Febbre

Che cos'è, come misurarla, quando preoccuparsi. I consigli utili per conoscere e affrontare da vicino il più comune dei problemi pediatrici 

  • La febbre è una reazione normale del nostro corpo per difendersi dai microbi. La temperatura si alza per combattere gli “invasori”
  • Parliamo di febbre quando la temperatura rettale raggiunge o supera i 38°C e quella ascellare i 37.5°C
  • Mamma e papà si preoccupano quando il loro bambino ha la febbre alta. Ma niente paura: la sua comparsa è normale, soprattutto nelle infezioni virali come l’influenza
  • Se il bambino ha meno di 6 mesi, ha una malattia cronica, ha vomito, diarrea, convulsioni o forte mal di testa, oppure la sua febbre supera i 40°C, è meglio portarlo subito dal pediatra!
  • Oggi esistono termometri hi-tech: alcuni modelli possono persino inviare la temperatura del piccolo sullo smartphone dei genitori!
  • Per dare sollievo al bambino con febbre si possono somministrare antipiretici come il paracetamolo (orale o rettale) o l'ibuprofene

La febbre è definita come un incremento della temperatura corporea centrale al di sopra dei limiti di normalità.
Tali limiti possono presentare variabilità individuali e si modificano con il trascorrere delle ore. Inoltre, la misurazione della temperatura centrale (idealmente la temperatura del sangue nell'area ipotalamica) non è effettuabile di routine.
È stato pertanto deciso di utilizzare la definizione pratica fornita dalla Organizzazione Mondiale della Sanità.
La temperatura centrale é normale se compresa fra 36,5 e 37,5°C (WHO, 1996). 
Proprio a causa di questa variabilità della temperatura centrale non esiste un singolo valore per definire la febbre.
Tuttavia sono generalmente accettati i seguenti valori:

  • Temperatura rettale > 38° C;
  • Temperatura ascellare > 37.5°C.

 

La febbre è anzitutto il sintomo di una patologia e non una malattia.
Nonostante sia molto temuta, la febbre gioca un ruolo importante nella fisiologica risposta di difesa dell'organismo agli agenti infettivi.
Nel bambino inoltre avvengono fisiologiche, quindi normali, variazioni della temperatura corporea dal mattino alla sera con oscillazioni più ampie di quelle dell'adulto con temperatura minime tra le 4 e le 8 del mattino e temperature massime tra le ore 16 e 18. Per iperpiressia si intende l'aumento della temperatura corporea oltre i 39 °C.
Nella maggior parte dei casi la febbre è associata con una malattia infettiva: l'organismo attua nei confronti di virus e batteri meccanismi di difesa tra cui la febbre. 

Per tutti i bambini, la misurazione a domicilio della febbre viene raccomandata con termometro elettronico in sede ascellare. 
La via di misurazione rettale della temperatura corporea non dovrebbe essere impiegata di routine nei bambini con meno di 5 anni a causa della sua invasività e del disagio che comporta.
La misurazione orale, molto in uso in altri Paesi, può comportare il rischio di rottura del termometro.
L'uso dei termometri a mercurio è sconsigliato nei bambini per il rischio di rottura e di contatto col metallo che è tossico.
La misurazione in altre sedi (auricolare, frontale, inguinale) non presenta la stessa attendibilità.

  • Garantire adeguato stato di idratazione facendolo bere a sufficienza;
  • Non forzarlo a mangiare se non ne ha voglia;
  • Non costringerlo a letto se si sente in forze;
  • Vestire il bambino con abiti leggeri (in questo modo lo si aiuterà disperdere il calore in eccesso e a diminuire il disagio);
  • Non è consigliabile effettuare spugnature sul corpo con acqua, per ridurre la temperatura, in quanto possono creare disagio e, talvolta, vasocostrizione e brivido. Il tradizionale utilizzo della borsa di ghiaccio sulla testa non comporta alcun beneficio;
  • Non è consigliabile eseguire spugnature con alcol perché porta a vasocostrizione piuttosto che a vasodilatazione, necessaria per la dissipazione del calore. L'alcol può essere inoltre assorbito attraverso la pelle con rischio di tossicità.

L'attenzione del genitore deve essere rivolta a ridurre lo stato di malessere del bambino. I farmaci antipiretici possono essere quindi somministrati se il bambino in corso di febbre manifesta stato di malessere. L'assunzione degli antipiretici non modifica il normale decorso della malattia sottostante né prevengono le convulsioni febbrili.


I principali antipiretici sono il paracetamolo e l'ibuprofene. Entrambi i farmaci possono dare, se usati in modo inappropriato, effetti tossici acuti da sovradosaggio. È sconsigliato l'uso alternato o combinato dei due farmaci per un maggior rischio di effetti collaterali. La via di somministrazione preferibile è quella orale.


La somministrazione per via rettale, da preferirsi solo in caso di vomito o qualunque condizione che impedisca l'assunzione orale, comporta un assorbimento irregolare (espulsione supposta, presenza di feci in ampolla rettale) inoltre la supposta non deve mai essere divisa perché il farmaco non è distribuito in modo omogeneo.
La dose da somministrare nel bambino è sempre dipendente dal peso corporeo. Contattare il pediatra per la somministrazione di una dose adeguata di antipiretico.

La prima importante valutazione deve essere eseguita dal genitore che, conoscendo bene il proprio bambino ed è in grado di riconoscere possibili 'segni di allarme'.
Ci sono tuttavia alcune condizioni che rendono indispensabile la consulenza pediatrica:

  • Età inferiore ai 6 mesi;
  • Aspetto sofferente, sonnolenza, irritabilità, pianto flebile, disidratazione;
  • Cefalea intensa, rigidità nucale;
  • Temperatura oltre i 40°C;
  • Difficoltà respiratoria;
  • Convulsioni;
  • Bambino affetto da malattia cronica (cardiopatie, diabete, deficit immunitari, etc.);
  • Associazione con altri sintomi (vomito, diarrea, eruzione cutanea, etc.);
  • Febbre che persiste oltre le 48 ore.

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  • A cura di: Laura Cursi
    Unità Operativa di Malattie Infettive
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Ultimo Aggiornamento: 20 gennaio 2021


 
 

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