Retina, distacco

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19 gennaio 2018

COS'E' IL DISTACCO DI RETINA

Si verifica quando uno strato della retina che è fondamentale per la visione si separa dagli altri perdendo le sue capacità funzionali. 
Il distacco di retina può essere regmatogeno ovvero secondario a una rottura della retina che consente il passaggio di liquido nello spazio sottoretinico; questa tipologia di distacco è più frequente nei pazienti con miopia elevata o in seguito a traumi. Esistono poi i distacchi retinici trazionali secondari a trazioni che sollevano la retina come avviene nella retinopatia del pretermine e i distacchi essudativi ovvero provocati da infiammazione (Uveiti) o da lesioni vascolari (Malattia di Coats) o tumorali (Retinoblastoma) che provocano essudazione sotto la retina. Infine ci sono le forme miste. Se la retina rimane staccata per parecchio tempo il recupero delle sue funzioni visive sarà scarso anche dopo l'intervento. 
 
PERCHE' OPERARE UN DISTACCO DI RETINA?
 
Perché solo la chirurgia può ottenere un riaccollamento della retina. Perché tale patologia può determinare una grave riduzione della vista fino alla perdita totale della funzione visiva.
Il trattamento laser non è più possibile e/o efficace in questo stadio della malattia.
 
L'OPERAZIONE PER IL DISTACCO DI RETINA
 
L'intervento viene effettuato con il paziente in posizione supina, in un ambiente sterile, utilizzando l'oftalmoscopio indiretto e/o il microscopio. E' un atto chirurgico rilevante, poiché viene appianata la retina distaccata mediante uno o più dei metodi tra quelli sottodescritti, associati diversamente secondo i casi:
  • Chiusura della o delle lacerazioni retiniche mediante l'applicazione sulla parete esterna dell'occhio di piombaggi e/o cerchiaggi;
  • Cicatrizzazione delle lacerazioni retiniche mediante sonde congelanti (criocoagulazione) o manipoli che trasmettono calore intenso (fotocoagulazione laser, diatermia);
  • Introduzione di gas nella cavità vitreale;
  • Puntura evacuativa del liquido sottoretinico;
  • Paracentesi della camera anteriore;
Durante l'operazione, il chirurgo può modificare il piano operatorio per esigenze sopraggiunte, come ad esempio in presenza di tessuto di proliferazione epiretinico. Sarà necessaria in simili casi, la conversione intraoperatoria dell'intervento in un altro chiamato vitrectomia, che consiste nella rimozione del vitreo e nell'asportazione delle membrane di proliferazione eventualmente presenti associata a trattamenti fisici (laser e/o crioterapia). A volte è necessario il ricorso alla vitrectomia in un tempo successivo al primo intervento (reintervento). In tali casi può essere necessario iniettare nell'occhio operato gas o olio di silicone.
 
OSPEDALIZZAZIONE
 
E' necessaria l'immobilizzazione del paziente durante l'intervento chirurgico. Le modalità del ricovero verranno concordate con l'oculista e l'anestesista.
 
ANESTESIA
 
Nei bambini è necessaria l'anestesia generale per la scarsa collaborazione del paziente e per la durata dell'intervento. 
 
IL RECUPERO VISIVO
 
Nella gran maggioranza dei casi si ottiene un riaccollamento della retina ai piani sottostanti. Il recupero dell'acutezza visiva è progressivo ma può essere anche nullo, scarso o incompleto. L'entità di visione recuperabile con l'intervento dipende molto dalle preesistenti condizioni generali dell'occhio, in particolare della retina, del nervo ottico, del cristallino e della cornea; quindi, la presenza di una lesione in queste strutture, provocata dalla malattia, può limitare il recupero visivo derivante dall'intervento (in proporzione all'entità della lesione).
Anche a guarigione avvenuta, l'occhio va periodicamente controllato dall'oculista; nei mesi e negli anni successivi all'intervento il paziente deve quindi sottoporsi a controlli periodici che verranno progressivamente diradati.
E' sempre possibile una recidiva del distacco di retina e può essere necessario ripetere l'intervento.
 
LE COMPLICANZE
 
Anche questo tipo di intervento non sfugge alla regola generale secondo la quale non esiste della chirurgia senza rischi. Non è possibile per l'oculista garantire in modo formale il successo dell'intervento o l'assenza di complicanze.

a cura di: Prof. Luca Buzzonetti, Dott.ssa Paola Valente
in collaborazione con:
Bambino Gesù Istituto per la Salute