Toxoplasmosi in gravidanza e nel neonato

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18 maggio 2018

Può capitare di avere un gatto: quante volte lo vediamo rotolarsi sul pavimento o scavare nei vasi di fiori del terrazzo e poi fare le fusa per chiedere cibo o essere accarezzato? Attenzione, perché il gatto può veicolare la Toxoplasmosi, malattia che, se contratta in gravidanza e non trattata, comporta dei rischi, anche gravi, per il nascituro

Il germe responsabile della Toxoplasmosi è un protozoo, il Toxoplasma gondii, presente in forma cistica nell'intestino del gatto, che lo diffonde nell'ambiente attraverso le feci. Ma il Toxoplasma, nella sua fase biologica di spora, si trova anche nei muscoli, e quindi nella carne, di molti mammiferi ed uccelli e quindi può essere ingerito con l'alimentazione, provocando l'infezione nell'uomo, se la carne è cruda o poco cotta.

La Toxoplasmosi nelle persone adulte è una malattia lieve, con assenza o scarsità di sintomi: qualche linfonodo ingrandito, febbricola passeggera e senso di stanchezza. In genere non ci accorgiamo di averla contratta e conferisce una immunità permanente. Quindi se siamo immuni, cioè abbiamo gli anticorpi (Immunoglobuline G specifiche -IgG) positivi e stabili nel tempo, il rischio di infezione non c'è. L' importanza clinica della Toxoplasmosi risiede soprattutto nel fatto che se contratta in gravidanza l'infezione può essere trasmessa al feto e al neonato, provocando danni cerebrali, viscerali e visivi, la cui gravità dipende dalla settimana di gravidanza nella quale la futura mamma contrae l'infezione. 

Nel primo trimestre la probabilità di infezione fetale è molto bassa, circa il 17%, ma i danni sul feto possono essere rilevanti, perché è in corso la formazione degli organi. Al contrario, nell'ultimo trimestre di gestazione, quando il bambino è già formato, è maggiore la probabilità di trasmissione - dal 65 al 90% dei casi nelle ultime tre o quattro settimane - ma l'entità dei danni al feto/neonato è trascurabile. Quindi in media solo nel 40% dei casi di infezione di mamme con il pancione il Toxoplasma riesce ad attraversare la placenta, e molto di quanto possiamo fare per proteggere il bambino dipende dalla precocità della diagnosi. Per parlare un po' di numeri e dare una dimensione al problema, sappiamo che in Italia nascono in media 300-350 neonati ogni anno che manifestano sintomi medio gravi di infezione congenita da Toxoplasma gondii ed in Europa circa 3000.

SI PUO' PREVENIRE LA TOXOPLASMOSI?

Prevenire l'infezione da Toxoplasma in gravidanza è semplice: è sufficiente fare un po' di attenzione. 

In primo luogo è importante effettuare un test di screening se possibile prima del concepimento o comunque all'inizio della gestazione. Se il test è positivo per IgG specifiche, ma non per le IgM stiamo tranquilli perché c'è una situazione di immunità che impedisce nuove infezioni.

Se invece le IgG e le IgM specifiche fossero negative, allora la mamma è suscettibile all'infezione, cioè potrebbe contrarla. Sarà sufficiente ripetere circa ogni mese il dosaggio degli anticorpi, (l'esame è a carico del Servizio Sanitario Nazionale) e così avremo il polso della situazione, potendo iniziare la terapia al primo segno di infezione, se necessario.  

E' poi molto utile seguire alcune regole semplici di prevenzione:

Se si possiede un gatto, non farlo uscire, somministrare cibi secchi o ben cotti, non vuotare personalmente la lettiera se non utilizzando dei guanti a perdere;

Non mangiare mai carne cruda, salumi o insaccati, non manipolare carne cruda, lavare accuratamente frutta e verdura prima di mangiarla;

In giardino indossare sempre i guanti perché la terra potrebbe essere contaminata da feci di gatto.

SI PUO' CURARE L'INFEZIONE CONTRATTA IN GRAVIDANZA SENZA DANNI PER IL BIMBO?

Certamente sì perché esistono antibiotici efficaci contro il Protozoo e non dannosi per il nascituro, che somministrati prevengono l'infezione fetale ed il neonato ha la quasi totale probabilità di nascere senza alcun problema. Pertanto la scelta migliore è affidarsi al proprio ginecologo e seguirne attentamente le indicazioni.

DOVE RIVOLGERSI PER LA VALUTAZIONE DEL NEONATO DOPO LA NASCITA?

E' prudente che i neonati di donne che hanno contratto l'infezione da Toxoplasma in gravidanza siano seguiti dopo la nascita presso ambulatori specializzati. Presso il nostro Ospedale è stato pensato un Servizio per le mamme in attesa e per i neonati di mamme seguite e/o curate durante la gravidanza per una infezione. Le visite sono svolte da uno o più specialisti: ostetrico per la mamma, neonatologo, infettivologo e psicologo, che intervengono in relazione alle problematiche della mamma e del bambino in grembo o del neonato dopo la nascita.

Se il problema è la diagnosi o il trattamento in gravidanza le mamme interessate potranno telefonare o scrivere una mail alla Segreteria dell'Unità Operativa di Chirurgia Neonatale, Medicina e Chirurgia Fetale e Perinatale, Progetto Nascita, spiegando brevemente il problema. Alla mail seguirà una risposta in cui si spiegano le modalità amministrative per effettuare la visita (è sufficiente una richiesta redatta su ricetta del Sistema Sanitario Nazionale dal medico di famiglia), organizzare l'appuntamento per un'ecografia o semplicemente per un colloquio, in relazione alle esigenze della futura mamma.

Il recapito è il seguente:

Mail: medicinafetale@opbg.net

Se il problema riguarda solo il neonato, basterà prendere un appuntamento presso il CUP dell'Ospedale Bambino Gesù chiedendo una visita presso l'ambulatorio di Neonatologia del Martedì pomeriggio, dedicato alle infezioni del neonato. La richiesta di visita potrà essere fatta dal medico di famiglia sul ricettario del Sistema Sanitario Nazionale come Visita neonatologica. Il neonato verrà valutato dal Neonatologo e se necessario inserito in un percorso successivo multi-specialistico di controlli fino all'anno di vita. I controlli vengono effettuati in regime di ricovero diurno (day hospital) dalle 8 alle 15 circa presso la sede di San Paolo dell'Ospedale Bambino Gesù ai quali si accede con la sola tessera sanitaria se il day hospital è stato richiesto dal neonatologo che ha visitato il bambino.


a cura di: Cinzia Auriti
Unità Operativa di Terapia Intensiva Neonatale

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