Avvelenamento da monossido di carbonio

Frequente anche nei bambini, va rapidamente diagnosticato e curato per evitare danni irreversibili o la morte. Va soprattutto prevenuto con comportamenti consapevoli 

Il monossido di carbonio (CO), chiamato anche il killer silenzioso, è un gas inodore, insapore e incolore che deriva dalla combustione incompleta di idrocarburi. Le principali fonti sono:

  • Impianti di riscaldamento domestico;
  • Cucine sottoposte a scarsa manutenzione e ventilazione;
  • Gas di scarico di veicoli a motore;
  • Griglie a carbone;
  • Stufe a gas;
  • Generatori a benzina.

Si può però sviluppare anche durante un incendio.
Il monossido di carbonio (CO) rappresenta la principale causa da avvelenamento da gas tossico e ogni anno sono circa 5000 i bambini che finisco in ospedale a causa di un avvelenamento accidentale.

A seguito dell'esposizione, con le modalità sopra elencate, il monossido di carbonio (CO) viene respirato e si diffonde rapidamente nella circolazione polmonare formando un legame con l'emoglobina molto più forte rispetto al legame dell'emoglobina con l'ossigeno.
Si origina così la carbossiemoglobina (COHb). Ne deriva una ridotta capacità del sangue di trasportare e cedere ossigeno ai tessuti (ipossia).
I bambini sono particolarmente vulnerabili al monossido di carbonio (CO). Rispetto agli adulti, hanno una maggior frequenza respiratoria e accumulano il gas più velocemente.
I bambini hanno inoltre un aumentato metabolismo e un'aumentata richiesta di ossigeno e di conseguenza possono manifestare sintomi a più bassi livelli di carbossiemoglobina (COHb) nel sangue.

L'avvelenamento da monossido di carbonio (CO) è considerato un grande mimo poiché i sintomi sono spesso non specifici. Infatti, in assenza di esposizione certa, bisogna fare molta attenzione per distinguerla da altre condizioni molto frequenti.
I principali sintomi nei bambini con intossicazione lieve-moderata sono cefalea e nausea e l'avvelenamento può essere confuso con un'intossicazione alimentare o con un'infezione virale. Intossicazioni gravi possono essere confuse con altre cause di alterazione dello stato mentale come traumi, chetoacidosi diabetica, meningiti, ipoglicemia o altri avvelenamenti.
Il principale sintomo di avvelenamento grave in lattanti e bambini piccoli è l'alterato livello di coscienza ed è necessario distinguerlo da quello causato da traumi, cardiopatie congenite, sepsi, errori congeniti del metabolismo o alterazioni elettrolitiche.

L'avvelenamento cronico da monossido di carbonio (CO) può essere ancora più insidioso in quanto causa sintomi molto simili a quelli della depressione, della sindrome della fatica cronica, dell'emicrania e ai sintomi di altre malattie neurologiche e psichiatriche.
La gravità dei sintomi dipende dall'intensità dell'esposizione e da fattori predisponenti che riguardano il paziente:

  • Avvelenamento lieve (carbossiemoglobina COHb inferiore al 20%): nausea, vomito, cefalea, vertigini, capogiro, dolore toracico, dispnea;
  • Avvelenamento moderato (carbossiemoglobina COHb 20%-40%): sonnolenza, capogiro, vomito, confusione, vertigini, respiro difficoltoso, dolore toracico;
  • Avvelenamento grave (carbossiemoglobina COHb superiore al 40%): sensazione di debolezza, sonno profondo e spesso invincibile (letargia), incoordinazione, amnesia a breve termine. Si accompagna inoltre a instabilità dei segni vitali (frequenza cardiaca, pressione arteriosa, temperatura, funzione respiratoria) con imminente collasso cardiocircolatorio e neurologico;
  • Livelli di carbossiemoglobina (COHb) superiori al 60%: i pazienti sono comatosi, possono andare incontro a convulsioni e morte.

Nei lattanti i principali sintomi sono irritabilità, inappetenza e alterazione dello stato di coscienza.

La diagnosi di avvelenamento da monossido di carbonio (CO) deriva dalla combinazione di:

  • Esposizione nota o sospetta (accurata raccolta della storia clinica);
  • Sintomi coerenti;
  • Livello nel sangue della carbossiemoglobina (COHb).

Il sospetto può essere confermato dalla presenza di sintomi simili nelle persone della stessa famiglia. I livelli di carbossiemoglobina (COHb) devono venir sempre misurati.

Tuttavia, valori normali di questo esame non possono escludere la diagnosi di intossicazione in quanto il livello dipende dalla concentrazione del monossido di carbonio (CO) nell'ambiente, dalla durata di esposizione, dal tempo intercorso, dalla somministrazione di ossigeno, per cui il valore ottenuto quando il bambino arriva in ospedale, può non riflettere il valore al momento dell'esposizione.
Tutti i pazienti vittima di avvelenamento o sospetto avvelenamento da monossido di carbonio (CO), anche in base alla gravità, devono prevedere i seguenti esami che possono aiutare nella diagnosi e nella cura:

  • Emogasanalisi arteriosa: equilibrio acido-base, pressione parziale di ossigeno (PaO2), lattacidemia, glicemia, elettroliti, ematocrito ed emoglobina, bicarbonati e soprattutto Carbossiemoglobina (il valore normale nei non fumatori è inferiore al 3%);
  • Esame emocromocitometrico per individuare un'eventuale anemia che va corretta;
  • Esami ematochimici di base: funzione renale ed esame urine per avere una fotografia iniziale della funzione ed escludere l'insufficienza renale acuta. Dosaggio di CPK per valutare un'eventuale sofferenza muscolare, mioglobinemia;
  • Enzimi cardiaci: CK-MB o meglio Troponina T, correlati alla sofferenza del muscolo cardiaco;
  • Esame tossicologico: screening su urine, livelli di etanolo nel sangue. Paracetamolo e salicilati vanno considerati nel paziente adolescente con sospetto avvelenamento da monossido di carbonio (CO);
  • Elettrocardiogramma (ECG): nell'avvelenamento da monossido di carbonio (CO) potrà mostrare segni di sofferenza del muscolo cardiaco, aritmie e segni di sovraccarico;
  • Radiografia del Torace: va eseguita in tutti i pazienti con carenza di ossigeno (ipossia) o con sintomi di insufficienza respiratoria;
  • Tomografia computerizzata del cranio: va eseguita in tutti i casi di sospetto trauma, alterazione dello stato di coscienza o deficit neurologici.

Gli obiettivi del trattamento del paziente avvelenato da monossido di carbonio (CO) sono:

  • Ottenere una distribuzione ottimale dell'ossigeno;
  • Eliminare completamente il monossido di carbonio (CO) attraverso la circolazione polmonare e il respiro.

A seconda della sintomatologia e del livello di carbossiemoglobina (COHb) (meno frequente), si potranno avere diversi scenari di trattamento:

  • Lieve sintomatologia e livelli di carbossiemoglobina (COHb) inferiori al 2%. Avvelenamento improbabile. Vanno considerate altre cause dei sintomi;
  • Moderata sintomatologia e livelli di carbossiemoglobina COHb tra 2% e 10%. Trattamento sintomatico. Ossigenoterapia con maschera facciale. Esami del sangue, Elettrocardiogramma (ECG), Rx torace e Tomografia computerizzata del cranio. Riposo assoluto e ansiolitici. Rivalutazione della carbossiemoglobina (COHb) ogni 2 ore;
  • Sintomatologia moderata-grave e livelli di carbossiemoglobina (COHb) superiori al 10%. Trattamento sintomatico. Ossigenoterapia con maschera facciale. Esami del sangue, Elettrocardiogramma (ECG), Rx torace e Tomografia computerizzata del cranio. Riposo assoluto e ansiolitici. Rivalutazione della carbossiemoglobina (COHb) ogni 2 ore. Correzione dell'anemia se l'emoglobina è Inferiore a 10 g/dl. Mantenere una diuresi superiore a 1ml/Kg/ora. Valutazione urgente di medicina iperbarica per trasferimento ed eventuale trattamento con ossigenoterapia iperbarica.

Il trattamento iperbarico determina un notevole aumento della pressione parziale di ossigeno a livello del sangue e dei tessuti accelerando l'eliminazione del monossido di carbonio (CO).
Eliminando più rapidamente il monossido di carbonio (CO), l'ossigenoterapia iperbarica permette di ridurre la gravità e la mortalità. Il ruolo della terapia iperbarica nell'avvelenamento da monossido di carbonio (CO) resta tuttavia controverso e non esiste un accordo condiviso sulla sua indicazione.

Secondo le linee guida SIMSI (Società Italiana di Medicina Subacquea ed Iperbarica) del 2015, oltre ai pazienti con sintomi gravi, trovano indicazione al trattamento con ossigenoterapia iperbarica anche bambini senza sintomi, di età inferiore a 12 anni, con carbossiemoglobina (COHb) superiore al10%.
Allo stato attuale sono in lavorazione le linee guida sul trattamento dell'intossicazione da monossido di carbonio (CO) in età pediatrica, cui l'Ospedale pediatrico Bambino Gesù partecipa attivamente.

Dipende dal grado di esposizione ma anche dalla rapidità dell'intervento. I pazienti vittima di avvelenamento da monossido di carbonio (CO), possono andare incontro a conseguenze neurologiche come decadimento cognitivo, disordini affettivi, epilessia e deficit neurologici della durata di alcuni mesi o permanenti.
I bambini sono colpiti meno frequentemente (2.8-10%) rispetto agli adulti. Le conseguenze si manifestano con maggiore frequenza nei pazienti che hanno sviluppato ipotensione, crisi convulsive o grave acidosi metabolica. Nel bambino di solito il recupero è migliore rispetto all'adulto.

Alcuni accorgimenti possono prevenire gran parte degli avvelenamenti da monossido di carbonio:

  • Non lasciare mai l'automobile con il motore acceso in un garage completamente o parzialmente chiuso;
  • Non riscaldare mai la casa con il forno o con fornelli a gas;
  • Non usare mai barbecue, lumi o fornelli da campeggio in casa, in camper o in una tenda;
  • Non usare mai apparecchi a gas all'interno di ambienti chiusi come garage, scantinati o altri spazi chiusi.

 

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  • A cura di: Joseph Nunziata, Marco Marano
    Area Rossa, Dipartimento Emergenza Accettazione
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Ultimo Aggiornamento: 23 dicembre 2020


 
 

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