Autolesionismo

Pratica che nasconde disagi psicologici radicati in profondità. È diffuso soprattutto nella fascia di età 12-14 anni 

L'Autolesionismo non suicidario (NSSI) è un fenomeno che negli ultimi anni interessa sempre più gli adolescenti e i giovani. Si caratterizza per la volontà di procurarsi danni fisici in grado di produrre sanguinamento, lividi o dolore. Questi comportamenti non sono necessariamente legati a tentativi di suicidio o desiderio di togliersi la vita. 
I comportamenti autolesionistici costituiscono uno dei fattori di rischio per il suicidio/tentativo di suicidio in adolescenza.
Inoltre gli adolescenti con comportamenti autolesionistici, soprattutto se ricorrenti, mostrano con maggior frequenza altri comportamenti “a rischio” (comportamenti sessuali promiscui, abuso di alcool e droghe, abuso di farmaci).
L’autolesionismo non suicidario colpisce dall’1,5% al 6,7% dei bambini e adolescenti senza disturbi psichiatrici mentre gli adolescenti con disturbi psichiatrici manifestano più frequentemente episodi singoli (60%) o ripetuti (50%) di  di autolesionismo non suicidario.

Spesso questi comportamenti autolesionistici nascono come risposta ad emozioni negative, come ad esempio: 

  • Tensione;
  • Ansia;
  • Difficoltà interpersonali;
  • Forma di autopunizione. 

Sebbene nei giovani e negli adolescenti, l'autolesionismo sia legato a comportamenti di imitazione di altri giovani/adolescenti che gli sono vicini (fenomeni di “emulazione tra pari”), nella maggior parte dei casi esso è frutto di una difficoltà nella gestione degli affetti negativi e/o del modo in cui si fronteggiano situazioni stressanti. Sono le cosiddette strategie di "coping", vale a dire i meccanismi psicologici utilizzati per far fronte a problemi personali ed interpersonali allo scopo di gestire, ridurre o tollerare lo stress.

Di solito l'autolesionismo si manifesta per la prima volta nei giovani di età compresa tra i 12 e i 14 anni mentre la sua frequenza  tende a diminuire dopo i 20/25 anni. 
Le modalità più comuni di autolesionismo possono essere:

  • Procurarsi tagli;
  • Colpirsi;
  • Mordersi;
  • Strapparsi i capelli;
  • Grattarsi la pelle e provocarsi bruciature.

L'autolesionismo può presentarsi come singola manifestazione o può essere associato a disturbi psichiatrici quali:

  • Disturbi dell’umore;
  • Disturbi del comportamento alimentare;
  • Uso di sostanze;
  • Disturbi del comportamento;
  • Disturbi di personalità. 

La diagnosi di autolesionismo negli adolescenti si fa prendendo in considerazione diversi aspetti:

  1. La definizione dei comportamenti autolesionistici. Lo studio dei comportamenti autolesionistici deve permettere di  valutare il rischio di danno fisico legato a questi comportamenti e la e capacità del giovane/adolescente di tenere sotto controllo i propri stati emotivi;
  2. La valutazione del rischio di suicidio del/la ragazzo/a attraverso una specifica indagine in merito alla presenza di pensieri di morte, desiderio di morte fino alla vera e propria maturazione del pensiero del suicidio;
  3. Una complessiva valutazione psicopatologica. per valutare la presenza di disturbi concomitanti, come ad esempio disturbi dell'umore, del comportamento, della personalità, abuso di sostanze e di alcool
  4. Valutazione dei fattori di stress psicosociale come conflitti all’interno dell’ambito familiare, bullismo e cyberbullismo, condizioni di maltrattamento ed abuso. Tutti questi aspetti, alterando in maniera significativa i livelli di stress a cui  il/la ragazzo/a è sottoposto/a, ne possono compromettere la capacità di  regolare i propri stati emotivi e di organizzare le proprie risposte comportamentali.

La diagnosi è essenzialmente clinica e viene effettuata attraverso una dettagliata raccolta della storia clinica dell’adolescente, l'osservazione comportamentale del bambino/adolescente, i resoconti dei genitori.

Il trattamento deve essere multidisciplinare, ovvero coinvolgere professionisti di diverse discipline mediche, e quanto più possibile personalizzato sulle necessità del bambino o dell'adolescente e sviluppato in collaborazione sia con il paziente che con i familiari e le altre figure significative di riferimento.
Lo scopo del trattamento è:

  • Prevenire che l’autolesionismo non suicidario evolva in comportamenti suicidari (la cosiddetta escalation);
  • Ridurre e/o eliminare i comportamenti autolesivi;
  • Ridurre e/o eliminare altri comportamenti a rischio;
  • Migliorare il funzionamento sociale, le capacità di adattamento, la qualità di vita e/o le condizioni mediche associate, nel caso in cui siano presenti.

Alcuni interventi psico-sociali che si sono dimostrati efficaci nel ridurre gli episodi di autolesionismo sono al momento la terapia dialettico-comportamentale (DBT) e la terapia basata sulla mentalizzazione (MBT).
Nessun farmaco al momento ha mostrato una efficacia specifica per il trattamento dei comportamenti autolesionistici, tuttavia all'interno di un trattamento multidisciplinare la terapia farmacologica può essere necessaria per il trattamento dei disturbi psicopatologici associati.

I comportamenti autolesionistici dei ragazzi non vanno sottovalutati, sia per il rischio di una escalation dei comportamenti auto-aggressivi fino ai comportamenti suicidari, sia perché segno di una sofferenza psichica del bambino e dell'adolescente. Un ruolo significativo nel cogliere i segnali di allarme, oltre alla famiglia, possono averlo il personale scolastico e il gruppo dei pari (coetanei, amici, compagni di scuola).
È fondamentale non assumere un atteggiamento giudicante né condannare il comportamento autolesivo, in modo da favorire la richiesta di aiuto a specialisti per un'adeguata valutazione e terapia.
È necessario mettere in atto misure di controllo del rischio e del danno rimuovendo armi, farmaci e oggetti potenzialmente dannosi dalla portata del bambino o dell’adolescente e impedire l'uso di alcol e droghe.

 

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  • A cura di: Maria Pia Casini
    Unità Operativa di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza
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Ultimo Aggiornamento: 22 luglio 2021


 
 

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