodo neonatale e nell'infanzia. L'importanza di questa fase di sviluppo nella maturazione del sistema dolorifico è funzione dalla elevata "plasticità" del sistema nervoso centrale e periferico presente in questo periodo. Ne segue che le stimolazioni dolorose ripetitive consolidano e rinforzano le connessioni in via di sviluppo e possono indurre modificazioni del sistema nervoso immaturo a tutti i livelli, sia periferico che centrale. Può così venire alterato lo sviluppo del sistema algico, con un'alterata soglia del dolore e modificazioni nello sviluppo cerebrale con aumentata vulnerabilità ai disordini conseguenti allo stress e ai comportamenti mediati dall'ansia.

L'esperienza del dolore che si verifica durante il periodo neonatale e nell'infanzia può determinare l'architettura definitiva del sistema dolorifico dell'adulto. Anche il neonato pretermine ricorda il dolore: molti studi hanno dimostrato che la memoria si forma e arricchisce in fasi molto precoci e condiziona quel che noi percepiamo per tutta la vita. Molti di questi ricordi sono inconsci, ma possono determinare disturbi comportamentali, cognitivi e problemi psicosociali.

Inoltre stimoli dolorifici ripetuti, non coperti da una analgesia adeguata, amplificano la sensazione di dolore e danno luogo al fenomeno della sensibilizzazione. La sensibilizzazione è un processo clinicamente importante che contribuisce alla dolenzia, all'indolenzimento, alla iperalgesia (accentuazione della sintomatologia dolorosa in risposta ad uno stimolo normalmente doloroso) e alla allodinia (percezione di dolore in risposta ad uno stimolo non doloroso). Un esempio di sensibilizzazione è costituito dalla pelle bruciata dal sole, in cui una pacca sulla schiena, una doccia calda o il semplice contatto con la maglietta possono provocare una sensazione di dolore acuto.

LA PERCEZIONE DEL DOLORE     

Come questo avvenga non è del tutto chiaro, così come molti dubbi persistono sulla sede delle strutture cerebrali in cui ha luogo l'attività che produce la percezione del dolore. Da quanto detto, è evidente che il dolore non si può ridurre alla semplice conduzione dello stimolo dalla sede dello stimolo doloroso al cervello. In realtà la percezione del dolore dipende da una complessa interazione fra strutture e fenomeni diversi, che modulano continuamente ampiezza e qualità del dolore percepito: è un'esperienza somatopsichica (fisica e psichica) quanto mai soggettiva, caratterizzata da connotati biologici, affettivi, relazionali, esperienziali e culturali non separabili fra loro. 

Il risvolto clinico che ne deriva è che una terapia antalgica corretta non può prescindere da un approccio globale e individualizzato alla persona del bambino che soffre.


A cura di: Dott. Giuliano Marchetti
in collaborazione con: 
Bambino Gesù Istituto per la Salute