Atresia Intestinale

Malattia rara. Consiste nell'assenza o ostruzione di un tratto di intestino che porta all'occlusione intestinale. Si può correggere chirurgicamente con successo 

Atresia, dal greco a-tresis = mancata perforazione, significa che un tratto di intestino è “chiuso” o mancante. Ciò porta all’impossibilita di progressione del cibo al suo interno. In genere è interessato il digiuno o l'ileo che sono due tratti dell'intestino tenue. A causa dell'atresia, il liquido amniotico che il feto normalmente deglutisce non può progredire completamente attraverso l'intestino. L'atresia quindi è come una "diga chiusa" che determina la distensione della porzione intestinale che precede l'atresia e lo scarso sviluppo della porzione a valle. 
È un problema che può essere risolto grazie all'intervento chirurgico nella quasi totalità dei casi.

Il feto sviluppa questa malattia nel corso della vita intrauterina, forse a causa di alterazioni dello sviluppo dei vasi sanguigni che si verificano in una fase avanzata della gravidanza.
Esistono altre teorie volte a spiegare come si verifica l’atresia ma la causa prima di questa malattia è ad oggi ancora sconosciuta. Sono anche descritte rarissime forme a trasmissione genetica che, non raramente, si associano ad altre problematiche.

La frequenza di questa malattia è di circa 1 bambino ogni 5000 nati vivi.
Di norma si presenta da sola. Possono, in taluni casi, coesistere altre problematiche a carico dell'intestino (malrotazione intestinale, duplicazione intestinale) o malattie più generali (Fibrosi Cistica). È necessario quindi considerare la situazione caso per caso per poter dare ai genitori un'indicazione più precisa e valutare l'opportunità di esami specifici e orientati, necessari per arrivare ad una diagnosi precisa. 

In genere, all'esame ecografico fetale del II trimestre si evidenzia una dilatazione delle anse intestinali.
Durante la gravidanza le anse intestinali tendono a dilatarsi progressivamente sempre di più fino al termine della gravidanza stessa. È importante sapere che, di norma, fintanto che il feto si trova nella pancia della mamma non risente di tale situazione poiché è la madre ad assicurargli il nutrimento
La gravidanza va seguita con controlli regolari ecografici e clinici, per controllare la condizione clinica fetale e definire via via con l'équipe il percorso di cura più adatto.
I medici e i genitori, durante la gravidanza, hanno differenti compiti:

  • I genitori, prima del parto, possono visitare il reparto dove sarà accolto e curato il bambino alla nascita in modo da familiarizzare con le persone e l'ambiente. La diagnosi prenatale infatti serve a garantire il massimo dell'assistenza al bambino, consentendo ai genitori di prepararsi per affrontare l'esperienza, e a stabilire con l'équipe medica una stretta collaborazione prima del parto;
  • L'équipe medica, in questo momento di crisi, deve fornire ai genitori tutte le informazioni necessarie per prendere una decisione consapevole e definire insieme ai medici un percorso di cura condiviso nelle varie fasi, da quella prima della nascita a quella dopo la nascita.

È auspicabile che il bambino possa nascere a termine di gravidanza, ove possibile, da parto spontaneo. La sede del parto viene definita nel corso della gravidanza con l'équipe tenendo in considerazione numerosi fattori.

Dopo la nascita, per aiutare il bambino a svuotare lo stomaco e l'intestino prevenendo il vomito, posizioniamo un sondino naso-gastrico. Per nutrirlo e assicurargli un adeguato apporto di liquidi, si utilizza la via endovenosa (fleboclisi). Questa, anche se appare fastidiosa e ingombrante, permette l'assunzione di tutti gli elementi nutritivi necessari.
Una volta che il bambino è stato così assistito, farà gli esami necessari per confermare la diagnosi e verificare il buono stato di salute di altri organi essenziali (cuore, reni, fegato etc), necessario per l’intervento chirurgico.

Le cure di cui il neonato ha bisogno limitano e alterano il naturale contatto madre-padre-neonato nell'immediato post- partum. È il papà, in queste situazioni, a poter stare accanto al bambino nelle ore che precedono l'intervento chirurgico. Fare conoscenza con il proprio bambino e stabilire il primo contatto in un reparto intensivo non è facile, ma far sentire precocemente al neonato la presenza amorevole e familiare dei genitori è molto importante.
Per questo motivo oggi i reparti di terapia intensiva e semi-intensiva neonatale sono aperti ai genitori e la loro presenza è considerata da tutti fondamentale.

Nei primissimi giorni di vita.
Non essendo l'atresia intestinale una emergenza, si attenderà che il bambino raggiunga un buon equilibrio prima di procedere all'intervento chirurgico. I genitori avranno quindi un po' di tempo per stare accanto a lui: in queste prime ore è il papà che garantisce al bambino un primo contatto. È bene sapere che il bambino appena nato può riconoscere la voce del papà e sentirne la presenza.   

L'operazione consiste nell'eliminare il tratto chiuso dell’intestino interessato e nel ripristinare la continuità; nella gran parte dei casi si riesce a risolvere il problema con un unico intervento. Quando c'è una forte discrepanza di calibro tra l'intestino a valle e quello a monte dell'atresia, può essere necessario fare una stomia temporanea (2-3 settimane) prima di procedere alla chiusura definitiva dell'intestino.

In genere, una volta ripreso il transito intestinale (numero di giorni variabile), la mamma comincerà gradualmente ad alimentare il bambino seguendolo nei piccoli passi che lo porteranno lentamente ad assumere una quantità di latte sufficiente alla sua crescita. È importante sapere che i tempi e i modi dell'alimentazione variano sensibilmente a seconda della lunghezza totale dell'intestino residuo e della presenza o meno della valvola ileo-cecale. 
Per quanto riguarda l'allattamento è opportuno che, a partire dalla nascita, la mamma cominci a tirare il latte ogni tre ore per dare al bambino la possibilità di prendere il latte materno quando comincerà ad alimentarsi.
Le più frequenti complicanze nel post operatorio sono le infezioni che possono essere particolarmente aggressive per:

  • Il tipo di paziente su cui si interviene (il neonato);
  • La sede dell'intervento (l'intestino);
  • Una certa maggior lentezza nella ripresa della canalizzazione.

Il reparto è aperto ai genitori 24 ore su 24, fatti salvi alcuni momenti particolari. Sia prima che dopo l'intervento è importante la presenza dei genitori: il bambino li riconosce e ha bisogno di essere in contatto con loro. Possiamo dire che esiste un bisogno reciproco di vicinanza e di relazione. 
È bene che i genitori inizino ad accudire il bambino (cambio pannolino, tutina ecc.) perché nessuno lo può fare con più amore e attenzione.

Se la presenza della flebo e del catetere venoso o vescicale creano disagio, le infermiere mostreranno come è meglio prendere il neonato in braccio. La ripresa del bambino può apparire lenta, ma il corpo ha i suoi ritmi e noi dobbiamo solo imparare a riconoscerli e a seguirli . Il ruolo dei genitori è fondamentale poiché sono loro a garantire  l'amore, l'attenzione e il contatto mentre il medico e l'infermiera si occupano principalmente dell'aspetto fisico e tecnico della cura.

Se i genitori riescono a sintonizzarsi con i segnali e i bisogni manifestati dal bambino, lentamente anche lui sarà più presente e attivo all'interno della relazione.
Se i genitori hanno da porre domande sull'esperienza del parto e in chirurgia neonatale o vogliano condividere questa esperienza, possono rivolgersi alla psicologa che fa parte dell'équipe.

Ottima nella gran parte dei casi.
Qualora le atresie fossero multiple o l'intestino residuo fosse molto breve, i tempi di recupero possono allungarsi notevolmente, può essere necessaria l'alimentazione artificiale parenterale (attraverso un catetere venoso centrale), enterale (attraverso il sondino naso-gastrico) o mista. Ciò può che influenza la qualità di vita del bambino per un periodo di tempo variabile.

Atresia intestinale: Codice RNG251

Atresia Intestinale

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  • A cura di: Pietro Bagolan
    Unità Operativa di Neonatologia Medica e Chirurgica
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 28 luglio 2021


 
 

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