Biopsia epatica

L'esame consiste nel prelievo di alcune cellule del fegato in modo da poterle esaminare al microscopio per individuare diverse malattie 

La biopsia epatica è un esame che consente di prelevare tessuto epatico (cellule del fegato) in modo da poterlo esaminare al microscopio. Questo esame fornisce informazioni, talvolta essenziali, per la diagnosi e la prognosi di numerose malattie del fegato. Nonostante gli importanti e costanti passi in avanti fatti negli ultimi decenni dalla ricerca medica e di base in ambito epatologico – ad oggi – nessun esame non invasivo, sia del sangue sia di radiologia, si è dimostrato in grado di poter completamente sostituire la biopsia epatica. Gli altri esami, purtroppo, forniscono informazioni solo parziali e non sempre standardizzate, soprattutto in età pediatrica.

In età pediatrica, l'indicazione alla biopsia del fegato viene posta dallo specialista Epatologo con diversi scopi:

  • Porre diagnosi di determinate malattie del fegato, in caso di alterazioni croniche e/o significative degli enzimi epatici o dell'ecografia epatica;
  • Monitorare malattie croniche del fegato, seguendo nel tempo l'attività di malattia e/o per valutare la risposta ai farmaci utilizzati (ad esempio, nelle malattie autoimmuni del fegato o nei disordini del metabolismo del rame).

La biopsia epatica può essere eseguita attraverso la cute (per via percutanea), per via venosa o durante un intervento chirurgico addominale. Tale procedura è di solito eseguita in età pediatrica in sedazione profonda o in anestesia generale, in maniera tale che il piccolo paziente non abbia dolore né memoria della procedura.

Biopsia epatica per via percutanea
Questa procedura, di gran lunga la più utilizzata nella pratica clinica pediatrica, viene eseguita utilizzando un ago che, attraverso la parete addominale o toracica, consente di prelevare un frammento di tessuto epatico. Viene solitamente eseguita sotto guida ecografica, in maniera da poter valutare in tempo reale, per via ecografica, la migliore sede per la puntura.

Biopsia epatica transgiugulare (via venosa)
Questa procedura viene eseguita in età pediatrica in casi selezionati, ad esempio in piccoli pazienti con importante versamento di liquido nell'addome (ascite), o con significative alterazioni dei test di coagulazione (a maggiore rischio emorragico). Questa procedura, eseguita da radiologi interventisti esperti, prevede l'introduzione di un catetere attraverso una vena del collo (la vena giugulare) che viene fatto procedere fino ad arrivare, attraverso i vasi sanguigni, al fegato dove viene prelevato il frammento di tessuto epatico.

Biopsia epatica chirurgica
Viene eseguita durante un intervento chirurgico per mezzo di un ago o mediante prelievo chirurgico di un cuneo epatico. 

La biopsia epatica viene analizzata al microscopio per cercare alterazioni caratteristiche che, insieme ai risultati degli esami del sangue e ai segni e sintomi clinici, contribuiscono alla corretta diagnosi e stadiazione di una malattia del fegato. 

La biopsia epatica è da considerarsi una procedura sicura nei bambini, sebbene un tasso di complicanze, legato all'invasività della procedura, sia comunque descritto. L'introduzione della guida ecografica nell'esecuzione dell'esame ha ulteriormente ridotto il tasso di complicanze, anche se già basso. La complicanza principale è rappresentata dal sanguinamento libero nel peritoneo o nelle strutture biliari (emobilia), dalla possibile, seppur rara, puntura accidentale di altri organi addominali o toracici, o – raramente – da infezioni.

Nelle prime 6-8 ore successive all'esecuzione dell'esame è previsto un controllo ripetuto dei parametri vitali (frequenza cardiaca e pressione arteriosa) e un controllo dei livelli di emoglobina. Non sono previsti controlli a medio e lungo termine legati alla procedura bioptica in sé.

 

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  • A cura di: Claudia Della Corte
    Unità Operativa di Epatologia, Gastroenterologia e Nutrizione
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 31 dicembre 2020


 
 

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